Anche il galateo con l’IA si riduce a costi-benefici?
di Raul Gabriel
C'è chi riprende l’umanità perché propensa ad utilizzare formalità da galateo con il bot sprecando energia

Lo spunto per questa riflessione viene da uno studio americano, dei milioni che si portano avanti quotidianamente su un tema tanto ghiotto quanto temuto e poco compreso. Gli esiti rivelano che rivolgersi all’alter ego in grado di vomitare testi più o meno strutturati senza soluzione di continuità utilizzando uno stile polite, o servendosi di premesse eccessivamente prolisse che ricalcano le consuetudini delle formalità umane, determina un aumento apprezzabile della richiesta di energia, di cui le IA sono fameliche consumatrici. Ricordo che non molto tempo fa, un’altra ricerca consigliava un approccio rispettoso e gentile al bot, che, blandito da tanta educazione, sarebbe stato più propenso ad illuminare l’utente di turno. Va precisato che tutto questo reticolato di pratiche si riconduce unicamente alla impostazione che i programmatori danno al meccanismo, attribuendo a gentilezza, cortesia e quant’altro, un valore matematico più o meno remunerativo per il proseguimento proficuo del dialogo. Per quanto mi riguarda detesto le lungaggini in qualunque contesto, tanto che per mia evidente tara caratteriale ho sempre la sensazione di eccedere in svenevolezze intollerabili solo scrivendo cordiali saluti se non addirittura abbracci. Nella relazione con gli esseri umani ho imparato a farmi violenza, naturalmente, ma quando scrivo al bot non spendo una singola parola in più del necessario. Eppure l’utente medio sembra essere dominato da una coazione a utilizzare schemi verbali caratteristici dei contesti sociali anche quando si interfaccia con un meccanismo matematico. Per favore, grazie, buongiorno e buonasera, scusa se non mi sono spiegato bene, utilizzati in contesto prompt, sono la dimostrazione plastica di quanto le forme che riteniamo segno di educazione, altro non sono che strategie ripetitive di preamboli ornamentali e manipolatori, comunque funzionali a chi le esercita, più che ad attestare rispetto nei confronti dell’interlocutore. Il bot non ha necessità né di rispetto né è titolare di diritto. Tutto inutile: il morphing speculare del parassita che rimanda rielaborazioni articolate di noi stessi è talmente suggestivo da produrre comportamenti al limite della pertinenza psichiatrica. Ma non è nemmeno qui la ragione principale di questa riflessione. Andiamo nella direzione di equivalenze del tipo: galateo comportamentale = spreco energetico, discorsi coincisi = risparmio, paradigmi ecologico-economici che in sé non costituirebbero un grande tema. Il problema è la omogeneizzazione-downgrading di categorie del tutto incongruenti, inconciliabili e non parametrabili in termini di confronto, causa ed effetto, che sottendono. Il codice etico non ha nulla a che fare con il baratto funzionalista. Andiamo nella direzione di trasformare ogni aspetto dell’esistenza in categoria merceologica, soggetta alle leggi del mercato. Non manca molto al tempo in cui qualcuno penserà che si debba regolamentare il modo in cui ci relazioniamo agli altri, perché poi lo utilizzeremo anche per interrogare i dispositivi IA. Il panorama tecnologico odierno e futuro trarrà le sue radici da intersezioni tecnofisiologiche intrinsecamente legate alla natura protesica di una rivoluzione digitale che non è evitabile. Questa assume forme in cui immaginiamo di poterci riconoscere mentre è a tutti gli effetti un costrutto alieno, dotato di struttura autonoma e di modalità operative peculiari. Parassita tutto ciò che gli diamo in pasto rielaborandolo incessantemente in forme inedite random che si offrono al doppio parassitismo di ritorno che esercitiamo su ciò che, in fondo, abbiamo creato noi. Un immateriale materiale come non mai. Oltre agli aspetti cognitivi, strettamente legati al modo stesso in cui strutturiamo gli apparati che ci permettono di interagire con il reale, vi sono risvolti sociali che non si possono ignorare. Il pretesto funzionalista si appresta a scalare la gerarchia dei valori e infine delle priorità politiche e sociali. Un aspetto essenziale è la libertà, conquistata nei secoli, sia pur in forme ampiamente perfettibili, a prezzo di sangue e distruzione. Trovo insopportabile e immorale solo il fatto che qualcuno pensi di dirmi come scrivere e pensare tout court, figurarsi con un bot. Quali che siano i ritorni funzionali, l’autonomia individuale è intoccabile. Se voglio essere gentile con il bot, perché evidentemente soffro di qualche ingenuità psicologica, sono comunque libero di farlo e non è in alcun modo mia responsabilità il consumo di un litro d’acqua perché infarcisco i miei prompt con Buongiorno o Per piacere. Trovo particolarmente grottesco che si debba riprendere l’umanità perché propensa ad utilizzare formalità da galateo con il bot mentre assiste o compie massacri indegni di una umanità minimamente umana. Contraddizione delle contraddizioni di un tempo che richiede ben altre competenze che pedanti regolamentazioni inapplicabili, per essere fronteggiato senza soccombere.
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