Sabotaggi, fake news e democrazie fragili: quanto è estesa la guerra ibrida?

Dai droni ai blackout, Mosca punta ad aumentare il costo psicologico del sostegno all’Ucraina, alimentando insicurezza, sfiducia e polarizzazione
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September 5, 2026
Sabotaggi, fake news e democrazie fragili: quanto è estesa la guerra ibrida?
Il cargo ucraino Antonov fotografato il 5 agosto 2026 all’aeroporto tedesco di Lipsia-Halle, a Schkeuditz (Germania orientale) finito nel mirino, secondo Berlino, di un attacco ibrido da parte della Russia /Ansa
Quanto è estesa la “guerra ibrida” – sabotaggi, cyberattacchi, disinformazione e pressioni economiche per indebolire l’avversario evitando il conflitto aperto – condotta dalla Russia sul territorio europeo? A questa domanda, che presuppone almeno un grado minimo di interferenza, non sappiamo rispondere con elementi sicuri. Ma, oltre a colpire le capacità militari e infrastrutturali europee, l’obiettivo di Mosca è forse creare una crisi di nervi generalizzata, sommare l’incertezza sul futuro ai timori di un conflitto, con lo scopo di farci desistere dalla contrapposizione al suo espansionismo.
Proviamo a capire, prendendo il caso della Germania. All’aeroporto di Lipsia/Halle, il 4 agosto viene trovato un drone contenente esplosivo vicino a un Antonov ucraino. Dopo quasi un mese di indagini, il governo tedesco ha attribuito l’operazione a esecutori reclutati direttamente da strutture statali russe. Nel frattempo, ci sono stati attacchi a impianti elettrici in varie località: non è esclusa una regia straniera, ma non sono ancora emersi elementi concreti. Più solida la pista che porta a Mosca per la campagna Matrjoschka, mirata alle elezioni regionali e comunali. Sul web appaiono falsi video e false copertine di testate autorevoli che diffamano candidati e alimentano la contrapposizione fra Germania orientale e occidentale. Colpisce la precisa selettività dell’operazione: vengono colpiti la Cdu del cancelliere Friedrich Merz, i Verdi, i socialdemocratici al governo nella grande coalizione, i liberali e la sinistra di Linke, mentre non si vedono affondi contro l’estrema destra di Afd e la formazione populista Bsw di Sahra Wagenknecht, i partiti più contrari agli aiuti militari per l’Ucraina.
Domenica si vota in Sassonia-Anhalt, dove l’Afd potrebbe diventare il primo partito con un programma che include il pieno ripristino di strette relazioni economiche e politiche con Mosca, anche se la politica estera compete all’esecutivo federale. Se Vladimir Putin volesse favorire l’ascesa di una forza che intende concedere molto ai piani del Cremlino, perché dovrebbe spaventare la popolazione con azioni armate sul suolo tedesco? La domanda degli scettici ha senso.
La risposta è complessa e include una lezione anche per gli altri Stati Ue. Innanzitutto, bisogna interpretare la guerra ibrida. Secondo intelligence e analisti, uno degli scopi è interrompere fisicamente il sostegno all’Ucraina mettendo nel mirino trasporti, imprese della difesa, basi militari e infrastrutture energetiche. Si tenta poi di aumentare il costo psicologico del sostegno a Zelensky e al suo popolo, rendendo la guerra percepibile nella vita quotidiana con aeroporti bloccati da droni, blackout, pirateria informatica e un clima di allarmi continui. Ciò produce insicurezza e sfiducia più che infliggere danni importanti, secondo una logica in parte analoga a quella del terrorismo. Piccole operazioni di matrice ambigua, distribuite nel tempo e affidate a persone reclutate online rendono difficile tanto l’attribuzione quanto una risposta specifica.
Ma qual è il motivo di rischiare di alienarsi simpatie in un momento elettoralmente propizio al Cremlino? Se l’obiettivo di Lipsia era effettivamente un aereo ucraino o la catena logistica degli aiuti, la finalità primaria va considerata militare. E la perdita di qualche simpatia filorussa diventa un costo secondario. Ma il vero punto è che la guerra ibrida non richiede che si creda unanimemente alla versione russa, basta che l’accusa resti contestabile. Afd e Bsw hanno infatti chiesto prove più dettagliate e messo in dubbio la responsabilità di Mosca. Per gli elettori già diffidenti, l’episodio può essere reinterpretato non come “Putin ci attacca”, ma come “Berlino usa un incidente per alimentare l’ostilità verso la Russia”. Un buon risultato per il Cremlino consisterebbe già nell’indebolire la fiducia nell’attuale leadership e nel polarizzare il dibattito, così da rendere più difficili il riarmo tedesco e la prosecuzione di un “costoso” sostegno all’Ucraina. Anche senza una maggioranza di Afd in Sassonia-Anhalt, la sua forte crescita restringe le combinazioni parlamentari disponibili e costringe i partiti a intese fragili. Non occorre convincere tutti o moltissimi cittadini per rendere una nazione spaccata e meno capace di decisioni strategiche stabili. Gli stessi sabotaggi possono fare crescere l’opposizione a Putin come instillare l’idea che il confronto con la Russia sia diventato troppo pericoloso.
In definitiva, le democrazie con la loro apertura e il libero dibattito delle idee sono i luoghi migliori dove vivere ma, nell’era digitale, anche contesti fragili ed esposti a forme di manipolazione di massa. Per questo, il senso di responsabilità dovrebbe portare a esporre dati, fatti e ipotesi per quello che sono, cercando di mantenere equilibrio, e non ad alimentare paure o complotti. Si dovrebbero, anzi, svelare i meccanismi di persuasione occulta che sono messi in atto per offrire a ciascuno migliori strumenti di valutazione. Posto che la nostra bussola è la pace, ci possiamo avvicinare all’obiettivo se non veniamo sviati dalle insidie di una propaganda subdola che cerca solo di vincere la propria guerra ingiusta, spesso trovando amplificatori consapevoli o inconsapevoli.

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