La lezione sia un momento di cura. Il mio augurio alla scuola

Invitati a leggere Manzoni e poi a discuterne insieme, nasce un confronto sulla conversione dell’Innominato: quando è veramente cominciata? E di cosa si tratta?
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September 8, 2026
La lezione sia un momento di cura. Il mio augurio alla scuola
Un primo giorno di scuola al liceo Newton di Roma
Nadia viene dall’Est. È arrivata in Italia da bambina, si è integrata molto bene. A scuola è curiosa, gentile: sa relazionarsi in maniera positiva con i prof e i compagni. Ci tiene: si impegna, vuole fare bene. Sono il suo prof di lettere: la vedo sempre attenta e partecipe. Ciò che propongo le piace: si mette in gioco, sa lasciarsi colpire e provocare da una poesia o da un brano. L’italiano però non è comunque la sua lingua madre, per cui, quando in seconda iniziamo a leggere in classe “I promessi sposi”, il periodare manzoniano è per lei una grande sfida. Amo Manzoni: lo leggerei e rileggerei per ore, ogni paragrafo è un grande piacere. Il testo però per molti studenti del biennio è ostico, soprattutto per chi in casa propria parla un’altra lingua. In quella seconda superiore se la cavano bene, ma la mia mediazione di docente risulta fondamentale. La lettura della prima metà del romanzo scorre via liscia, poi arriviamo al grande momento: l’incontro con l’innominato. La vicenda dell’innominato è il cuore del romanzo. L’innominato è un criminale spietato, temuto da tutti, inclusi i signorotti come don Rodrigo, l’antagonista. Per conto di quest’ultimo fa rapire Lucia, la protagonista, e la fa portare nel suo castellaccio, sulla cima di un monte. Manzoni racconta in modo impeccabile il terrore della giovane donna, imprigionata in una stanza con una vecchia del castello a sorvegliarla. Lucia si dispera a tal punto che non vuole nemmeno sdraiarsi sul letto e resta a terra, raggomitolata in un cantuccio. L’innominato intanto incontra il Nibbio, il capo dei suoi bravi, che ha guidato la spedizione per rapire Lucia e che gliene fa il resoconto. Dice però qualcosa che lo colpisce profondamente: Lucia gli ha fatto compassione. L’innominato è basito: cosa può saperne uno come il Nibbio di compassione? Così si decide e va a incontrare Lucia.
Lucia lo implora, vede incredibilmente del buono in lui, gli chiede di essere liberata, gli mostra tutta la propria fragilità. L’innominato ne è turbato e tenta in qualche modo di confortarla. La vecchia, presente alla scena, trasecola: non è da lui, cosa sta accadendo? Accade che l’incontro con Lucia ha aperto una crepa nell’innominato. Manzoni descrive la sua notte insonne, travagliata, il suo infinito esame di coscienza, che culmina addirittura nel pensiero di farla finita. Ma poi il mattino e le campane lo sorprendono: c’è una festa, è arrivato in visita il Cardinale di Milano, Federigo Borromeo. L’innominato, inaspettatamente, si presenta da lui e viene ricevuto. Resta fermo, non sa cosa dire, ma il Cardinale gli va incontro come si fa con un figlio amato. Di fronte a quel primo passo, a quell’amore gratuito e immeritato che lo precede e accoglie, le difese dell’innominato crollano e si compie la sua conversione. Queste sono le pagine di straordinaria densità che ci aspettano. E io decido di correre un rischio. Ho davanti una classe creativa, piena di energia: in molti spesso intervengono per dire la loro. Così oso: chiedo agli studenti di dividersi in gruppi e assegno la lettura personale dei capitoli dell’innominato a ciascun gruppo. Li sfido a stare di fronte al testo da soli, nel momento più intenso del romanzo. Voglio che si trovino faccia a faccia con Manzoni, che reagiscano alle sue parole. Il compito di ogni gruppo è semplice: leggere quelle pagine insieme o individualmente, dandosi degli obiettivi di lettura lezione per lezione; discutere di ciò che hanno letto, di come hanno agito i personaggi, di cosa pensano e, alla fine, proporre alla classe un lavoro di gruppo assolutamente personale, che racconti come il capolavoro manzoniano abbia concretamente parlato alla loro vita.
