L’ex Ilva fa le prime «vittime»: 2.500 lettere di licenziamento

Consegnate da Aigi ai sindacati le lettere di licenziamento collettivo relative a 28 aziende dell’indotto Previsto per martedì prossimo l’incontro a Palazzo Chigi con i rappresentanti dei lavoratori L’intervento della Fim Cisl: «Respingiamo la procedura, il governo intervenga» Il sindaco di Taranto Bitetti: «Garantire salute e investimenti»
Google preferred source
September 4, 2026
L’ex Ilva fa le prime «vittime»: 2.500 lettere di licenziamento
Lo stabilimento dell'ex Ilva a Taranto
Solo poche ore prima la festa, in ventimila nel rinnovato stadio Iacovone avevano partecipato alla cerimonia di chiusura dei Giochi del Mediterraneo. Ieri mattina per Taranto il risveglio amaro. C’è il primo passo verso il licenziamento collettivo di 2.500 lavoratori delle imprese dell’appalto ex Ilva. Era un’intenzione, adesso è stata formalizzata con un’informativa. Nicola Convertino presidente di Aigi, l’associazione datoriale che raccoglie la maggior parte delle aziende dell’indotto, lo aveva già annunciato, spingendo Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb a chiedere un incontro urgente per discuterne. Poco dopo la conferma dell’avvio della procedura, in attesa del vertice a Palazzo Chigi di martedì prossimo e dell’udienza sulla richiesta di sospensiva del decreto della Corte d’appello di Milano, che prevede la chiusura dell’area a caldo entro fine ottobre.
Nella missiva rivolta ad istituzioni e organizzazioni sindacali, Convertino parla di «un atto dovuto ed inevitabile, estremo e doloroso», rimarcando le responsabilità di governo, regione Puglia e Comune, ciascuno per il suo, e ricordando che ad oggi non esistono alternative concrete all’ex Ilva ma solo intenti che nella migliore delle ipotesi diventeranno concreti tra 7-10 anni. «Fino a quando non vi saranno progetti autorizzati capitali stanziati, cantieri aperti, cronoprogrammi vincolanti e assunzioni programmate – prosegue nella lettera Convertino – le alternative rimarranno semplici possibilità. E una possibilità non è sufficiente a mantenere una famiglia». Carmine Di Natale è amministratore unico della Metal Tirrena srl. L’azienda è nata 25 anni fa con suo padre. Oggi è tra quelli che hanno avviato l’iter per i licenziamenti. «Noi ci occupiamo di manutenzione meccanica e di grandi impianti. Abbiamo 120 dipendenti che rischiamo di mandare tutti a casa. Lavoriamo per il 90% nell’area a caldo del siderurgico e per il restante 10% svolgendo mansioni legate sempre alla fabbrica. Il primo passo che faremo è far scadere i contratti a tempo determinato di una trentina di lavoratori, poi la cassaintegrazione per tutti gli altri».
Per Di Natale, nonostante della chiusura del siderurgico si parli dal luglio del 2012, l’ipotesi non è mai stata davvero concreta, o meglio «c’era la speranza di una soluzione, la speranza ci ha sempre fatto andare avanti, considerando anche che trovare un business alternativo era e resta difficile. Figuriamoci poi in due mesi».
Da Bari, dove c’era anche la premier Meloni per festeggiare quattro anni di governo, è intervenuto il ministro delle Imprese e Made in Italy Adolfo Urso, che ha ricordato la riunione di martedì pomeriggio nella Sala Verde di Palazzo Chigi, «con i sindacati, con gli enti locali, con i rappresentanti delle imprese, per confrontarci su quali possano essere le soluzioni» augurandosi «da parte di tutti la massima responsabilità». I sindacati intanto ma fanno già sapere che non firmeranno accordi. «Ribadiamo il nostro fermo e totale dissenso alla comunicazione ricevuta oggi da Aigi – dicono il segretario Generale della Fim-Cisl Ferdinando Uliano e il segretario nazionale Fim-Cisl Valerio D’Alò – riguardo all’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 28 aziende dell’appalto. Ci troviamo di fronte a un governo che, pur avendo avuto in passato il coraggio di gestioni straordinarie e interventi incisivi, oggi sembra aver scelto di non decidere». «Un attimo dopo la bella pagina dei Giochi, torniamo bruscamente alla realtà. Il governo ha più che mai l’obbligo di mettere in campo soluzioni concrete», commentano invece Franco Rizzo e Sasha Colautti dell’esecutivo nazionale Usb. «Durante l’incontro del 4 agosto scorso presentammo la richiesta di un piano straordinario di carattere occupazionale, salariale e sociale che prevede un intervento pubblico – ricorda Davide Sperti, segretario generale della Uilm – e l’8 settembre vogliamo da questo governo le risposte proprio in merito a quel piano». Per Loris Scarpa, coordinatore nazionale della siderurgia per la Fiom Cgil e per Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Cgil di Taranto e Puglia non c’è più tempo per le interlocuzioni. «Vogliamo risposte operative per rilanciare la siderurgia attraverso l’intervento pubblico».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire