Il miele dei frati: a Camerino le api entrano in convento
Il 12 e 13 settembre, a Renacavata, lì dove nel 1528 nacque il primo convento dell'Ordine dei frati minori cappuccini, si svolge una manifestazione promossa dall'Associazione delle Città del Miele per valorizzare l'apicoltura nei monasteri italiani. E raccontare secoli di storia e saperi attraverso una chiave di lettura insolita

L’alveare e il convento. Due mondi che si incontrano. A cominciare dal lavoro, quello paziente e quotidiano, fatto di gesti che si ripetono e di compiti diversi che concorrono al bene comune. Nell’alveare ciascuna ape, sembra conoscere la propria parte e insieme costruiscono una comunità, una società praticamente perfetta; nei monasteri e nei conventi, da secoli, uomini e donne hanno fatto della comunità una forma di vita, mettendo in comune tempo, lavoro, conoscenze, preghiera. Due mondi che vivono con la consapevolezza che nessuno basta a se stesso e ciò che si costruisce appartiene a tutti. Sarà forse anche per questo che le api, "sorelle api" direbbe san Francesco, hanno trovato nei monasteri, da sempre, una casa naturale. Fin dal Medioevo, monasteri e conventi furono luoghi di conservazione e trasmissione delle conoscenze sull’apicoltura. Benedettini e cistercensi svilupparono tecniche avanzate per la gestione degli alveari, favoriti anche dagli ambienti rurali ricchi di orti, piante aromatiche e fioriture. Il miele era un alimento prezioso, come altri prodotti dell’alveare con le loro proprietà benefiche, così come la cera serviva per le candele ad illuminare i luoghi di culto. L’apicoltura entrava nella vita quotidiana del monastero, insieme alla coltivazione della terra e alla cura dell’orto. Un patrimonio di storie, conoscenze e produzioni antiche che ancora oggi attraversa l’Italia. Sono tanti, infatti, da Nord a Sud, i monasteri, le abbazie e i conventi dove le api continuano a essere allevate, dove il miele viene prodotto dalle comunità religiose oppure insieme agli apicoltori del territorio. Esperienze piccole, talvolta appartate, ma che raccontano un rapporto antico tra spiritualità, lavoro e natura. È dentro questa geografia poco conosciuta che si inserisce "Miele in Convento", la prima edizione dell’iniziativa in programma il 12 e 13 settembre a Renacavata, Camerino, nel convento dei Frati Cappuccini. Due giornate per raccontare proprio questo incontro fra il mondo delle api e quello della vita religiosa, trasformando il miele in una chiave originale per entrare nella storia, nei saperi e nel paesaggio di un luogo. E Renacavata non poteva essere scenario più significativo: fondato nel 1528, è storicamente riconosciuto come il primo monastero dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Qui la dimensione comunitaria della vita dei frati incontra ancora oggi quella della terra.






A Renacavata si potrà ripercorrere la storia dell’apicoltura attraverso una testimonianza che sembra arrivare da un altro tempo: il Sant’Ambrogio in bugno, l’antico alveare di paglia utilizzato prima della diffusione dell’arnia a telaini, che avrebbe segnato la nascita dell’apicoltura moderna. Si chiama così perché Sant'Ambrogio è il patrono degli Apicoltori. La storia è questa: «Ambrogio ha pochi mesi di vita, forse un anno soltanto. Dorme placido nella sua culla, quando uno sciame d’api gli copre il volto, entrando e uscendo dalla sua bocca come in un favo. La balia è spaventata e cerca di scacciare gli insetti, temendo possano far del male al bambino. Ma il padre la ferma, intuisce che non è un fatto normale e, con paterna trepidazione, attende l’evolversi del prodigio. Infatti, poco dopo le api si levano in volo a così grande altezza da sottrarsi allo sguardo umano. Il padre, colpito dall’evento, esclama: se questo bambino vivrà, diventerà qualcosa di grande». E così fu.
Durante la due giorni marchigiana sarà possibile osservare le api da vicino nell’apiario didattico, visitare gli spazi monastici e il museo, ascoltare racconti e scoprire quanto di quella sapienza sia ancora vivo. Per i bambini ci saranno minicorsi dedicati all’apicoltura e una merenda a base di miele. Nel refettorio del convento il miele arriverà invece sulla tavola, protagonista di due menù speciali che lo metteranno in dialogo con la cucina del territorio. E ci sarà la possibilità di approfondire il ruolo del miele nell’alimentazione attraverso un incontro e degustazioni curate dai giovani esperti della Facoltà di Chimica degli alimenti dell’Università di Camerino, guidati dal professor Gianni Sagratini. Completerà il programma una mostra mercato dedicata al miele e ai prodotti tipici.
L’iniziativa nasce con il Comune di Camerino insieme ai frati del convento, al Consorzio Apicoltori di Macerata, all’Associazione Turistica Pro Camerino e a Le Città del Miele, la rete nazionale nata nel 2001 che riunisce i territori italiani nei quali il miele è parte dell’identità locale. Camerino è una delle sette Città del Miele della provincia di Macerata, insieme a Matelica, Monte Cavallo, Montelupone, Sarnano, Urbisaglia e Valfornace. Quella delle Città del Miele è una rete che permette di disegnare una singolare carta dell’Italia attraverso le api. Perché il miele, come il vino, racconta il luogo dal quale nasce. Cambiano le fioriture e cambia il gusto: i boschi, i prati, le colline, la macchia mediterranea diventano altrettante geografie del miele. Così si può passare dal rododendro delle montagne valdostane al timo ibleo di Sortino, dal corbezzolo della Sardegna ai millefiori di montagna dell’Appennino, raccontando attraverso il gusto una straordinaria varietà di paesaggi. Seguire le api significa attraversare territori diversi, conoscere agricoltori e apicoltori, entrare nei piccoli musei dedicati all’apicoltura, incontrare feste e tradizioni che hanno trasformato un prodotto agricolo in un racconto di comunità.
La comunità delle api, quella dei frati e dei monaci, quella della gente che anima un borgo. Comunità diverse, unite dalla stessa trama di gesti, lavoro e cura. E forse è proprio questo che un viaggio nel mondo del miele può insegnare: per conoscere davvero un territorio bisogna fermarsi, ascoltare chi lo custodisce, scoprire il filo invisibile che lega la terra a chi la abita. Un viaggio lento e dolce seguendo il ronzio delle api.
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