L’attività ha un successo sorprendente, oltre le mie più rosee aspettative: diversi studenti, a fine anno, diranno che sono state le loro ore preferite di tutto il corso perché si sono sentiti protagonisti. Mentre giro tra i gruppi, li vedo discutere con passione, coinvolti, a volte addirittura polemici. Gesticolano, alzano la voce, ci tengono a dire la loro. Parteggiano per un personaggio o per un altro, ne difendono o ne criticano l’agire, si schierano; a volte devo invitarli ad abbassare la voce, a parlare uno per volta, a incanalare il loro entusiasmo dirompente. Alla fine arriva il giorno in cui ogni gruppo espone alla classe il proprio lavoro. Devo ammettere che un po’ mi è mancato non aver letto quei brani ad alta voce, così, prima di far parlare i ragazzi, non resisto e parlo io. Chiedo loro se hanno notato come la conversione dell’innominato non avvenga con uno schema rigido, lineare, secondo le nostre aspettative. Spiego che l’innominato non chiede espressamente il perdono prima di ottenerlo, non espia ciò che può espiare per conquistare la misericordia di Dio. Il perdono, così come l’amore e la misericordia, non si ottiene con i nostri soli sforzi: è un dono gratuito che ci precede, che chiede aprirci per riceverlo. La conversione dell’innominato avviene nel momento in cui il Cardinale lo accoglie e gli va incontro: il perdono precede la conversione e la innesca, concludo.
Tutti seguono attenti. Mi sento soddisfatto: credo aver condiviso una chiave di lettura importante. Inizia l’esposizione dei vari gruppi. Emergono temi importanti: il legame tra giustizia e riparazione, il fatto che non esistano persone cattive fino in fondo, la visione di Dio di Lucia, dell’innominato e del Cardinale. Poi tocca al gruppo di Nadia. Parlano prima i suoi compagni, lei interviene per ultima. È rimasta molto colpita da tutta la vicenda, evidentemente la lettura e la discussione in gruppo l’ha aiutata anche con quella lingua per lei ostica. Nadia interviene e, con poche parole, mi lascia di stucco. «Prof, io non sono del tutto d’accordo con quello che lei ha detto. Secondo me l’innominato non si converte quando il cardinale lo accoglie e gli va incontro per primo. Secondo me l’innominato si converte molto prima. L’innominato di converte quando si prende cura di Lucia, perché prendendosi cura della fragilità di Lucia in realtà si sta prendendo cura anche della sua parte più fragile e ferita». Resto senza fiato. Ha ragione lei. Nadia, la ragazza dell’Est, che con la lingua di Manzoni fa fatica, ha capito i Promessi spossi meglio di me, prof di lettere, madrelingua italiano, che li spiego da vent’anni. Ripenso alle sue parole anche nel pomeriggio e nei giorni successivi. È vero: le conversioni della nostra vita chiedono di passare attraverso una crisi, perché ognuno di noi ha le sue notti dell’innominato. È vero: le vere conversioni non accadono perché ci sforziamo e siamo bravi e impeccabili, ma perché scopriamo un amore che ci accoglie e ci precede. Ma forse, come dice Nadia, il punto esatto di svolta è la cura, il prendersi cura di qualcuno anche con un piccolo gesto concreto. Quel passo, magari apparentemente insignificante, è ciò che mette in moto tutto, è ciò che rivela un cambio di prospettiva decisivo. È una mano tesa che dona e insieme si aggrappa a qualcosa di nuovo, una piccola crepa che può diventare uno squarcio da cui la luce irrompe, perché solo curando l’altro possiamo guarire noi stessi.  È questo l’augurio che faccio a me stesso, a tutti i miei studenti e a tutti i lettori all’inizio di questo anno scolastico: sfruttare ogni lezione perché sia un momento di cura. Ogni materia a scuola può generare bellezza, può farci sprofondare nella meraviglia della realtà che ci circonda. E, se ciò accade, impariamo a vedere meglio gli altri, a sopravvivere alla bruttura e alla superficialità. Impariamo a coltivare, a prenderci cura, a guarirci e a guarire. E forse il compito della scuola è proprio questo: formare i ragazzi a essere persone che custodiscono e coltivano il loro piccolo pezzo di mondo, come un giardino, ognuno nell’ambito che sceglierà.
Marco Erba è insegnante e scrittore

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