Una proposta di legge per tutelare il diritto all'obiezione e dire no alla guerra
di Cinzia Arena
Da Emergency arriva una proposta di legge di iniziativa popolare per dire «no alla militarizzazione della società» Il magistrato Gallo: la legge è stata abolita nel 2010 il servizio militare solo sospeso

La guerra si sta normalizzando ed è diventata l’orizzonte permanente dello scenario politico mondiale. La corsa agli armamenti da un lato, con una spesa complessiva di 418 miliardi di dollari solo nella Ue, e il ripristino della leva militare, sia pure volontaria come hanno fatto Francia e Germania e come vorrebbe fare il governo Meloni, dall’altro sono realtà con le quali facciamo i conti ogni giorno anche in Italia. L’appello a non accettare questa visione dei conflitti armati, ben 65 nel 2025 quelli in corso, come inevitabili e anzi necessari arriva ancora una volta da Emergency che nel corso del suo Festival annuale, in corso a Reggio Emilia sino ad oggi, ha annunciato una legge di iniziativa popolare per il diritto all’obiezione di coscienza dal titolo “Io obietto la guerra” per garantire a tutti i cittadini la possibilità di rifiutarsi di prestare il proprio corpo, il proprio lavoro e il proprio tempo alla guerra.
L’iniziativa rientra nella campagna R1PUD1A (con il numero 1 al posto delle “i” a ricordare il riferimento all’articolo 11 della Costituzione) che da novembre 2024 ha raccolto l’adesione di oltre 250mila persone, 650 Comuni e 1500 scuole. Con R1PUD1A Emergency ha chiesto al governo di sospendere la collaborazione militare con Israele e ha promosso e partecipato ad iniziative contro il riarmo. Quello di ieri è un passo in avanti, il tentativo di gettare un cuore oltre l’ostacolo. La proposta di legge di iniziativa popolare (che per essere depositata ha bisogno di 50mila firme raccolte in sei mesi) verrà presentata ufficialmente ad ottobre. Ma il testo è già praticamente pronto. «Si tratta di un passaggio importante per noi: dalla denuncia alla tutela di un diritto fondamentale riconosciuto dalla carta dei diritti umani dell’Onu e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea» spiega Simonetta Gola, direttrice della Comunicazione di Emergency. «La militarizzazione della società è evidente, il tema della paura ci accompagna da mesi. Noi crediamo nella necessità di pensare a qualcosa di diverso, come ci ha insegnato il nostro fondatore Gino Strada. Vogliamo che venga riconosciuto un diritto che riguarda tutti, non solo i giovani che rischiano di dover tornare a fare il servizio militare, ma anche le donne e tutte le persone adulte, perché oltre all’obiezione alla leva prevede anche la possibilità di obiettare sul posto di lavoro » aggiunge Gola.
A spiegare nel dettaglio come sarà costituito il pdl di iniziativa popolare è Domenico Gallo, magistrato ed ex presidente di sezione della Corte di Cassazione che lo ha redatto insieme alla costituzionalista Alessandra Algostino e all’avvocata Veronica Dini. «Il punto di partenza è che l’obiezione di coscienza è un diritto fondamentale che deve essere tutelato, come ha riconosciuto la Corte costituzionale con una sentenza del 1991. Il problema è che il servizio militare è stato sospeso nel 2005 ma non abolito, la legge prevede che possa essere ripristinato con una delibera del Consiglio dei ministri in caso di guerra o grave crisi, e infatti i Comuni continuano ad aggiornare le liste di leva. Al contrario la legge sull’obiezione di coscienza, la 230 del 1998, è stata abolita nel 2010. Un pasticcio legale che, in caso di un ripristino della leva, renderebbe impossibile agli italiani esercitare il diritto di obiezione». Ma oltre alla questione giuridica, secondo il magistrato, c’è anche un tema culturale che va contrastato con altrettanta forza perché altrettanto pericoloso: «C’è un tentativo, direi un impegno della politica, di far diventare i nostri giovani dei guerrieri con iniziative nelle scuole decise dall’Unione Europea, la promozione della carriera miliare, giochi di ruolo ispirati alla guerra». Nel pdl di iniziativa popolare si punta a tutelare anche un altro tipo di obiezione: quella dei lavoratori che indirettamente, ad esempio nel campo della logistica, si trovano al servizio dell’industria delle armi loro malgrado. «Penso alla mobilitazione del porto di Ravenna e al fatto che i lavoratori hanno diritto di sapere che tipo di merce viene trasportata anche per una tutela della propria sicurezza e decidere di non volere contribuire alla guerra con il proprio lavoro» aggiunge Simonetta Gola.
Al momento il ritorno alla leva obbligatoria sembra essere per il nostro Paese lontano. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte ventilato un’operazione simile a quelle fatte da Francia e Germania, all’insegna della volontarietà. L’idea sarebbe quella di costituire una riserva militare ausiliare dello Stato, con determinate specializzazioni per aumentare il numero delle attuali forze armate almeno di diecimila unità. Si arriverebbe così a recuperare il gap più volte lamentato dalle forze armate sulla carenza di uomini a servizio della Difesa che attualmente sono circa 160mila.
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