La Francia boccia la moda "usa e getta" con tasse ai colossi del fast fashion

I colossi come Shein e Temu subiranno malus fino a 9 euro per ogni jeans e 12 per le giacche. Le penalità, in vigore da ieri, saranno calcolate su criteri ecologici basati principalmente sui volumi di abiti immessi sul mercato
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September 2, 2026
La Francia boccia la moda "usa e getta" con tasse ai colossi del fast fashion
Il logo di Shein sul suo primo locale a Parigi / ANSA
Contro la moda “usa e getta” torrenziale spedita dall’Asia, la Francia alza un nuovo argine, sullo sfondo di una mobilitazione che si allarga all’Europa. Oltralpe, ieri, sono entrate in vigore le penalità mirate, in chiave ecologica, per i capi d’abbigliamento d’importazione di colossi come Shein e Temu. L’agenzia pubblica transalpina Refashion, incaricata di «ristrutturare» il settore tessile, calcolerà una sorta di malus per ciascun prodotto in catalogo. Con penalità fino a un massimo del 50% del prezzo di vendita, tasse escluse. Concretamente, circa 9 euro per un paio di jeans, o 12 euro per una giacca. Per l’intimo, si scende spesso a poche decine di centesimi. Ma non saranno i consumatori a pagare la penalità. Refashion la preleverà direttamente dalle aziende nel mirino, libere di aumentare o no i prezzi in listino.
La relativa legge è stata varata in Parlamento in estate, conoscendo dunque un’applicazione express. A riprova del senso d’urgenza avvertito in Francia, dopo tanti scandali su prodotti non solo nocivi all’ambiente, ma anche difettosi, pericolosi, contrari a principi etici di base o comunque alle normative Ue. A pesare, in parallelo, sono i segnali d’allerta giunti dal settore, dopo il fallimento di marchi storici francesi ed europei, incapaci di fronteggiare la pressione esercitata sul mercato dai “dragoni” orientali, accusati spesso in Europa di concorrenza sleale. Il nuovo dispositivo francese è presentato da Parigi come una prima mossa per correggere questi squilibri. La penalità praticata è proporzionale a un “punteggio” calcolato da Refashion a partire da diversi criteri ecologici. I principali sono i volumi di abiti immessi sul mercato da ogni singola azienda, accanto all’incitamento alla riparazione relativo ai diversi capi in catalogo. Quest’ultimo fattore è misurato da un coefficente che rapporta il prezzo di vendita del prodotto al costo di una sua eventuale riparazione.
Shein, che commercializza oltre un milione di prodotti diversi ogni anno a prezzi che non incitano a ripararli, è dunque direttamente nel mirino. Inoltre, l’obiettivo dichiarato è di accrescere le penalità nei prossimi anni, fino a raggiungere nel 2030 un livello massimo di 19,50 euro per ogni capo. Secondo il governo francese, nella sua forma attuale, il dispositivo non penalizzerà le aziende europee che vendono abiti a basso prezzo, come l’irlandese Primark. Ma il nuovo malus transalpino non raccoglie solo consensi, ricevendo critiche pure dagli ambientalisti. La coalizione associativa Stop fast fashion, ad esempio, ha reclamato che le penalità vengano al più presto estese «all’insieme delle marche del sistema del fast fashion». Da parte sua, Pechino denuncia un dispositivo «discriminatorio», minacciando possibili ritorsioni verso la Francia.
L’esecutivo francese replica assicurando che altre misure più generali entreranno in vigore all’inizio del 2027, come l’obbligo, per tutte le aziende non virtuose, d’informare i consumatori sull’impatto ecologico dei propri prodotti, soprattutto in termini di emissioni responsabili del cambiamento climatico. In vista, assicura Parigi, c’è pure un divieto della pubblicità per gli stessi marchi. Al contempo, sempre secondo il governo francese, la Commissione Ue ha tolto le proprie obiezioni alle nuove penalità. In proposito, pure Bruxelles vuole scendere sempre più in campo, con misure valide su scala continentale. Da novembre, verranno imposti «costi di trattamento» aggiuntivi sui piccoli pacchi importati nell’Ue. Ovvero, gli stessi, di un valore inferiore ai 150 euro, già colpiti dallo scorso luglio da una tassa fissa di 3 euro.
Quest’ultimo dispositivo starebbe già provando la propria efficacia, secondo i primi riscontri. Il Ministero francese dell’Economia, basandosi sui dati delle dogane, considera che la misura Ue ha provocato nelle scorse settimane un rallentamento dei flussi in arrivo di almeno il 30%. Ma rispetto a Temu, pesantemente colpita, Shein sembra invece aver già aggirato in gran parte la tassa, dotandosi preventivamente di un deposito logistico gigante in Polonia che riceve i prodotti cinesi all’ingrosso, spedendoli poi da lì ai consumatori nei Paesi Ue.

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