Novecento di questi anni

Ironico elogio della longevità biblica: da Matusalemme a Noè, per rivendicare energia e vitalità anche in età avanzata
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September 5, 2026
La genealogia di Adamo, al capitolo quinto della Genesi, racconta di uomini vissuti molto a lungo: Enos 905 anni, Set 912, Matusalemme addirittura 969, a un passo dal traguardo del millennio tondo tondo. Suo nipote Noè fu l’ultimo a godere del dono della longevità, poi ci fu il ben noto diluvio ed il Signore Iddio ne approfittò per ribilanciare il patrimonio genetico degli esseri umani. Più campano e più guai mi combinano, questo in estrema sintesi il Suo ragionamento. “Anche meno” avrebbe detto oggi per farsi capire da tutti.
A me dispiace che le cose siano andate così, vivere un’esistenza extra large non mi avrebbe né infastidito né offeso. Mi sarei accontentato persino di condividere il destino di Enoc, l’unico della stirpe in precarie condizioni di salute fin da ragazzo e spirato prematuramente all’età di 365 anni. Chi sostiene che una vita così prolungata verrebbe a noia ignora quanta energia, consapevolezza, saggezza, vitalità si possano ancora sprigionare da un uomo cosiddetto anziano. A patto che lo assista una salute accettabile, frutto di cura e buona sorte.
Prova ne sia proprio il grande Noè che ebbe i suoi tre figli a 500 anni compiuti (ma i complimenti andrebbero fatti più che altro a sua moglie). Dopo i miei 60 ne ho seguito l’esempio. Sono anch’io un ragazzo padre.

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