Lo Stato gira ancora la ruota. Ecco che fine ha fatto la lotteria degli scontrini
Forse l'avete dimenticata ma le estrazioni statali nate per incentivare i pagamenti elettronici e contrastare l'evasione proseguono. Tra biglietti partecipanti calati di quattro quinti e un'efficacia tutta da misurare

Scannerizzo il codice a barre, dietro di me una discreta fila. Vorrei pagare il più velocemente possibile per non indisporre chi è in attesa; il terminale non sembra collaborare e invece di esigere il bancomat, chiede: «Vuoi partecipare alla lotteria degli scontrini?». Con il dito faccio tap sul «no», pago, esco ma mi resta la domanda: perché, esiste ancora?
Già: e c’è chi quel «sì» sul terminale continua a darlo. Di pochi giorni fa è la notizia che una normale messa in piega da 46 euro pagata con il bancomat presso un parrucchiere di Grosseto si è trasformata in una vincita di 100mila euro per la cliente e 20mila per il titolare del salone.
Per chi comprensibilmente non lo ricordasse, la lotteria degli scontrini è un sistema a premi organizzato e finanziato dallo Stato con l’obiettivo di incentivare i pagamenti elettronici e contrastare l’evasione fiscale. Prevista dalla legge di bilancio per il 2017, durante il governo Renzi, l’iniziativa è diventata operativa il 1° febbraio 2021 e funziona così. A ogni acquisto pagato in un negozio fisico con carta, bancomat o con un altro strumento elettronico, il consumatore che mostra un apposito codice a barre – legato al proprio codice fiscale e generato sul sito ufficiale dell’iniziativa – ottiene biglietti virtuali validi per estrazioni di premi in denaro sia per il consumatore sia per l’esercente che ha emesso lo scontrino.
A dire la verità uno scontrino corrisponde a più biglietti: per ogni euro speso si ottiene un ticket, fino a un massimo di mille per il singolo acquisto. Se spendo cento euro, in altre parole, ho cento biglietti che concorrono in quella che, poi, è una normale lotteria. Ogni settimana, al giovedì sono estratti 15 premi da 25mila euro per i consumatori e altrettanti (ma da 5mila ciascuno) per gli esercenti. Sono previste poi dieci estrazioni mensili da 100mila euro per gli acquirenti e dieci da 20mila euro per gli esercenti. Infine, il jackpot: una volta all’anno in palio ci sono 5 milioni di euro per il cliente e un “solo” milione per il commerciante. Che – come tutte le altre vincite – non sono tassate.
Oggi, alle orecchie dei più, il meccanismo suona come un ricordo lontano ma – anche facendo decisamente poco rumore – la ruota gira ancora. L’ultima estrazione settimanale, per esempio, si è tenuta pochi giorni fa: il 27 agosto. Anche se nel 2021, quando ancora era leader dell’opposizione, Giorgia Meloni definì la lotteria degli scontrini «vergognosa» e «un’idiozia», la misura non è stata cancellata dalla Meloni in versione governativa, ma ha continuato a essere finanziata e a distribuire premi. Nel solo 2025, secondo il Report integrato di Sogei, la società del Ministero dell’Economia che gestisce l’infrastruttura tecnologica della lotteria degli scontrini, sono stati assegnati complessivamente 43,8 milioni di euro: 36,5 milioni ai consumatori e 7,3 milioni agli esercenti.
I premi rimangono invariati; a essere diminuita drasticamente è invece la partecipazione. Nel 2021 gli scontrini concorrenti erano quasi 132 milioni; nel 2024 sono scesi a 25.261.895. In tre anni, dunque, il numero di scontrini in gara si è ridotto di circa l’81 per cento. Anche la corsa a procurarsi il codice si è raffreddata: secondo i dati citati nelle risposte a interrogazioni parlamentari sul tema, nel 2021 ne erano stati generati circa 4,7 milioni, nel 2024 ne sono stati richiesti appena 668mila.
Quando la misura fu introdotta, la relazione tecnica ipotizzava che potesse produrre circa 77 milioni di euro l’anno di maggiori entrate. A quasi sei anni dall’avvio, però, nessuno, nemmeno le risposte in aula hanno quantificato quanta evasione sia stata effettivamente recuperata grazie alla lotteria. E non sono ancora noti nemmeno i risultati di un’indagine specifica sulla gestione della lotteria programmata nel 2023 da parte della Corte dei conti, che già nel 2021 aveva parlato di scarso successo dell’iniziativa rilevando anche che oltre metà delle operazioni proveniva dalla grande distribuzione per la quale – si capisce – l’emersione dell’evasione fiscale è meno cogente.
Per contrastare il calo della partecipazione e rilanciare la lotteria si attende ora di rendere il gioco istantaneo, con un QrCode sullo scontrino da inquadrare che permetta di scoprire subito se si è vinto. Ma ad oggi la novità, introdotta alla fine di giugno 2022 durante il governo Draghi, non risulta ancora partita. Intanto lo Stato continua a distribuire decine di milioni di euro ogni anno attraverso una lotteria che ha perso circa quattro quinti degli scontrini partecipanti. Forse è il momento buono di assecondare la proposta del terminale: dire sì, generare un codice lotteria e tentare la fortuna.
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