La scuola sta per iniziare, ma in cattedra ci sono ancora troppi precari

Il ministro Valditara rivendica la copertura di tutti i ruoli. Protestano i sindacati: «Sul sostegno le supplenze stanno assumendo dimensioni abnormi»
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September 7, 2026
Studenti a Roma, il primo giorno di scuola dell'anno scorso
Studenti a Roma, il primo giorno di scuola dell'anno scorso
«Il nuovo anno scolastico parte con tutti i docenti in cattedra», è l’annuncio del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Ma i sindacati della scuola storcono il naso e mettono in evidenza le «ombre molto dense e molto estese», ricorda la segretaria generale della Cisl-Scuola, Ivana Barbacci, che si nascondono dietro i numeri. Alla vigilia della ripresa delle lezioni (lunedì in provincia di Bolzano e via via nelle altre regioni, ultima la Puglia il 17 settembre), a tenere banco è, come sempre, la copertura delle cattedre. Stando ai dati diffusi in questi giorni dal Ministero, entro il 31 agosto sono state effettuate 37.430 immissioni in ruolo di docenti su posto comune, di sostegno e per l’insegnamento della Religione cattolica. Sempre a fine agosto sono state assegnate 118mila supplenze e confermati, su richiesta delle famiglie, 55.814 supplenti su posto di sostegno, quasi 10mila in più rispetto all’anno scorso, precisa il Ministero. Infine, è stata effettuata l’immissione in ruolo di 342 dirigenti scolastici sui posti vacanti nelle varie Regioni, entrati in servizio il 1° settembre. Infine, sempre il Mim comunica che «sono in fase di conclusione anche le assunzioni di 12.284 unità di personale Ata».
Ma, appunto, stando ai sindacati accanto alle luci non mancano le ombre. «Le luci riguardano l’aumento che quest’anno si registra nella percentuale di posti disponibili coperti con l’assunzione di insegnanti di ruolo – sottolinea Barbacci .–. Un aumento significativo, visto che con i numeri dichiarati dal Ministro siamo all’incirca all’80% di copertura, quasi dieci punti percentuali in più rispetto allo scorso anno». Le ombre, invece, riguardano, per esempio, «l’altissimo numero di posti da coprire con contratti precari, soprattutto per quanto riguarda il sostegno», evidenzia la segretaria della Cisl Scuola. «Il fenomeno sta assumendo dimensioni abnormi, poiché il numero dei posti in organico (128mila circa) è largamente insufficiente rispetto al reale fabbisogno – rilancia Barbacci –: basti pensare che l’anno scorso si è reso necessario attivare complessivamente quasi 275mila posti di sostegno, dunque più del doppio di quelli che sarebbe stato possibile coprire con i posti disponibili in organico di diritto, cioè con personale di ruolo».
Sul precariato insiste anche la Flc-Cgil: «Oltre i racconti di facciata, la realtà dei fatti è un’altra: oltre 200mila precari tra docenti e Ata, stipendi tra i più bassi d’Europa e continua perdita del potere d’acquisto», si legge in una nota. Scettico anche Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola: «Se per coprire i posti servono già circa 118 mila supplenze, significa che il sistema continua a reggersi sul lavoro precario. Anche sulle immissioni in ruolo i numeri vanno letti fino in fondo – aggiunge –: 37.430 assunzioni a fronte di 46.642 autorizzate significano che migliaia di posti destinati al ruolo non sono stati coperti». Il coordinatore della Gilda degli insegnanti, Carlo Vito Castellana, evidenza, invece, il paradosso di trovarsi «da un lato centinaia di migliaia di precari storici che mandano avanti gli istituti italiani con stipendi irrisori e senza tutele, e dall’altro avere procedure di reclutamento farraginose, continui concorsi e percorsi abilitanti onerosi».
Intanto, Save the children pubblica un dossier sulla riforma “4+2” degli istituti tecnici. Dopo due anni di sperimentazione, i nuovi percorsi entrano a regime con 10.532 iscrizioni, circa 5mila in più rispetto allo scorso anno scolastico. Complessivamente, si tratta dell’1,9% dei nuovi iscritti alle superiori. Una percentuale limitata anche perché «studenti e famiglie si trovano spesso disorientati, con difficoltà a comprendere le proposte offerte dalla riforma», sottolinea il dossier. Che prosegue: «Oltre alle scarse risorse informative, nella fase di orientamento c’è il rischio che le scelte tendano a riprodurre stereotipi e pregiudizi a scapito di studentesse e studenti con fragilità sociali e economiche. La riforma – si legge ancora nel Rapporto – potrebbe inoltre rafforzare i meccanismi di “selezione implicita”, ovvero che ostacoli diversi - dai vincoli informativi, a quelli socioeconomici, didattici, organizzativi e territoriali - si concentrino sugli stessi studenti e sulle stesse studentesse lungo più passaggi della filiera, restringendo le opportunità di chi parte da situazioni meno favorevoli per condizione socioeconomica, background migratorio, genere o storia scolastica».

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