Il drone russo sulla sede degli 007: cosa è successo a Kiev
Il presidente ucraino Zelensky: «prepariamo una risposta adeguata e concreta». L’escalation proprio mentre è imminente la visita dei mediatori Usa. Il Cremlino: «Mancano i presupposti per una soluzione pacifica»

Nuova escalation nella guerra fra Russia e Ucraina, a pochi giorni dalla visita degli inviati americani, che adesso, secondo il Kyiv Independent, potrebbe saltare. Un drone russo oggi ha colpito niente meno che il quartier generale del Sbu, il servizio di intelligence ucraina, che si trova nel centro della capitale. Durante l’attacco è stata nuovamente danneggiata anche la cattedrale ortodossa di Santa Sofia. A confermare la notizia è stato lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Un drone russo – ha affermato – ha colpito l'edificio centrale del Servizio di sicurezza ucraino in via Volodymyrska a Kiev, di fronte alla cattedrale di Santa Sofia. Il drone era diretto proprio contro l'ufficio del capo del Servizio di sicurezza situato in quell'edificio. Ho incaricato Poklad (il capo dell’intelligence, ndr) di dare ai russi una risposta adeguata e concreta e, ove possibile, di pari entità a questo attacco, non appena tutto sarà pronto. Le nostre forze armate sosterranno questa risposta». Nel tardo pomeriggio il presidente ha poi aggiunto che i luoghi da colpire per la risposta sono già stati definiti, lasciando intendere che è solo questione di tempo. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha parlato di una «grave escalation» che richiede «risposte risolute» e ha fatto appello ai partner internazionali affinché «condannino inequivocabilmente queste azioni e aumentino la pressione sul regime di Putin».
I servizi segreti ucraini sono stati autori di numerosi attentati contro alte figure delle forze armate russe e di operazioni di intelligence che hanno colpito importanti infrastrutture logistiche ed energetiche. Nessuno però in Ucraina pensava che il Cremlino potesse arrivare a compiere un attacco così calibrato. Dall’altra parte della barricata gonfiano il petto. Il portavoce del presidente Putin, Dmitrij Peskov, ha detto che non ci sono i presupposti per una soluzione pacifica, smentendo subito dopo le voci sull’adozione di eventuali misure di sicurezza congiuntamente con la controparte ucraina in occasione della visita a Mosca, e poi a Kiev, degli inviati del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Gli ha risposto a distanza Zelensky, sottolineando che sarà Kiev a garantire la sicurezza dei cieli durante la visita, anche di quelli russi. Il presidente ucraino vuole assolutamente incontrare gli inviati americani, i quali, stando alla testata Axios, che cita funzionari americani, dovrebbero essere a Kiev domani e a Mosca domenica.
Secondo il Kyiv Independent, tuttavia, i piani potrebbero cambiare. Il più scettico se effettuare la missione o meno sarebbe Witkoff (sempre molto sensibile al sentimento russo), che troverebbe il viaggio in questo momento «pericoloso». Da oltre una settimana, Kiev sta subendo un incessante bombardamento di droni russi. L’attacco alla sede dell’intelligence potrebbe essere un ulteriore incentivo a restare a casa. La guerra va avanti. Le forze armate ucraine hanno fatto sapere di aver colpito fra giovedì e venerdì «una serie di obiettivi militari nemici». Fra questi ci sono un sito per il lancio di droni a Donetsk, una stazione radar a Bobryk, nella regione russa di Byansk, e siti di intelligence in Crimea. In aggiunta, lo stato maggiore dell’esercito indica di aver avuto conferma che due raffinerie colpite in Russia il 26 agosto e il primo settembre scorsi hanno al momento interrotto le loro attività. Mosca risponde con i droni sulla capitale e con l’attività di monitoraggio. Peskov ha rivelato che il Cremlino è a conoscenza dei piani per la realizzazione di un impianto di produzione di missili a lungo raggio in Ucraina e «sta monitorando e verificando attentamente queste informazioni». «Qualsiasi installazione di questo tipo in Ucraina – ha aggiunto il portavoce – diventerà un obiettivo legittimo per le nostre forze armate».
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