Quando la voce di Dio cambiò il cammino di Francesco

Dalla ricerca della gloria militare all'obbedienza alla volontà del Signore: l'esperienza di Spoleto segna la svolta decisiva nel percorso di conversione del santo di Assisi
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September 4, 2026
Per sua stessa ammissione, Francesco era «nei peccati» prima di avviarsi su un percorso di conversione. In qual modo il Signore lo raggiunse? Dopo essere stato per un anno prigioniero dei perugini, ritornò alla sua città e alla vita di sempre. «Passati pochi anni», tentò ancora una volta di raggiungere la sospirata gloria attraverso una spedizione militare. Da quel momento, il Signore cominciò a fargli sentire la sua voce.
Tutto intento a organizzare i preparativi per la spedizione in Puglia, dalla quale sperava di ricavare il titolo nobiliare, una notte «viene visitato dal Signore», che gli mostrò in visione lo «splendido palazzo di una bellissima sposa pieno di armi cavalleresche». Quando Francesco chiese a chi appartenesse tutto ciò, gli fu risposto che era suo e dei suoi cavalieri. Interpretando tale visione come presagio di futura gloria mondana, si svegliò pieno di gioia, tutto desideroso di partire. A quella prima visita ne seguì, però, una seconda: era da poco partito per la tanto agognata spedizione militare quando, giunto a Spoleto, cominciò a non stare bene; nel dormiveglia intese qualcuno che lo interrogava su chi egli avesse voluto servire, se il padrone o il servo, quindi la stessa voce gli intimò di fare ritorno ad Assisi, dove gli sarebbe stato detto cosa avrebbe dovuto fare.
Questa seconda visita provocò nel giovane un primo mutamento, costringendolo «a riflettere attentamente», al punto che quella notte non riuscì più a chiudere occhio: infatti, mentre la visita precedente, interpretata esclusivamente in chiave mondana, «lo aveva proiettato quasi totalmente fuori di sé per la grande gioia nata dal desiderio di ricchezza temporale», la nuova «lo raccolse tutto dentro di sé». Francesco era sempre stato estroverso, gaio e allegro, desideroso di mettersi in mostra e di concentrare su di sé l’attenzione altrui; ora, per la prima volta, si chiuse invece in sé, interrogandosi seriamente sul proprio futuro. Senza opporre nessuna resistenza alla Grazia divina, tornò indietro «lieto e pieno di esultanza»: il suo carattere, naturalmente gioioso, non cambiò per questo, anzi guadagnò nuove motivazioni.
Prese così una prima importante decisione: rifiutò «di andare in Puglia, desideroso soltanto di conformarsi alla volontà divina». L’esperienza di Spoleto fu una tappa determinante del suo itinerario interiore: fu in quell’occasione, infatti, che egli espresse la propria opzione fondamentale per Dio, decidendo di obbedire alla sua voce. Non più proteso verso il mondo e i suoi valori, ma pronto a fare la volontà del Signore. Era ormai «mutato interiormente».
Deciso, in un primo momento, a utilizzare una guerra per fini personali, si dispose poi a indossare le armi della luce (Rm 13,12), divenendo apostolo di pace. Non dovremmo, anche noi, gridare con più forza che la guerra non è l’ultima soluzione per risolvere le contese ed è sempre una sconfitta per l’umanità, favorita com’è da chi da essa trae enormi guadagni? Tacere, infatti, non è più possibile, perché vorrebbe dire rendersi complici di uno stato di cose ormai intollerabile!

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