L'8 settembre la festa della nascita di di Maria. I "titoli" della Madre di Dio nella tradizione bizantina

Gli inni composti per la festa dell'8 settembre riprendono e intrecciano citazioni dell'Antico Testamento. Che i teologi poeti d'Oriente hanno riletto dandone una esegesi di carattere cristologico e, quindi, mariologico
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September 8, 2026
L'8 settembre la festa della nascita di di Maria. I "titoli" della Madre di Dio nella tradizione bizantina
La Natività di Maria in un’icona che si ispira alla tradizione bizantina
La tradizione bizantina inizia il ciclo o l’anno liturgico il giorno 1° settembre e la prima delle grandi feste la troviamo il giorno 8 dello stesso mese con la Natività della Madre di Dio. I tropari (brevi canti o preghiere ritmiche della liturgia bizantina che esprimono il mistero della festa o del santo celebrato nel giorno, ndr) della liturgia di questo giorno sono un intreccio di citazioni bibliche veterotestamentarie di cui i teologi poeti che ne sono gli autori fanno una lettura e una esegesi di carattere cristologico e quindi mariologico. Ad una prima lettura colpisce la quantità di titoli dati a Maria in questa festa. Un primo esempio è un tropario del giorno 7 settembre, vigilia della festa, in cui si raccolgono una dozzina di titoli presi da una altrettanto abbondante lista di citazioni del libro dell’Esodo, dei profeti e dei salmi: «Gioisci, ricapitolazione dei mortali; gioisci, tempio del Signore; gioisci, monte santo; gioisci, mensa divina; gioisci, candelabro tutto luminoso; gioisci, vanto dei veri credenti, o venerabile; gioisci, Maria, Madre del Cristo Dio; gioisci, tutta immacolata; gioisci, trono di fuoco; gioisci, dimora; gioisci, roveto incombusto; gioisci, speranza di tutti».
Un altro dei titoli dati a Maria che la liturgia della festa mette in evidenza è quello di “cielo e trono di Dio”: «Oggi Dio, che riposa sui troni spirituali, si è apprestato sulla terra un trono santo; colui che ha consolidati i cieli con sapienza, nel suo amore per gli uomini si è preparato un cielo vivente: perché da sterile radice ha fatto germogliare per noi, come pianta portatrice di vita, la Madre sua... Esulti il cielo, si allieti la terra, perché è stato partorito sulla terra il cielo di Dio: la sposa di Dio, secondo la promessa. La sterile allatta Maria bambina, e Gioacchino gioisce per questo parto, dicendo: Mi è stato partorito il virgulto dal quale il fiore, Cristo, è germogliato dalla radice di Davide. O prodigio veramente straordinario!». Maria è anche presentata come la pianta che porta la vita, da cui germoglia Cristo. Notiamo anche il titolo “sposa di Dio”, che sarà presente in tanti testi della tradizione bizantina.
Un altro dei titoli dati a Maria che troviamo ripetutamente presente nella celebrazione odierna è quello di “porta”, che scopriamo a partire dalla lettura cristologica del testo di Ezechiele 44, 1ss. «Questo è il giorno del Signore, esultate, popoli: poiché ecco, il talamo della luce, il libro del Verbo della vita, è uscito dal grembo; la porta che guarda a oriente è stata generata, e attende l’ingresso del sommo sacerdote, lei che introduce nel mondo, sola, il solo Cristo, per la salvezza delle anime nostre».
Notiamo come l’incarnazione del Verbo di Dio porta anche a dare a Maria il titolo di “Libro del Verbo”, perché in essa è stato “scritto” Colui che è la Parola, ed essa ha partorito nella carne il Verbo, il Creatore dell’universo: «...risplende Maria, che ha partorito nella carne il Dio dell’universo, da grembo senza seme, oltre la natura: unica porta dell’Unigenito Figlio di Dio, che attraversandola l’ha custodita chiusa, e tutto disponendo con sapienza come egli sa, per tutti gli uomini ha operato la salvezza».
La porta attraversata dal Signore e rimasta chiusa, è prefigurazione e tipo della verginità perpetua di Maria: «Il profeta ha chiamato la santa Vergine porta invalicabile, custodita per il solo Dio nostro: per essa è passato il Signore, da essa procede l’Altissimo e la lascia sigillata, liberando la nostra vita dalla corruzione».
Uno dei tropari del mattutino della festa collega quattro citazioni veterotestamentarie che la tradizione dei Padri ha sempre letto in connessione con l’incarnazione, e ne fa un tropario che diventa quasi una professione di fede nell’incarnazione del Verbo di Dio, cantata e celebrata in forma poetica: «Monte, porta celeste e scala spirituale ti ha divinamente profetizzata il sacro coro: poiché da te è stata tagliata la pietra non toccata da strumento umano; e sei chiamata anche porta per la quale è passato il Signore dei prodigi Dio dei padri nostri».
I testi della liturgia odierna fanno accenno ancora alle figure di Gioacchino ed Anna, genitori della Madre di Dio. Due tropari dell’ufficiatura del mattutino, opera di Romano il Melode (+555), che è uno dei più grandi innografi della tradizione bizantina, accostano in modo poetico e teologico allo stesso tempo la figure dei genitori di Maria con Adamo ed Eva da una parte, e dall’altra la preghiera insistente di Gioacchino e la sterilità di Anna offerte al Signore: «Gioacchino e Anna sono stati liberati dall’obbrobrio della sterilità, e Adamo ed Eva dalla corruzione della morte, o immacolata, nella tua santa natività: anche il tuo popolo la festeggia, riscattato dalla pena dovuta alle nostre colpe... La preghiera e il gemito di Gioacchino e Anna per la loro sterilità e mancanza di prole, sono giunti accetti alle orecchie del Signore, ed essi hanno prodotto al mondo un frutto portatore di vita; l’uno compiva sul monte la sua preghiera, e l’altra portava il suo obbrobrio in un giardino: ma con gioia la sterile partorisce la Madre di Dio, la nutrice della nostra vita».
esarca apostolico
di Grottaferrata

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