A Bari tra B&b e fiction la casa è introvabile anche per il ceto medio

Il capoluogo pugliese vive la contraddizione di un boom turistico che tende a espellere i residenti. L’assessore Grasso: «Si rischia di snaturare il tessuto sociale dei quartieri». Anna e suo marito hanno appena ricevuto la disdetta del contratto di locazione: per l’equivalente dei loro 70 metri quadri, per i quali finora pagavano 600 euro al mese, ora dovrebbero arrivare a spendere 1.200 euro
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September 4, 2026
A Bari tra B&b e fiction la casa è introvabile anche per il ceto medio
Anna a Bari c'è nata. Da dieci anni vive nella casa in cui ha cresciuto i suoi due figli, l'ultimo di appena un anno e mezzo, e che ora dovrà lasciare. Fa l'estetista, il marito è operaio in un'impresa edile. Il 14 luglio ha ricevuto una raccomandata: la proprietaria non intende rinnovare il loro contratto di affitto, senza spiegazioni, dopo anni di pagamenti puntuali e spesso in anticipo. Da qualche settimana la coppia, a malincuore, ha dovuto iniziare la ricerca di un nuovo appartamento. «Gli affitti qui a Bari sono cresciuti in maniera incredibile – racconta Anna, ripensando a quando trovare casa non era un'impresa come oggi –. Così si sta togliendo spazio vivibile ai cittadini». Sei mesi di tempo per trovare un’altra sistemazione, in una città in cui l'equivalente dei loro settanta metri quadri, per i quali finora Anna pagava 600 euro al mese, viene ora proposto in media a 1.200: «Quasi l’intero stipendio di mio marito. E le utenze come le paghiamo? E la spesa?». Nella casa la coppia aveva anche investito: il marito aveva rifatto la cucina con le proprie mani, sistemato stanza per stanza, «perché ci teniamo molto. Ora forse ne faranno un B&B». Gli affitti sono saliti in tutti i quartieri, da San Pasquale a Carrassi fino a Japigia. «Ci offrono solo contratti transitori e prezzi fuori portata per uno stipendio da operaio. Molti specificano che non accettano famiglie: siamo molto demoralizzati ma continuiamo nelle ricerche».
Un anno fa il New York Times dedicava un lungo reportage alla trasformazione di Bari, da città ai margini a meta turistica internazionale. Bari vecchia oggi è un susseguirsi di ristoranti e bistrot, in una trasformazione che ricorda quanto accaduto in alcuni quartieri di Napoli. Parallelamente, però, la gentrificazione ha cominciato a espellere famiglie, studenti e anziani a una velocità inattesa. È il rischio Disneyland, quello di una città che, rincorrendo il turismo, finisce per perdere proprio ciò che i visitatori venivano a cercare: l'autenticità di un tessuto sociale vivo. Anche la spiaggia cittadina di Pane e Pomodoro, che deve il nome al pasto semplice dei baresi che la frequentano, è sempre più affollata di turisti che portano sì ricchezza, ma quasi solo a chi vive di ricettività e servizi annessi. È la nuova Bari, quella che risplende anche nelle fiction tv, da Lolita Lobosco all’avvocato Guerrieri.
Nel secondo trimestre 2026, secondo Idealista, il canone medio ha raggiunto 12,6 euro al metro quadrato. I contratti di affitto, secondo l'Ifel, tra il 2018 e il 2024 sono diminuiti da 2.173 a 1.758: meno offerta, prezzi più alti. Nel 2024 il Comune ha convalidato 1.074 sfratti, quasi il 19 per cento in più dell'anno precedente, per lo più dovuti alla morosità. Intanto gli affitti brevi continuano a crescere: tra il 2017 e il 2024, secondo il progetto AirMap di Politecnico di Torino, Politecnico di Bari e Università Aldo Moro, gli alloggi presenti su Airbnb sono triplicati, arrivando a circa 4.500. Le notti prenotate si sono moltiplicate quasi per sette, passando da meno di 80mila a oltre mezzo milione in sette anni.
