Ascoltare, accogliere, educare all’amore
Persone lgbt: le diocesi raccontano le buone prassi

A Roma il primo convegno nazionale degli operatori pastorali che si rivolgono a persone omoaffettive e transgender: duecento i partecipanti,
una decina i vescovi. Illustrate le esperienze di Bari, Chiavari, Cremona e Firenze
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September 5, 2026
Ascoltare, accogliere, educare all’amore
Persone lgbt: le diocesi raccontano le buone prassi
Se un genitore viene messo in crisi dall’amore di un figlio omosessuale, anche la comunità ecclesiale deve sentirsi messa in crisi, deve interrogarsi, deve trovare risposte nuove, capaci di superare la logica del dentro o fuori. E quali sono queste risposte nuove? Quali interrogativi si pongono le comunità che hanno deciso di aprirsi all’ascolto e all’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender? Come stare vicino alle famiglie che vivono una situazione molto spesso ancora segnata dallo stigma dell’imbarazzo e dell’isolamento? Sono le domande più volte rimbalzate ieri al primo convegno nazionale degli operatori pastorali che si rivolgono alle persone lgbt. Tema tutt’altro che marginale, non solo perché se ne parla sia nei documenti del Sinodo della Chiesa universale (Gruppo di studio n.9) sia nelle Proposte del Cammino sinodale della Chiesa italiana, ma anche perché la maggior parte delle comunità hanno avviato percorsi di accompagnamento o stanno valutando come e quando intervenire. Un impegno a macchia di leopardo, segnato dallo sforzo di movimenti e associazioni presenti nelle varie diocesi e dalla sensibilità dei diversi pastori.
Ieri, di fronte a quasi duecento operatori pastorali che hanno occupato tutti i posti disponibili dell’aula della Curia generale dei Gesuiti, in Borgo Santo Spirito, a Roma, quattro vescovi – Bari, Cremona, Chiavari e Firenze – hanno raccontato come sia possibile avviare buone prassi di ascolto, accoglienza e integrazione delle persone lgbt. Tutti hanno sottolineato l’importanza degli spunti offerti da Amoris laetitia ma, come precisato dal vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, anche l’impegno di offrire piena dignità a tutti i credenti attraverso l’ascolto e lo stile familiare dell’accoglienza. Punti fermi del documento “Primi passi” preparato per la diocesi della Lombardia fin dal 2023 e oggi adottato da tutte le comunità lombarde. Un testo – ha spiegato Napolioni – in cui si offrono criteri per una lettura della situazione, si mettono in luce le esperienze di sofferenza vissute dai credenti lgbt, si sollecita il coinvolgimento delle famiglie e si offrono alcuni spunti pastorali per la costituzione di équipe diocesane dedicate a cui offrire una formazione periodica di alto livello.
L’ascolto delle persone e la formazione sono al centro anche del Coordinamento per la pastorale inclusiva avviata dalla diocesi di Bari-Bitonto. Nel messaggio inviato al convegno, l’arcivescovo Giuseppe Satriano ha messo in luce il cammino compiuto e l’impegno caratterizzato dall’accompagnamento delle famiglie in un clima di rispetto per la sensibilità di ciascuno. Tra le proposte già realizzate gli incontri con gli insegnanti di religione e il percorso di educazione all’amore, nella convinzione che una rinnovata attenzione ai temi della sessualità e dell’affettività possa rappresentare per i giovani la prova di un’attenzione non casuale.
«Sì, le domande del mondo giovanile vanno prese sul serio», ha confermato il vescovo di Chiavari, Giampio Devasini, alla guida di una comunità in cui l’accompagnamento delle persone lgbt è affidato al servizio di pastorale familiare con criteri innovativi – nascere, crescere, amare, perdere – perché, secondo quanto spiegato dal direttore diocesano della pastorale familiare, don Marco Torre, l’obiettivo è che ciascuno nella Chiesa, al di là dell’orientamento sessuale e dei problemi legati all’identità di genere, si senta a casa.
Temi sottolineati anche dall’arcivescovo di Firenze, Gherardo Gambelli, che ha illustrato l’impegno della sua comunità con il coordinamento per la pastorale dell’inclusione avviato fin dal 2024 e, tra le altre realizzazioni, con la “Casa di Andrea”, luogo di accoglienza temporanea per ragazzi omoaffettivi e transgender che vivono in famiglia momenti di difficoltà.
Tra tanti altri spunti, il convegno di ieri ha visto anche l’intervento dell’arcivescovo di Gorizia, Giampaolo Dianin, che – oltre a portare i saluti e la vicinanza del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei – ha illustrato il percorso della commissione Cei, di cui è il responsabile, sulle linee guida per le persone omoaffettive. Mentre il teologo Luca Lunardon, riprendendo i temi del documento del Gruppo di Studio n. 9 del Sinodo universale – Criteri teologici e metodologie sinodali per un discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti – ha spiegato la “conversione relazionale” necessaria all’intero Popolo di Dio «per promuovere l’incontro vivo con il Signore risorto in ogni situazione di vita. Nel principio di pastoralità, ossia la logica secondo cui non c’è annuncio del Vangelo senza coinvolgere attivamente le persone destinatarie – ha detto il teologo – è possibile riconoscere come, attraverso la loro esperienza, Dio stia interpellando la Chiesa, le sue pratiche e il suo modo di formulare le norme morali». Parla di giornata di svolta padre Giuseppe Piva, responsabile dell’équipe pastorale che ha organizzato il convegno e che sottolinea come la presenza di una decina di vescovi, tra quelli intervenuti e quelli in assemblea, mostra il nuovo atteggiamento di ascolto e di attenzione della Chiesa italiana: «I problemi rimangono, la sofferenza di tante persone anche, ma abbiamo avviato un percorso che non sappiamo ancora dove potrà approdare ma che è certamente dalla parte dei fratelli più vulnerabili, che d’ora in poi non dovranno più nascondersi per scoprire cosa chiede loro il Signore».

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