Dal Mediterraneo alla Manica per le donne la migrazione è più dura che mai
A Dunkerque, il campo viene sgomberato ogni settimana e l’accoglienza delle straniere sole o con bimbi resta a ostacoli. Molte hanno subito violenze lungo il percorso e anche in Francia

Hanno percorso a piedi paesi interi, dall’Africa all’Europa. Hanno attraversato il mare su carrette e gommoni stracarichi pronti a ribaltarsi ad ogni onda. Hanno provato la paura di essere intercettate in mare e deportate in Libia, nell’inferno dei centri di detenzione, vittime di violenze e stupri. Ma, giunte sulle sponde francesi della Manica, pronte per l’ultimo “salto” e sbarcare così in Gran Bretagna, l’orrore continua. Violenze, muri e respingimenti sono all’ordine del giorno anche nel cuore del Vecchio Continente. «Non ci sono più le barche che partono dalla spiaggia – racconta Nihal Osman, coordinatrice del programma di Medici senza frontiere in Francia - Quello che vediamo oggi sulla costa settentrionale della Francia è molto diverso rispetto al passato. Le persone che cercano di attraversare la Manica e raggiungere l’Inghilterra sono ormai costrette a imbarcarsi direttamente dal mare».
Le taxi-boat ferme al largo
Le imbarcazioni che un tempo partivano dalla riva sono quasi scomparse: oggi vengono utilizzate delle vere e proprie “taxi-boat”, che si fermano al largo. Per raggiungerle, le persone devono entrare in acqua e camminare anche per 50-100 metri, cercando di evitare i controlli sulla spiaggia. Questo rende la traversata ancora più pericolosa, soprattutto per le donne, che spesso portano con sé bambini o bagagli e, in alcuni casi, sono incinte. I rischi della traversata sono aumentati per tutti ma soprattutto per loro. «Molte delle persone che incontriamo a Dunkerque hanno già attraversato paesi e continenti, il Mediterraneo centrale o l’Europa a piedi, affrontando esperienze estremamente pericolose. La maggior parte proviene da paesi colpiti da conflitti o da gravi crisi politiche, come Somalia, Eritrea, Etiopia e Sudan – prosegue la sua testimonianza Nihal - Quando si preparano a tentare la traversata, alcune persone hanno un giubbotto salvagente, altre non ne hanno. Sulla costa la presenza della polizia è molto forte. Ci sono filo spinato, camion con idranti schierati anche di notte e droni che sorvegliano continuamente le spiagge e le dune circostanti».
L’obiettivo di tutto questo, naturalmente, è di rendere sempre più difficile il tentativo di attraversamento. «Il fatto che oggi le persone non possano più imbarcarsi direttamente dalla riva è anche una conseguenza di questa presenza massiccia della polizia. È parte della strategia attualmente applicata in Francia: intercettare i tentativi di attraversamento il più lontano possibile e il prima possibile». La strategia della Francia, combinata alla presenza massiccia delle forze dell’ordine sulle spiagge, «porta a situazioni drammatiche – racconta l’operatrice -. Una donna ci ha raccontato di essere stata picchiata mentre teneva in braccio il figlio, che è caduto durante l’aggressione, e di essere stata nuovamente colpita mentre era a terra accanto a lui».
L’obiettivo di tutto questo, naturalmente, è di rendere sempre più difficile il tentativo di attraversamento. «Il fatto che oggi le persone non possano più imbarcarsi direttamente dalla riva è anche una conseguenza di questa presenza massiccia della polizia. È parte della strategia attualmente applicata in Francia: intercettare i tentativi di attraversamento il più lontano possibile e il prima possibile». La strategia della Francia, combinata alla presenza massiccia delle forze dell’ordine sulle spiagge, «porta a situazioni drammatiche – racconta l’operatrice -. Una donna ci ha raccontato di essere stata picchiata mentre teneva in braccio il figlio, che è caduto durante l’aggressione, e di essere stata nuovamente colpita mentre era a terra accanto a lui».
Le proteste anti-migranti
Ma anche dall’altra parte della Manica, da tre giorni va in scena una “protesta” anti-migranti. L’ultima, domenica sera, con circa 500 persone giunte sul porto di Portsmouth, nella contea dell’Hampshire, dopo aver saputo dello sbarco attraverso la Manica di un ultimo gruppo di circa 150 “clandestini”. La “marcia” segue quella analoga svoltasi venerdì scorso a Dover, nel Kent, dove il porto è stato bloccato per un paio d’ore da alcune centinaia d’individui vestiti di nero e col volto mascherato da passamontagna.
Lo sgombero dei campi
La strategia di sicurezza messa in campo dal governo francese non passa solo dai controlli alle frontiere. Da anni infatti gli operatori umanitari assistono anche allo sgombero dei campi in cui vivono. «Durante le operazioni di sgombero, gli effetti personali delle persone vengono spesso distrutti. Si perdono le tende, i telefoni, gli oggetti personali, tutto ciò che permette di restare in contatto con familiari e amici e, in alcuni casi, persino i documenti di identità».
Manca un sistema di accoglienza
«Non c’è un sistema di accoglienza adeguato. È anche per questo che Medici Senza Frontiere ha creato un rifugio d’emergenza dedicato alle donne e ai bambini». Negli ultimi tempi, inoltre, si registra un aumento significativo del numero di donne che arrivano sulla costa. Molte di loro hanno subito violenze sessuali lungo il percorso. In alcuni casi, anche dopo il loro arrivo in Francia. Sperano di raggiungere l’Inghilterra, ma possono rimanere bloccate per lungo tempo al confine. E anche quando riescono ad arrivare in Inghilterra vengono poi detenute e rimandate in Francia. «Abbiamo incontrato persone che non sapevano nemmeno dove si trovassero. Non sapevano in quale paese fossero, né quale procedura avessero attraversato. Erano in uno stato di estrema sofferenza e disorientamento. È l’immagine di un circolo vizioso. Persone che arrivano in Francia, attraversano la Manica, vengono rimandate indietro dall’Inghilterra e tornano nuovamente verso il confine franco-britannico per tentare un’altra volta una traversata estremamente pericolosa».
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