Legge elettorale, il rischio di forzare la rappresentanza

Dagli Stati Uniti all’Italia cresce la tentazione di piegare le regole del voto agli interessi politici del momento. Un errore che indebolisce Parlamento, pluralismo e democrazia
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September 3, 2026
Legge elettorale, il rischio di forzare la rappresentanza
/ ANSA
Il declino della democrazia investe oggi anche le regole elettorali. Accade negli Stati Uniti e in Italia. Negli Usa è in corso una lotta durissima per cambiare queste regole in vista delle consultazioni di Midterm che a novembre designeranno l’intera Camera dei rappresentanti e un terzo del Senato. Repubblicani e democratici sono intensamente impegnati nel gerrymandering , manipolazione dei confini dei collegi elettorali per far prevalere i propri candidati. Trump sta cercando di limitare il voto postale, rende più difficile quello degli afroamericani e di altre minoranze, delegittima preventivamente i risultati parlando di brogli elettorali… Insomma, non più regole condivise, rispetto dell’avversario, cooperazione tra i partiti per dare agli americani la possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti.
In Italia è ora in discussione al Senato lo Stabilicum o Melonellum , quarta legge elettorale in poco più di vent’anni. Troppe: come ammoniva Sergio Mattarella già nel 1998, “mutare spesso sistema elettorale provoca ripetuta instabilità”. Stabilicum , Porcellum e Italicum sono inoltre leggi approvate dalla sola maggioranza, i primi due e il Rosatellum in prossimità delle consultazioni. Le leggi che riguardano le regole del gioco dovrebbero invece essere il più condivise possibile e adottate a distanza dalle elezioni per non favorire nessuno. Quelle approvate negli ultimi anni permettano poi ai leader, con le liste bloccate, di scegliere i parlamentari (e non basta una spruzzata di preferenze per evitarlo). A questi gravi limiti lo Stabilicum aggiunge un forte premio di maggioranza, nonostante la Corte costituzionale abbia messo più volte in guardia contro premi che finiscano per manipolare la volontà degli elettori. Il premio darà a una ristretta minoranza un grande potere, permettendole anche di arrivare vicino alla “maggioranza di garanzia” e a poter eleggere il Presidente della Repubblica o i giudici costituzionali ignorando l’opposizione. Infine, il Melonellum prevede che se nessuno raggiunge la soglia per il premio si ribalta il metodo elettorale: scatta il proporzionale puro, con tutti i problemi segnalati proprio dai sostenitori del maggioritario. Due sistemi opposti, in una stessa legge.
Anche se alcuni suoi promotori non ne sono consapevoli, lo Stabilicum finisce per stravolgere il senso stesso delle elezioni. Votare per la Camera e per il Senato non serve a scegliere il Governo ma a formare il Parlamento. Le elezioni politiche non sono un mezzo per concentrare plebiscitariamente il potere nelle mani di pochi, ma lo strumento che permette al popolo di esprimere la sua volontà attraverso i suoi rappresentanti. A monte di tutto ciò ci sono molti anni di disprezzo populista della rappresentanza, cui abbiamo ceduto colpevolmente un po’ tutti. La rappresentanza non è affatto una menomazione della sovranità popolare, ma l’unico modo in cui il popolo può esprimere davvero la sua voce plurale. Quando si pretende – come spesso fanno i populisti – di far prevalere la voce del popolo come se fosse una sola, lo si tradisce. Nel secolo scorso, questa strada ha creato le condizioni per il totalitarismo. La rappresentanza, invece, garantisce che ci sia un luogo – il Parlamento – dove le voci di gruppi sociali, corpi intermedi, aree territoriali, partiti politici e molto altro vengono espresse, ascoltate e accolte. Attualmente senatori e deputati della maggioranza sono ridotti a massa di manovra del governo, quelli della minoranza a meri testimoni di posizioni alternative. Il Parlamento deve invece tornare ad essere un luogo di confronto vero, di dialogo tra posizioni diverse, di ricerca delle soluzioni migliori e, soprattutto, di finalità condivise. La decisione deve venire solo al termine di un processo deliberativo in cui si è costretti a coltivare le virtù della persuasione e della fiducia reciproche.
Il Parlamento – per dirla con Eschilo – deve offrire alle Erinni, divinità dell’ira e della vendetta, la possibilità di trasformarsi in Eumenidi, protettrici della benevolenza civile.  È infatti la polarizzazione, che si traduce in estremismo e conflittualità esasperata, frammentazione e astensionismo elettorale, il più grande pericolo oggi per la democrazia. Ma non sono gli artifici delle leggi elettorali a fermarla. Da ultimo è stato proposto di reinserire nello Stabilicum il ballottaggio: aiuterebbe a tenere a bada la polarizzazione con un bipolarismo temperato, contrastare l’iperconflittualità attraverso un confronto tra coalizioni politiche che escludono gli estremisti. Ma, anzitutto, con il ballottaggio si acuisce la sproporzione tra la minoranza – che diventa ancora più piccola, sotto il 20% degli italiani – e il grande potere che le viene assegnato. E comunque – è voce pubblica – il ballottaggio non sarà discusso nel merito: sarà adottato o meno in funzione anti-Vannacci. Ma l’estremismo vannacciano non si ferma con un trucco elettorale dell’ultima ora. È infatti ormai entrato nel sistema: è stato lo stesso bipolarismo ad alimentarlo. Questo personaggio politico è stato letteralmente inventato da una forza della maggioranza ed è il risultato di una politica che da anni cerca di distruggere quanto resta dell’antifascismo. L’esperienza della prima Repubblica – solidamente basata sull’antifascismo, sull’anticomunismo e su altre scelte di fondo – mostra che l’estremismo si contrasta solo con principi condivisi: istituzionali, politici, culturali e, soprattutto, morali. Oggi è possibile fermare questo estremismo solo se si ha il coraggio di dire a voce alta che il razzismo è inaccettabile perché nega la dignità umana e perché la Costituzione lo condanna. Vale anche per altri estremismi.

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