«Non mi arrendo»: cosa ha detto Giorgia Meloni a Bari (pensando al bis)

La premier celebra il primato di durata del suo governo: «Le pagine più belle sono ancora da scrivere». Il "fuori-onda" della telefonata della figlia
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September 4, 2026
«Non mi arrendo»: cosa ha detto Giorgia Meloni a Bari (pensando al bis)
Giorgia Meloni a Bari / Alberto PIZZOLI / AFP)
«C’è solo un presidente, un presidente.... ». Il coro, quasi da stadio, si alza mentre Giorgia Meloni arriva sul palco per l’intervento conclusivo dell’evento di festeggiamento del record di longevità del Governo. Lei ricambia con grandi sorrisi: «Grazie, è un’emozione immensa». La kermesse del centrodestra nel porto di Bari assomma ai toni autocelebrativi il bilancio politico di una coalizione capace di reggere finora, al netto delle frizioni interne, per quasi quattro anni di legislatura. Prima di prendere l’aereo per la Puglia, la premier incassa gli auguri dei leader internazionali ed esorcizza i timori di interferenze russe nelle elezioni politiche del prossimo anno: «Ci preoccupano moltissime cose, ma le monitoriamo tutte». Poi arriva a Bari e si immerge nel bagno di folla. Sono quasi le 19.30 e a tirarle la volata finale ci hanno pensato Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, e gli altri leader del centrodestra, Maurizio Lupi, Matteo Salvini e Antonio Tajani. In mezzo alla folla, sventolano decine di tricolori, accanto a striscioni trionfalistici («Giorgia, anche la storia si è fermata a guardarti») e qualche scritta polemica, come «Clandestini, magistrati e comunisti siete la rovina dell’Italia». Ogni volta che Meloni scandisce un concetto, gli applausi la interrompono. Lei scherza: «Il mio discorso è lungo, se va così qui facciamo le nove...». A un certo punto, si interrompe per rispondere al cellulare. Bisbiglia qualche parola, poi chiude e spiega: «Scusate, era mia figlia. Ha chiamato tre volte».
«Stabilità prima riforma»
La presidente del Consiglio parla davanti a diecimila persone. Toni e argomentazioni sono netti, perentori: «La stabilità non è un record da esibire» ma « la prima delle riforme regalate alla nazione, una condizione per programmare, mantenere gli impegni, farsi rispettare». Perché «chi si allea insieme per battere l’avversario, il giorno dopo non sa cosa fare. Chi si allea per costruire idee dopo 1.413 giorni ha ancora una lista di cose da fare, ecco la differenza». L’Italia, prosegue la premier, «ha smesso di essere il sorvegliato d’Europa. Eravamo quelli che cambiavano governo di continuo. Con la stabilità si può dettare le scelte, invece di subirle, puoi indicare la rotta».
«Sono fiera, consenso cresce»
In poco più di un’ora, Meloni passa in rassegna la legislatura: «Non siamo stati esattamente fortunati in questi 4 anni», ragiona, alludendo al caos in Medio Oriente, allo stretto di Hormuz, all’alluvione in Emilia Romagna: «Non c’è mancato niente. Ma la stabilità è stata uno scudo con cui abbiamo protetto la nazione». La premier si dice fiera «di avere ancora un consenso più alto del primo giorno». E al campo largo in cerca di un leader e indeciso sulle primarie, invia un augurio a doppio taglio per esser stata «l’opposizione più duratura della storia repubblicana». Quindi elenca le sue riforme: «Chi dice che non ne abbiamo fatte, dimentica quella fiscale, quella della Corte dei Conti e tante altre, compresa quella della Giustizia, approvata ma che gli italiani non hanno voluto». E assicura che con la nuova legge elettorale, «chiunque vince avrà i numeri per governare 5 anni: niente ribaltoni, niente governi nel palazzo, come vorrebbe fare il Pd anche questa volta, niente compromessi sulla pelle degli italiani». Ancora, dopo il taglio delle accise, sul caro carburanti annunci «altri provvedimenti in arrivo, ma saranno mirati, non daremo soldi a chi non ne ha bisogno».
«A volte ho nuotato nella colla, ma non mollerò»
La premier difende i provvedimenti in materia economica, i decreti sicurezza e le politiche migratorie, compresi i centri in Albania: «Ci hanno chiamati estremisti, poi nell’Ue ci hanno copiato». Afferma che non ci sarà alcuna «tolleranza verso la propaganda fondamentalista, la libertà delle donne non è negoziabile». E dichiara guerra alla palude burocratica: «Ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla, ma non ho mollato mai e non intendo farlo». Per l’anno che resta, «a chi intende ostacolarci dico: mettetevi comodi, non avete capito con chi avete a che fare». Uno sguardo in avanti, dunque, verso un eventuale bis a Palazzo Chigi nel 2027: «Non intendo accontentarmi, andiamo avanti, le pagine più belle devono ancora essere scritte», conclude Meloni, prima che dalle casse salgano, tonanti, le note dell’inno di Mameli.

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