L'accordo a sorpresa del Consiglio di sorveglianza di Volkswagen sul mega piano di ristrutturazione

Confermato l'ulteriore taglio di 50.000 posti di lavoro a livello globale e la cessazione della produzione in quattro impianti. L'ad Blume: «chiaro segnale per il futuro». I sindacati: «evitata l'escalation». Secondo indiscrezioni dal 2029 via dal mercato il marchio Seat.
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September 4, 2026
L'accordo a sorpresa del Consiglio di sorveglianza di Volkswagen sul mega piano di ristrutturazione
L'ad di Volkswagen Oliver Blume/ Reuters
Fino a poche ore prima i media tedeschi parlavano di «scontro», «rissa», «divisioni». Invece, cogliendo tutti di sorpresa giovedì sera il Consiglio di sorveglianza di Volkswagen ha trovato un accordo unanime sul mega piano di ristrutturazione “Zukunftsplan 2030” (piano per il futuro 2030). Oltretutto anticipando di un giorno la riunione, in calendario per venerdì 4 settembre. L’accelerazione è arrivata nella giornata di giovedì. Al mattino si è riunito il direttivo del Consiglio di sorveglianza (costituito da otto persone) che è riuscito a trovare di fatto la quadra. A quel punto in serata è stato riunito l’intero Consiglio di sorveglianza, visto che tutti i componenti stavano già confluendo a Wolfsburg in vista della riunione di venerdì. E così il piano è stato approvato, ma decisivo è stato il fatto, scrive la Frankfurter Allgemeine, che «alcuni temi critici sono stati formulati in modo tale da poter esser interpretati come semplici dichiarazioni d’intento, la cui concreta attuazione dovrà essere ancora negoziata». 
Un’intesa era urgente: i mercati e gli investitori guardavano con crescente preoccupazione alla violenta lite in corso nel gruppo Volkswagen, con le grandi famiglie Piëch e Porsche che premevano per tagli e risparmi drastici e invece il Land della Bassa Sassonia (che detiene un diritto di voto del 20%) e i sindacati sulle barricate contro i tagli. Sollevato l’ad Oliver Blume, che in queste settimane si è trovato sotto crescente pressione da ogni parte. L’approvazione unanime del piano, ha dichiarato, «è un forte segnale per il futuro del gruppo Volkswagen». La società, ha aggiunto, «deve reagire in modo coerente alle condizioni di mercato modificate e assicurare a lungo termine la forza economica dell’azienda. Ora abbiamo posto le basi, il lavoro comincia adesso». Sollevati anche i sindacati che parlano di «escalation evitata».
Ed ecco i punti principali del piano. Anzitutto, confermato ufficialmente nel comunicato finale il taglio di 50.000 dipendenti (management incluso) a livello mondiale (Blume ha già spiegato che metà sarà in Germania). Si parla di «ulteriore profondo adattamento delle capacità di personale». Un taglio che si aggiunge a quello da 50.000 già da tempo varato e in fase di attuazione, portando il totale a 100.000 in dieci anni (su un totale globale di 657.000) Confermato inoltre che quattro stabilimenti in Germania (Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm) tra il 2031 e il 2034 cesseranno la produzione di veicoli. Sul loro destino non c’è chiarezza. Il comunicato avverte che per loro «non può essere attuato un proseguimento di utilizzo in modo concorrenziale», aggiungendo che «si valuteranno possibilità alternative di utilizzo». L’ipotesi è di una riconversione, come è già prevista per un altro stabilimento Volkswagen, quello di Osnabrück, che produrrà componenti per la società israeliana di difesa Rafael Advanced Defense Systems. Certezze però non ce ne sono, anche se Blume discutendo con i dipendenti ha spiegato che chiudere impianti è costosissimo, per cui se si riesce ad evitarlo è meglio (e chiuderli tutti e quattro è fuori questione). Complessivamente, il Consiglio di sorveglianza «prende nota» della valutazione della direzione di una sovracapacità di produzione di veicoli pari a 500.000 unità in Europa
Non basta. Sarà drasticamente sfoltita l’offerta di modelli e dotazioni entro il 2035: per i primi si parla di un taglio del 50%, per le diverse dotazioni addirittura del 75%, in modo da concentrarsi «sui modelli più attraenti». In proposito, anche se non riguarda il piano 2030 approvato dal Consiglio di sorveglianza, il gruppo secondo la testata Wirtschaftswoche intenderebbe ritirare dal mercato, entro il 2029, il marchio spagnolo Seat, fondato nel 1950 dallo Stato spagnolo e dalla Fiat e poi rilevato dal gruppo Volkswagen nel 1986. Secondo il giornale, il gruppo punta al marchio gemello Cupra che ha ampiamente superato Seat in termine di vendite. Per ora su questo punto non ci sono conferme ufficiali.
Complessivamente, l’obiettivo dello Zukunftsplan 2030 è di triplicare i profitti arrivando al 9% entro il 2030, pari a un risultato operativo di 31 miliardi di euro. Nessun riferimento invece al piano di Blume di scorporare il marchio Volkswagen dal gruppo per sottrarlo alla «Legge Volkswagen» che dà praticamente il diritto di veto al Land della Bassa Sassonia. Un piano che aveva fatto infuriare il ministro presidente Olaf Lies e i sindacati.

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