Il Memoriale di Srebrenica sotto accusa è il segno di un nuovo negazionismo

Presunte irregolarità finanziarie: con queste motivazioni la Procura distrettuale di Bijeljina ha aperto un fascicolo sul luogo della memoria dedicato alle vittime del genocidio del 1995. Un'iniziativa arrivata proprio nei giorni in cui la Serbia continua a tributare gli onori a Mladic, regista criminale di quel massacro
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September 4, 2026
Il Memoriale di Srebrenica sotto accusa è il segno di un nuovo negazionismo
Persone in preghiera al Memoriale di Srebrenica / Reuters
In Bosnia-Erzegovina torna a soffiare forte il vento del negazionismo. E anche il Memoriale di Srebrenica finisce nel mirino. Nei giorni scorsi la Procura distrettuale di Bijeljina, nella Republika Srpska, ha aperto un fascicolo su presunte irregolarità finanziarie nella gestione del luogo della memoria dedicato alle vittime del genocidio del 1995. La polizia ha convocato ventisei persone tra dipendenti, ex dipendenti e collaboratori e adesso dovrà stabilire se esistano elementi sufficienti per procedere con l’apertura di un’indagine.
L’iniziativa della Procura è arrivata proprio nei giorni dell’uscita del consueto rapporto che il Memoriale pubblica ogni anno per monitorare i casi di negazionismo e secondo il direttore del centro, Emir Suljagiæ, non si tratterebbe di una coincidenza, bensì di un tentativo di intimidire un’istituzione che ha fatto del contrasto al negazionismo una delle proprie missioni. Eventuali irregolarità finanziarie dovranno essere accertate ma il contesto rende difficile considerare la vicenda sul piano puramente amministrativo. Il Memoriale non è infatti solo il luogo in cui sono sepolte le oltre ottomila vittime del genocidio del luglio 1995, dove ancora oggi vengono inumati i resti identificati dopo anni di ricerche e in cui sono custodite testimonianze e documenti sui crimini della guerra. È anche il centro che monitora da anni la negazione, la distorsione e la relativizzazione di uno degli eventi più drammatici della guerra di Bosnia. I 149 episodi censiti nell’ultimo rapporto – oltre il 50 per cento in più rispetto all’anno precedente – mostrano quanto quella memoria sia ancora oggi tutt’altro che pacificata.
Dal 2021, in Bosnia è in vigore una legge che vieta il negazionismo, la contestazione delle sentenze internazionali e la glorificazione dei condannati per quei crimini. Ma la sua attuazione rimane discontinua, anche perché Potocari – il villaggio a pochi chilometri da Srebrenica dove ha sede il memoriale – si trova nella Republika Srpska, l’entità serbo-bosniaca nata dagli accordi di Dayton. Il luogo che commemora le vittime sorge dunque in un territorio dove una parte della classe politica e della società continua a contestare quella stessa memoria. È il drammatico paradosso di un dopoguerra interminabile in cui la verità giudiziaria è ancora lontana dal diventare memoria condivisa. Le sentenze internazionali hanno stabilito responsabilità precise, ma il negazionismo continua a trovare spazio nello stesso territorio in cui sorgono i luoghi dedicati alle vittime. Al Memoriale di Srebrenica questa contraddizione è visibile ogni giorno: nel cimitero le lapidi portano i nomi delle vittime e le famiglie continuano, dopo decenni, a ricevere e seppellire i resti dei propri cari. Fuori, la storia di quelle morti continua invece a essere contestata e sminuita.
La morte di Ratko Mladic, avvenuta il 27 agosto, ha reso ancora più evidente questo paradosso. Il comandante delle forze serbo-bosniache responsabili del massacro di Srebrenica è morto all’età di 84 anni mentre scontava l’ergastolo all’Aja dopo la condanna per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra confermata in appello nel 2021. Nei giorni scorsi, sia in Serbia che nel territorio della Republika Srpska, sono state organizzate cerimonie commemorative e tributi pubblici per un uomo che una parte dei serbi continua a considerare un eroe e una figura da onorare.
Proprio ieri, le spoglie dell’ex generale sono state trasferite in Serbia e consegnate ai suoi familiari dal Meccanismo residuale per i tribunali penali dell’Onu che, richiamando le parole del segretario generale António Guterres, ha espresso solidarietà alle vittime e alle loro famiglie per i crimini di Mladic e ha condannato «qualsiasi azione che glorifichi» persone riconosciute colpevoli di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio. I funerali si terranno a Belgrado lunedì 7 settembre, nella chiesa di San Luca, poi il “boia di Srebrenica” sarà sepolto avverrà nel cimitero belgradese di Topèider, accanto alla tomba della figlia Ana, morta suicida nel 1994, a 23 anni.
Al momento non è chiaro se avrà i massimi onori di Stato e militari come annunciato nei giorni scorsi dal ministro della Giustizia serbo, un riconoscimento che rischierebbe di rafforzare ulteriormente il clima di negazionismo nei Balcani. Finora, il presidente Aleksandar Vucic ha dichiarato che la Serbia rispetterà la volontà della famiglia dell’ex generale, mentre i servizi di sicurezza statali prevedono la partecipazione di decine di migliaia di persone alle esequie.

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