«Il problema della casa non riguarda più soltanto le fasce più fragili, ma investe ormai anche il ceto medio», ammette ad Avvenire Nicola Grasso, assessore comunale all’Emergenza abitativa. «Molte famiglie si vedono sfrattate o non rinnovare il contratto e non possono permettersi né un mutuo né i nuovi canoni di mercato». Per l’assessore la crisi abitativa rischia anche di modificare l’identità della città: «Si svuotano i quartieri, snaturando il tessuto sociale che li ha sempre caratterizzati». Una trasformazione che coinvolge anche gli studenti, sempre più in difficoltà nel trovare un alloggio accessibile. Il Comune, spiega Grasso, ha cercato di intervenire con il bonus affitti, gli incentivi al canone concordato, il fondo per la morosità incolpevole e nuove misure per favorire le giovani coppie. Per famiglie come quella di Anna, aggiunge, resta anche la possibilità di rivolgersi all'Agenzia della casa, il servizio comunale che prova a far incontrare domanda e offerta sul mercato degli affitti. L'amministrazione sta inoltre studiando un fondo di garanzia per incentivare i proprietari a rimettere sul mercato parte dei circa 20mila appartamenti oggi sfitti. Strumenti che rappresentano un aiuto, ma che da soli non riescono a compensare un fenomeno alimentato dalla scarsità di offerta e dall'assenza di un piano nazionale per la casa.
Un nuovo disegno di legge della Regione Puglia, approvato dalla giunta a maggio e ora anche dalla IV Commissione consiliare, attende solo il via libera definitivo del Consiglio regionale. Il provvedimento attribuisce ai Comuni la facoltà di individuare zone ad alta densità turistica e fissare un tetto alle nuove locazioni brevi, fino a vietarne l'apertura. Il presidente della Regione, Antonio Decaro, lo ha definito uno strumento di riequilibrio territoriale, pensato per evitare che i residenti vengano espulsi dai centri storici. Nel passaggio in commissione è stata però introdotta una modifica: le eventuali restrizioni potranno riguardare soltanto le attività svolte in forma imprenditoriale, mentre resteranno escluse le persone fisiche che affittano fino a due immobili come integrazione del proprio reddito. Un correttivo che rischia di attenuare l'efficacia della norma, lasciando fuori una parte consistente del mercato delle locazioni brevi. «Lo studieremo con attenzione – dice Grasso –. Cercheremo di individuare, sulla base di dati oggettivi, i quartieri dove la pressione degli affitti brevi è maggiore e lì valutare eventuali limiti. Il punto di equilibrio deve essere quello di non sacrificare il diritto alla casa, costituzionalmente garantito. Il turismo produce ricchezza, ma oggi è distribuita in modo squilibrato e finisce per gravare soprattutto su chi in città vive e lavora».
Resta poi il nodo dell'edilizia residenziale pubblica. Secondo Grasso, aumentare la soglia Isee per accedere alle case popolari non risolverebbe il problema: gli alloggi sono già insufficienti rispetto alla domanda e oggi a Bari circa 1.800 aventi diritto rischiano comunque di restare senza risposta. Per questo, sostiene, servono soprattutto investimenti e politiche statali capaci di aumentare il patrimonio di edilizia pubblica e riportare il tema della casa al centro dell'agenda nazionale. Accanto alle istituzioni si muove anche la rete cattolica: la Caritas diocesana Bari-Bitonto, attraverso la Fondazione Caritas Bari-Bitonto Ets nata a inizio 2025, gestisce sportelli di ascolto e orientamento diffusi in oltre cento parrocchie, mentre iniziative come il microcredito sociale “Mi fido di noi” provano a intercettare le famiglie prima che lo sfratto diventi inevitabile.
Nel frattempo, Anna e il marito guardano con interesse anche a una formula come il rent to buy , ancora poco diffusa in Italia e che consente di stipulare un contratto d'affitto trasformabile successivamente in una compravendita. Il figlio più grande, undici anni, a settembre inizierà le medie. Ha scelto l’indirizzo musicale, suona la tromba. «È portato», dice la madre con orgoglio. E in tutto questo ha chiesto una cosa sola: poter non cambiare scuola. Una richiesta minima, che racchiude il rischio più grande di una città sempre più desiderata da chi arriva, ma sempre più difficile da abitare per chi ci è nato.

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