Curare con le relazioni, a Perugia non è utopia
Da quasi trent'anni la fondazione Città del Sole accompagna persone con disturbi mentali a rendersi autonomi. Come? Condividendo una casa con altri ospiti. E poi con un ristorante, una radio...

«Per tre giorni, a spese pubbliche, i Solari offrono agli ospiti vitto e alloggio: lavano loro i piedi appena arrivano, mostrano la città e la sua organizzazione, e li ammettono al Consiglio e alla mensa comune. Vi sono uomini incaricati della cura e della custodia degli ospiti». In questo passo del trattato filosofico La città del sole di Tommaso Campanella ritrovo un frammento di quella utopia concreta che è l’omonima La Città del Sole ETS di Perugia. La Fondazione, nata nel 1998, da un’idea dello sceneggiatore Stefano Rulli e la sua ex moglie, la scrittrice Clara Sereni, alle prese con la loro esperienza di genitori dell’allora ventenne Matteo, affetto da un grave disturbo psicologico. La storia di Matteo e del suo quotidiano di ragazzo in preda a momenti di crisi e scatti d’ira, papà Rulli l’aveva abbozzata in diversi personaggi cinematografici (dalla Giorgia de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana a Paolo de Le chiavi di casa di Gianni Amelio) e poi l’aveva mirabilmente raccontata nel 2004 nel docufilm, Un silenzio particolare. A distanza di oltre vent’anni, assieme a un maestro della documentaristica come il regista Giovanni Piperno, Rulli ha sentito l’esigenza di scrivere un altro capitolo della sua storia famigliare realizzando Il figlio più bello. Titolo che nasce da una “riflessione allo specchio” di mamma Clara, scomparsa nel 2018, che alla domanda di Stefano su cosa rappresentasse per lei Matteo risponde con una disperata dolcezza: «Matteo è un progetto su cui lavorare, lui è di più, è il figlio più bello che ho». In questa tenera confessione materna, c’è il senso del lavoro che da quasi trent’anni porta avanti La Città del Sole. Dall’esperienza di Matteo, che con la sua famiglia da Roma si trasferisce a Perugia e poi intraprende un percorso di progressiva autonomia dal contesto familiare, origina quel progetto “rivoluzionario” che è P.R.I.S.M.A. (Programma di Ricerca-Intervento Salute Mentale e Autonomie). «Diamo la possibilità a persone con disturbi mentali di convivere con studenti e li supportiamo nella ricerca di un lavoro o di un impegno sociale che nel tempo li porti ad acquisire una loro autonomia», spiega Marco Casodi, direttore generale della Fondazione Città del Sole e anche “storico coinquilino” di Matteo. La loro coesistenza di lungo corso, con Matteo presente e incalzante di domande al suo amato “Stenly” («sta per Stanlio, il soprannome che mi porto dietro dagli anni della mia gioventù da “magro” vissuta nel mio borgo natio, Città della Pieve», spiega il direttore) Marco Casodi ce la racconta seduti ai tavoli del giardino di Numero Zero: il primo ristorante inclusivo dell’Umbria. Inaugurato nel 2019 e sopravvissuto a tutti i colpi inferti dal Covid, Numero Zero non ha sede in via dei Matti, ma in via Bonfigli, di fianco alla cinquecentesca Porta Alessandrina, nella ex Casa del Pellegrino. Come aperitivo i camerieri di Numero Zero servono una fresca “Gaza Cola”, chiamata così in memoria di tutte le vittime dell’assurdo conflitto israeliano-palestinese. Brindano Marco e Matteo appena tornati dal Palio di Città della Pieve, uno dei tanti viaggi condivisi: «L’anno scorso con Matteo siamo stati un mese in Vietnam», dice Marco che con il suo “eterno ragazzo”, Matteo compirà 48 anni il prossimo novembre, ha cementato un rapporto unico e speciale.
«Ma la storia di Matteo va oltre quello che sono le nostre progettualità. Matteo rappresenta il nucleo fondativo di questa realtà che lavora essenzialmente sulla “relazione” – spiega la psichiatra Raffaella Serra, direttrice delle attività sanitarie e responsabile dell’area scientifica della Città del Sole -. Noi seguiamo 12 pazienti che vivono in altrettanti appartamenti, qui a Perugia, in cui sperimentano per la prima volta la coabitazione e il confronto diretto con l’altro. Non c’è un livello di assistenza e tanto meno di controllo, perché l’obiettivo è l’autonomia di ogni singolo coinquilino». Il 70% dei coinquilini dei 12 utenti di Città del Sole sono degli universitari, ma le nuove povertà hanno alzato l’età media di coloro che chiedono di accedere al progetto P.R.I.S.M.A. e la lista d’attesa sta diventando lunghissima. «Non tutti i mali vengono per nuocere, alcuni dei nostri 10 pazienti o ospiti o utenti, dipende dal contesto in cui mi trovo a parlare o i bandi a cui partecipare – dice sorridendo Casodi – stanno avanzando con l’età ed è un bene quindi che trovino dei coinquilini più adulti».
Dodici, come gli apostoli, sono dunque i pazienti inviati dalla Asl locale ma non solo. «La Fondazione – continua Serra – per sua scelta, non si muove solo nell’ambito del sistema sociosanitario ma attraverso una Rete del terzo settore che si occupa di ogni forma di fragilità. Per questo sono sorte l’Associazione Realmente, Base Zero Impresa sociale e C.I.S. – Creare Innovazione Sociale, quest’ultima nata al fine di sviluppare progetti innovativi in psichiatria sostenuti dall’introduzione e dallo sviluppo ad hoc di tecnologie assistive. Il principio che ispira tutte le nostre attività non è il ripristino di un funzionamento ma la riapertura di un dialogo con la solitudine che ogni persona porta con sé. Dialogo tra solitudini che si incontrano, più il lavoro e la convivenza sono tutti elementi che diventano strumento per dire quelle parole che normalmente non si possono pronunciare in una società che parla solo di funzionamento e di produttività». Nel ciclo della produttività sociale e riabilitativa rientra Numero Zero. «Al ristorante ad affiancare lo chef professionista, un aiuto cuoco e due ragazzi in sala. Abbiamo 5 persone con problemi assunte a tempo indeterminato, 4 con tirocinio retribuito, più un socio volontario. Dei 10 lavoratori tre sono in carico a noi e gli altri sette arrivano dai servizi e dalle famiglie». Gianni da quando fa il cameriere a Numero Zero ha imparato a socializzare con il pubblico e a ridere di gusto delle infinite gag tra Marco e Matteo, tipo quella sul come si cucina la carbonara: «Scusa Matteo – chiede Marco – ma la carbonara si fa con l’uovo di gallina o con l’uovo di Pasqua?». E Matteo risponde: «Con l’uovo di Pasqua… strapazzato». Matteo con i suoi occhi grandi e profondi, che vanno oltre un tempo che per lui non contempla mai la morte, neppure quella di sua madre Clara, riascolta la storiella che lo riguarda con lo sguardo più dolce come un piatto preparato da Arianna.
«Una delle tante storie di isolamento esistenziale che abbiamo incontrato in questi anni – racconta Serra –. Arianna non usciva di casa, ma ha continuato a nutrire la sua passione per la cucina. Quando sei anni fa è venuta a Numero Zero ha cominciato a stupirci per la sua bravura, adesso è una professionista e sta anche cercando lavoro fuori». Uscire fuori, liberarsi dalla gabbia spesso inadeguata della struttura assistita e ritrovare i raggi calorosi e accoglienti dell’umanità, come quelli de La Città del Sole, è stato il percorso di rinascita intrapreso da Tommaso. «E’ nato un giorno prima o un giorno dopo Matteo – dice Casodi –. Tommaso dentro una struttura? Era una bestemmia, eppure c’era rimasto per tanto tempo e poi per anni vagava per la strada senza una meta. Quando è entrato a Numero Zero all’inizio stava in sala, ma dato che non reggeva l’impatto con i clienti ha deciso di spostarsi in cucina e ha scelto di fare il lavapiatti. Alla lavastoviglie ha trovato la sua dimensione e dopo sei anni il Centro di Salute Mentale ha reputato che è idoneo per accedere a P.R.I.S.M.A. Così adesso, il suo problema principale è capire come pagare una bolletta della luce, perché per la prima volta nella sua vita ha una casa in cui vivere con altre persone». Alcuni dei protagonisti di queste storie vanno in onda tutti i giorni sulle frequenze di Stazione Panzana, la radio web, nata nel 2018 dall’Associazione RealMente APS in collaborazione con Fondazione La Città del Sole, che trasmette dal Centro Diurno FuoriPorta. «I nostri ragazzi, diretti da Alessandro Ruta che di mestiere fa l’educatore e l’attore, oltre che ascoltarli in radio si possono vedere anche in diversi video di eventi di cui siamo mediapartner. Su Youtube si trovano alcune loro interviste esilaranti fatte a personaggi, e ormai amici de La Città del Sole, come Zerocalcare o Valerio Mastandrea». Dal 24 settembre al 4 ottobre, la Fondazione organizza la XII edizione di PerSo – Perugia Social Film Festival –, il cui claim è Differente. Non indifferente. Verrà proiettato anche Il figlio più bello in cui c’è una scena che più di altre forse aiuta a capire questa utopia concreta: Matteo raccoglie un pezzo di pomodoro caduto in terra e lo mette in bocca, allora suo padre Stefano lo rimprovera: «Butta via quella schifezza!». Matteo guarda il pomodoro e dice: «Povera schifezza».
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