Incubi ricorrenti

L’incubo di essere sul palco senza ricordare il copione
Google preferred source
August 29, 2026
Raccontare i propri sogni non è costruttivo, a meno che non si sia sdraiati dallo psicanalista. Chi ti ascolta finge interesse ma pensa ad altro. Difficile che si appassioni ai dettagli di un film scombinato di cui sei tu il regista e protagonista. Fa eccezione il caso in cui – per motivi a te ignoti – l’interlocutore sia coinvolto nella trama.
Se dici “ti ho sognato, sai?” la curiosità vince su tutto. Meglio ancora se l’ospite onirico ha interpretato un ruolo decisivo. Puoi persino barare garantendogli che prima del brusco risveglio è apparsa la scritta con la partecipazione straordinaria di. Altrimenti, io preferisco tacere e tenere per me fantasmi e bizzarrie partorite nottetempo. No, non è vero: anni fa ho deciso di mettere in scena a teatro il mio incubo ricorrente. Sono su un palco e non ho la più pallida idea del testo che dovrei recitare. Provo a rimediare con la barzelletta del papa all’aeroporto, ma non ricordo la battuta finale.
Il pubblico è gelido. Intravvedo un copione dietro la quinta, raggiungerlo sarebbe la mia salvezza. Mi metto a correre, ma non mi muovo di un palmo. Fine del sogno. Inutile dire che per tutta la giornata un unico interrogativo mi assilla: che cosa diceva Sua Santità appena sceso dalla scaletta dell’aereo? Prima o poi mi riuscirà di raccontarla.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire