A Montpellier c'è un museo francese dall'anima italiana

Duecento anni per il polo museale di Montpellier voluto dal pittore Fabre. Oggi è diventato un importante punto di riferimento per la cultura europea
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September 5, 2026
A Montpellier c'è un museo francese dall'anima italiana
Il Museo Fabre della città francese di Montpellier, nato per iniziativa del pittore François Xavier Fabre (1766-1837) / / Christophe Ruiz / Montpellier3m
La Francia dei musei uscirà mai dall’ombra, tanto gloriosa quanto ingombrante, del Louvre? Oltralpe, la saturazione di pubblico dell’istituzione parigina, così come le polemiche innescate dal furto dei gioielli della Corona, spingono non pochi a sostenere che sarebbe tempo di valorizzare anche le altre realtà museali meno note, talora lontane dalla capitale.
Fra quelle che conoscono un risveglio, spicca il Museo Fabre, a Montpellier, che festeggia il proprio bicentenario, forte di un radicamento locale virtuoso e ammirato. Nel 2025, l’istituzione culturale del Midi, nata grazie al dono straordinario di opere collezionate in vita dal pittore François Xavier Fabre (1766-1837), ha registrato una crescita di visitatori del 55%. Una progressione rara che ravviva l’interesse per la spiccata originalità di un museo in cui risuona dappertutto l’italianità. Fra i maestri esposti, figurano Veronese, Bernini, Annibale Carracci, Guercino, e Luca Giordano, accanto ad altri illustri nomi della pittura francese come Poussin, Jacques-Louis David, Delacroix e Courbet, ed europei come Brueghel il Giovane, Zurbaran , Rubens. Fra i contemporanei, sale specifiche sono dedicate a Pierre Soulages.
Il Fabre è noto anche per la qualità delle mostre accolte lontano dai riflettori parigini, come “L’Età dell’oro della pittura a Napoli, da Ribera a Giordano” (2015), frutto di un partenariato speciale con il Museo di Capodimonte. Fra gli eventi programmati nei prossimi anni, al ritmo di un paio per stagione, ci sarà spazio anche per Van Gogh e Gauguin.
Nato da una passione privata per l’arte dal respiro molto europeo, nella scia soprattutto dei lunghi soggiorni di Fabre in Italia, il museo è divenuto il simbolo culturale di Montpellier, ma facendo risuonare ancor oggi la logica di un dialogo approfondito con altre grandi istituzioni museali del Vecchio Continente e americane. Un savoir-faire prezioso riconosciuto di recente anche dai responsabili del Louvre, attraverso un accordo di cooperazione stretto fra i due musei.
Accogliendoci nel museo, la nuova direttrice Juliette Trey si sofferma su uno dei progetti più innovativi promossi dal Fabre, per rispondere alla sfida che il cambiamento climatico pone soprattutto per la conservazione: «In questa nuova era non possiamo più trascurare gli sbalzi d’umidità provocati dall’estremizzazione del clima, tanto più nel contesto mediterraneo. Stiamo così monitorando scientificamente, assieme ad altri musei, la reazione dei quadri a queste escursioni, per modellizzare le deformazioni prevedibli, in modo da anticipare sempre più in futuro la gestione dei parametri ambientali interni del museo, molto sensibili ad esempio pure al numero di visitatori nel corso di una giornata. Le opere riescono ad adattarsi su lunghi periodi, ma sono vulnerabili alle variazioni brusche di condizioni, soprattutto nel caso delle tavole in legno».
Ben presto, la conversazione si sposta sugli ingredienti dell’originalità del Fabre: «Innanzitutto, la singolarità delle collezioni, ma anche l’originalità dell’edificio, oltre all’ambizione nella programmazione delle mostre e nelle acquisizioni. In gran parte frutto di doni, le 12mila opere nelle collezioni, essenzialmente dipinti a partire dal Quattrocento, più che rispondere ai canoni di un museo di Beaux-Arts, riflettono l’identità dei collezionisti donatori, con nuclei di opere molto coerenti. L’architettura del museo attuale deriva invece dall’accorpamento sapiente di diversi edifici. Così l’itinerario di visita, con sale prevalentemente intime, è seducente e pieno di sorprese. Ciò favorisce un rapporto più intimo con le opere. Riguardo alle mostre, il primo obiettivo è di attirare d’estate il pubblico numeroso che giunge a Montpellier per i festival culturali. Le nostre acquisizioni sono invece possibili grazie a una Fondazione che include i principali attori economici e culturali della città».
Quest’ultimo elemento rimanda al legame simbiotico fra il Fabre e Montpellier, all’insegna di un circolo virtuoso che alimenta il dinamismo di entrambi. La città del Midi, antico polo universitario, si è imposta da tempo come una meta prediletta per gli amanti delle arti, grazie anche ai prestigiosi festival estivi dedicati a musica, danza, letteratura, teatro. Ciò si riflette anche nell’età media giovane dei visitatori del Fabre: il 39% ha fra 18 e 29 anni.

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