Quoto, dunque sono: il nuovo numero di "Gutenberg" esplora il significato della citazione

Dai repertori classici ai meme, dai manoscritti agli algoritmi, il frammento citato conserva il potere di trasmettere conoscenza e di trasformare il modo in cui leggiamo il presente.
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September 3, 2026
Quoto, dunque sono: il nuovo numero di "Gutenberg" esplora il significato della citazione
La copertina di "Gutenberg" n. 81, 4 settembre 2026
Tra letteratura, arte, ricerca e memoria culturale, il nuovo numero di "Gutenberg" esplora il significato della citazione come gesto di trasmissione, riscrittura e costruzione del sapere, in un tempo in cui parole, immagini e conoscenze circolano sempre più rapidamente tra archivi, algoritmi e reti digitali. La citazione attraversa il tempo, cambia forma e significato, ma continua a mettere in relazione testi, immagini, memorie e saperi. Dai repertori classici ai meme, dai manoscritti agli algoritmi, il frammento citato conserva il potere di trasmettere conoscenza e di trasformare il modo in cui leggiamo il presente.
Il monografico si apre con l’articolo di Alessandro Zaccuri, che riflette sulla natura della citazione come strumento di trasmissione culturale e costruzione del sapere. Dalla tradizione letteraria ai linguaggi digitali, il gesto di citare appare inseparabile dalla possibilità di attribuire significato alle parole e di inserirle all’interno di una comunità interpretativa. In questa prospettiva, la citazione non coincide con la semplice ripetizione, ma diventa una pratica che rinnova continuamente il rapporto tra memoria e presente. A questa riflessione si affianca il contributo di Alessandro Beltrami, costruito attorno alla mostra "Copyists" alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia. Attraverso il tema della copia, della riscrittura e dell’appropriazione nelle arti visive, il percorso espositivo mostra come la citazione costituisca una pratica centrale della creazione artistica contemporanea, capace di trasformare immagini e significati attraverso il mutamento di contesto.
Il numero prosegue con l’articolo di Vincenzo Ambriola, che affronta il rapporto tra memoria, conoscenza e intelligenza artificiale. La crescente delega delle funzioni mnemoniche e informative ai sistemi digitali apre interrogativi sul modo in cui il sapere viene costruito, conservato e trasmesso, mettendo in discussione il ruolo umano nella selezione, interpretazione e contestualizzazione delle informazioni. Nelle pagine successive, Roberto Carnero affronta il tema delle citazioni nel mondo della ricerca accademica. L’attenzione si concentra sui sistemi di valutazione quantitativa della produzione scientifica e sull’uso delle citazioni come indicatori di produttività, evidenziando la tensione tra la qualità della ricerca e le logiche di misurazione che ne regolano il riconoscimento istituzionale. Chiude il monografico il contributo di Davide Re, costruito attorno alle riflessioni dello scrittore Lodovico Festa. La citazione viene qui interpretata come traccia della presenza degli altri nella nostra esperienza di lettori e come strumento attraverso cui la letteratura permette di attraversare esistenze diverse dalla propria, ampliando l’orizzonte della conoscenza e dell’immaginazione.
La sezione "Percorsi" si apre con un itinerario dedicato a cultura europea tra Settecento e Ottocento: Marino Freschi presenta la nuova edizione del Torquato Tasso di Johann Wolfgang Goethe (SE), soffermandosi sul rapporto tra vocazione artistica, autorità politica e tradizione culturale europea; Massimo Onofri analizza Le attitudini di Alberto Rollo (Neri Pozza), mettendo in dialogo la tradizione del romanzo epistolare con le figure di Goethe, Foscolo e del Romanticismo europeo. Il Percorso successivo è dedicato alle voci dai margini. Da un lato, Roberto Mussapi presenta Antigone in Polesine di Roberto Alessandrini e Roberto Piumi (Oligo), dove la dimensione periferica del Polesine si intreccia con archetipi letterari universali e con la forza della tradizione orale. Dall’altro, Gianni Vacchelli recensisce Alessandro Leogrande tra letteratura e inchiesta di Marco Gatto e Bernardo De Luca (Carocci), dedicato alla scrittura dell’autore tarantino e alla sua attenzione per le migrazioni, le marginalità e le storie escluse dalle narrazioni dominanti.

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