Dopo la prima

Il difficile equilibrio tra sincerità e gentilezza dopo una prima teatrale
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September 3, 2026
Tutti sanno, anche chi non è dell’ambiente, che una prima è per gli attori un passaggio decisivo. Dopo molti giorni, a volte mesi di prove arriva il momento della verità. Ognuno l’affronta a modo suo. C’è chi ostenta sicurezza, chi stempera la tensione con rituali e scaramanzie, chi vorrebbe sprofondare in una voragine al centro della Terra.
Comunque, l’esperienza insegna che l’energia profusa in quelle occasioni sopperisce alle inevitabili lacune e che, dove non arriva la memoria, giunge in soccorso la forza dei nervi. L’applauso finale del pubblico è il balsamo che scaccia tutte le paure. Poi però ti attende l’ultima parte del cerimoniale, la visita in camerino di chi era in sala. Di solito va così: gli amici e i parenti ti fanno festa, gli ammiratori – se ne hai – ti subissano di complimenti, i colleghi ti abbracciano ma stanno sul vago.
Se fanno commenti positivi solo su scene e costumi significa che lo spettacolo non gli è piaciuto. D’altra parte, essendo a mia volta spesso nella condizione di visitatore, so bene quanto sia difficile dire le parole giuste, senza adulare né ferire. La sintesi perfetta è nei Proverbi. “Una lingua dolce è un albero di vita” (15, 4). Già, ma è mai toccata a re Salomone una performance di teatro di ricerca tre ore e venti senza intervallo?

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