Caruana Galizia, l'assoluzione del magnate accusato e la bufera politica: cosa succede a Malta
Per la morte della giornalista investigativa uccisa da un'autobomba nell'ottobre 2017, è stato prosciolto Yorgen Fenech, considerato il mandante. La levata di scudi internazionale e le proteste dell'opposizione nazionale. «Il governo è coinvolto»

A Malta è bufera politica per la clamorosa assoluzione, mercoledì sera, di Yorgen Fenech, il ricco magnate erede di un impero di hotel e casinò, accusato di essere il mandante dell’assassinio della giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia, con un'autobomba fuori dalla sua casa il 16 ottobre 2017. Una sentenza che ha già provocato una levata di scudi internazionale, a cominciare dalla presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, lei stessa maltese. «Cara Daphne – ha scritto su Facebook – non ci arrenderemo. Non cederemo. Quando ti hanno assassinato, in pieno giorno, fuori dalla tua casa familiare. Abbiamo promesso che non avremmo permesso di insabbiare tutto. Quella promessa vale ancora oggi». Una sentenza, afferma la famiglia di Caruana Galizia, che «le nega la giustizia che merita». Di verdetto «al di là dello scandaloso» parla Reporters senza frontiere.
Durissima l’opposizione. Per tutta la notte il Partito Nazionalista ha tenuto una veglia di protesta di fronte alla sede del primo ministro Robert Abela, che rifiuta di commentare la sentenza. «Ora – ha dichiarato il leader Alex Borg – sappiamo che l’assassinio di Dapnhe Caruana Galizia fu organizzato in questo edificio». Ieri si è appreso che si terrà una seduta straordinaria del Parlamento maltese sulla vicenda. Abela si è detto pronto a parteciparvi. Durante il dibattito, ha dichiarato ieri in conferenza stampa, «spiegheremo il gran numero di riforme che introdurremo per rafforzare lo stato di diritto a Malta. Ma parteciperò ad una condizione: che il dibattito non pregiudichi il processo penale».
L’assoluzione ha in effetti sorpreso. Fenech, arrestato il 20 novembre 2019 mentre cercava di scappare da Malta su uno yacht, era stato accusato dalla procura di essere il mandante dell’assassinio: Galizia sarebbe stata sul punto di fare rivelazioni scomode. Base dell’accusa la testimonianza di Melvin Theuma, il tassista che ha fatto da mediatore, graziato nel 2019 in cambio delle sue dichiarazioni e del materiale in suo possesso, che ha raccontato che Fenech gli avrebbe dato 150.000 euro per organizzare l’assassinio. Cinque persone finora sono state già condannate: due, Robert Agius e Jamie Vella, per aver fornito la bomba, e tre, i fratelli George e Alfred Degiorgio più Vince Muscat, come esecutori materiali.
Fenech era stato per cinque anni e due mesi in carcerazione preventiva per poi ottenere i domiciliari. Al processo, l’accusa per 44 giorni ha presentato una lunga serie di testimoni, intercettazioni, messaggi, dati telefonici, movimenti di denaro. Alla fine però la difesa è riuscita ad aprire una crepa nella ricostruzione e ha fatto parlare lo stesso Fenech, che ha indicato come vero mandante l’ex amico Keith Schembri, all’epoca capo di gabinetto dell’allora premier Joseph Muscat. Il quale, va detto, pur senza mai esser direttamente coinvolto si dimise proprio a causa dello scandalo provocato dalla vicenda. La polizia ha però sempre affermato che Schembri non è stato mai un sospettato. La giuria, comunque, ha votato per il «non colpevole» otto a uno dopo otto ore di camera di consiglio.
Nel 2021 tre giudici hanno presentato un rapporto di 437 pagine che punta il dito contro lo Stato, reo di non aver protetto Caruana Galizia, da tempo oggetto di pesanti attacchi personali e insulti da parte di vari politici. Un «clima favorevole» all’assassinio affermano i tre magistrati, mentre vi erano «prove convincenti» che i suoi assassini sarebbero stati protetti da «persone ai più alti livello dello Stato». La vicenda, tuttavia, non è chiusa. Anzitutto, la procura ha quindici giorni per ricorrere in appello. Inoltre la giudice Edwina Grima, che ha presieduto il processo, ha disposto che il materiale delle 55 udienze non sia archiviato bensì inviato alla polizia e ai magistrati di inchieste collaterali già aperte. Obiettivo: accertare se vi siano altri soggetti coinvolti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





