Pacifista alla prova

La leva, odiata allora, si rivela col tempo un’esperienza di crescita
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September 6, 2026
I giovani maschi di oggi sono fortunati. Io a diciannove anni sono partito per il militare. Ai tempi non la scampavi. E per un pacifista quale ero (e sono tuttora) la frustrazione era massima. Allora pensai: via il dente via il dolore, nessun rinvio per ragioni di studio. La verità è che speravo di essere riformato d’ufficio, ma non accadde.
Peraltro, anche chi ci puntava millantando agganci altolocati - un conoscente sottosegretario, un condomino ex-generale di corpo d’armata, uno zio cardinale - si ritrovava in divisa come tutti gli altri. Certo, una spintarella era utile per ottenere l’assegnazione a una caserma vicino casa o il congedo anticipato per motivi di salute. Per quanto mi riguarda, vado orgoglioso di non aver usufruito di alcun favore, né di averlo cercato. Mi sono sorbito quasi quattordici mesi di leva obbligatoria soffrendo (un poco), imprecando (molto) e contando ogni giorno i giorni che mancavano alla fine.
Eppure, col senno di poi, mi tocca riconoscere che devo parecchio a quell’esperienza. Ho preso coscienza di certi miei limiti e ho imparato a cavarmi d’impaccio. Senza contare le tante persone generose affettuose perbene che ho conosciuto. Il pacifista che è in me non lo ammetterà mai, ma il giorno del congedo mi sono commosso (molto) e ho pianto (un poco).

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