Le case inagibili, il centro transennato, il caos contributi: Pozzuoli resta chiusa per sisma
di Antonio Averaimo, Napoli
A più di un mese dalla scossa del 31 luglio, la città fa i conti con oltre 4mila sfollati e gli abitanti ancora segnati dalla paura. Il nuovo decreto del governo stanzia 100 milioni, ma resta l’emergenza. E ci sono anche 19 chiese coi sigilli

Agli inizi di settembre, Pozzuoli è una città ancora ferma al 31 luglio scorso, quando la scossa di terremoto più forte mai avvertita da queste parti assestò il colpo di grazia a una popolazione che da due anni convive con l’incubo di una terra pronta a tremare in qualsiasi momento. «Ma stavolta non è come le altre volte», dice lapidario il proprietario di un bar vicino al porto, l’unica zona della città dove la vita sembra tornare lentamente a rifiorire, grazie alla ripresa dei collegamenti con le isole del Golfo. «Se si fossero fermati anche quelli, sarebbe stata davvero la fine». Sul Lungomare Pertini, quasi nessuno fa jogging o passeggia davanti allo spettacolo delle acque del Golfo di Napoli. C’è solo qualche bambino che gioca sulle giostrine, accompagnato dalla mamma. Dal 24 maggio 2024 ci sono stati cinque sismi di magnitudo superiore a 4.0, compreso quello di fine luglio di 4.7, vicino alla soglia critica di 5.0. Questa volta c’è da fare i conti con danni estremamente più seri rispetto al passato, tradotti in centinaia di abitazioni dichiarate inagibili e oltre 4mila sfollati. Le transenne sono in ogni angolo del centro. Uffici postali, sedi dell’Asl e banche sono ancora chiusi. Anche a diciannove chiese sono stati apposte i sigilli, e alcuni parroci celebrano nelle piazze della città. Uno di loro, don Tonino Russo, ha la casa canonica danneggiata e rientra di fatto tra le persone sgomberate.
L’ennesima crisi bradisismica vissuta da Pozzuoli è iniziata nel 2005. È proprio il bradisismo – il fenomeno di sollevamento e abbassamento del suolo generato dall’attività vulcanica della caldera dei Campi Flegrei sulla quale sorge questo Comune di 74mila abitanti – all’origine dei terremoti che si verificano nella zona. Dopo l’ultima scossa, il governo è intervenuto con un nuovo decreto ad hoc che stanzia altri 100 milioni e innalza dal 50 al 70% la copertura offerta dallo Stato per mettere in sicurezza gli edifici con danni e il loro adeguamento sismico. «Il contributo statale per gli sfollati dev’essere portato al 100%, esattamente com’è stato fatto in altre parti d’Italia: è impensabile chiedere ai proprietari di farsi carico di lavori che possono rivelarsi costosissimi», rivendica Raffaele Postiglione, referente della rete “Pozzuoli esiste ancora”, che ha fatto pervenire all’esecutivo un blocco di proposte per migliorare il provvedimento da convertire ancora in legge. «Si tenga conto poi che, dopo i terremoti precedenti all’ultimo, più della metà di chi aveva richiesto i soldi per le ristrutturazioni se li è visti rifiutati: chiediamo perciò che vengano erogati ugualmente, anche in caso di piccole difformità che non minano la stabilità dell’edificio. A più di un mese dal sisma del 31 luglio, il governo si è rivelato ampiamente impreparato a gestire questa situazione, e noi – avverte Postiglione – siamo pronti a portare la nostra mobilitazione fino a Roma, davanti all’intero Paese». La gran parte delle famiglie sgomberate non ha trovato ancora una casa, nonostante possano beneficiare di un contributo autonoma sistemazione che va da 400 a 900 euro a seconda della composizione del nucleo familiare, e al momento si appoggia perlopiù presso parenti.
Chi ha un’abitazione da affittare preferisce infatti destinarla alla locazione breve o farne un bed and breakfast, in un momento favorevole al turismo per Napoli e con l’America’s Cup alle porte. Ma con l’ultima scossa è partita anche una speculazione che sembra puntare proprio ad approfittare dell’emergenza e del bisogno di case degli abitanti di Pozzuoli. Valentina Scepi e la sua famiglia erano stati già sgomberati nel maggio 2025 in seguito a un altro terremoto. Con grande difficoltà avevano trovato una casa in affitto in un altro palazzo, che pure è stato dichiarato inagibile dopo la scossa di fine luglio. Ora vive con suo marito e la figlia dalla cognata ed è in cerca di una terza sistemazione. «Ma è impossibile trovare una casa a meno di 800-900 euro, senza contare gli anticipi di più di mesi chiesti dai proprietari. Non resta che rassegnarci ad andare via da Pozzuoli, dov’è tutta la nostra vita», è lo sfogo della donna. Una cinquantina di sfollati dorme invece nel Palatrincone, che si trova a Monterusciello, dove migliaia di puteolani furono “deportati” nel corso della crisi bradisismica degli anni ’80, nei letti sistemati ai lati del campo da gioco. Loro non hanno trovato nemmeno un parente che li ospiti.
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