A muso duro
di Gioele Dix
Un ironico elogio dell’autocontrollo, con una sola memorabile eccezione sotto le docce
Non ho mai fatto a botte, mai stato coinvolto in una colluttazione. È un’esperienza che mi manca. Una sola eccezione tanti anni fa dopo una partita di calcio amatoriale, quando sferrai un pugno sul mento di un terzino avversario mentre eravamo sotto le docce.
Aveva tirato in ballo i miei genitori – che peraltro non conosceva – dispiacendosi che non fossero diventati saponette. A un ebreo può capitare di sentirsi fare questo genere di battute, tratte da un repertorio piuttosto ristretto e ripetitivo che spazia dall’avarizia all’olocausto. Di solito si lascia correre. In quel caso decisi di non abbozzare.
Non ci fu tempo per una replica al mio colpo perché ci separarono all’istante. Tecnicamente dunque l’episodio non può nemmeno essere considerato una rissa. La verità che mi duole ammettere è che io non so litigare a muso duro, è un mio limite. Mi piacerebbe tanto scalmanarmi e trascendere, invece lascio sempre prevalere l’autocontrollo. Avrei dovuto cominciare da ragazzo imitando gli energumeni, gli attaccabrighe, avevo anche il fisico adatto, ma ormai è andata così. La conflittualità mi mette a disagio e quando sono sotto tensione preferisco affidarmi alla lucidità piuttosto che alla forza, salvo rari casi. In previsione dei quali ho preso l’abitudine di fare la doccia a casa.
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