Dico quello che penso
di Gioele Dix
La sincerità assoluta non è sempre una virtù: tacere o omettere, a volte, significa rispettare gli altri e saper ascoltare
“Ah, se io ho un difetto è essere sincero”. Non vorrei sembrare tranchant, ma la diffidenza che provoca in me questo genere di affermazione è massima. Un concentrato di ambiguità e falsa modestia, l’alibi per concedersi parole e commenti in libertà senza rispetto per il contesto in cui ci si trova e per gli interlocutori che si hanno di fronte. Forse sto estremizzando, ma l’antipatia che provo per i paladini della trasparenza a tutti i costi è fondata sulle esperienze della vita. Io so per certo che non si può, anzi non si deve, dire tutto sempre e comunque.
Chi si vanta di farlo in nome della verità fa riferimento unicamente alla propria. A volte, a fin di bene, è opportuno censurarla o raccontarla soltanto in parte. L’omissione non è menzogna, è una forma di realismo pragmatico che in certi casi risparmia preoccupazioni e dolori aggiuntivi a chi già sta soffrendo. Ma anche in situazioni meno drammatiche, aprire la bocca e darle fiato (traduco da un meraviglioso proverbio romanesco) è il sintomo più sconfortante dell’incapacità di ascoltare le ragioni altrui.
Quanto sarebbe meglio imparare a tacere. E invece no. “Dico sempre quello che penso” è il corollario inevitabile del presunto sincero. “Ah sì? E allora ti avrei preferito bugiardo”. Difficile colga l’ironia nella risposta.
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