Ecco il vero Medioevo: secoli di luce

di Beatrice Del Bo
Un millennio troppo spesso raccontato come un’epoca di ignoranza e oscurità. Ma la storia di un elemento come il fuoco ribalta pregiudizi e luoghi comuni
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September 4, 2026
Ecco il vero Medioevo: secoli di luce
Il popolo di Calais festeggia con falò l’arrivo di Filippo VI / Alamy
Nell’ambito del Festival della Mente di Sarzana, al via oggi, domenica alle 10.30 al cinema Moderno si terrà l’incontro con Beatrice Del Bo dal titolo “Fuoco e fiamme. Un ardente Medioevo”, che qui anticipa i temi del suo intervento. Il tema di quest’anno del festival, giunto alla XIII edizione, è “Fuoco”, spunto per scrittori, scienziati, economisti, storici, artisti invitati a esplorare i meccanismi della creatività e della nascita delle idee. L’apertura è affidata alla lectio magistralis di Paolo Benanti e alle potenzialità dell’intelligenza artificiale che ricorda il “nuovo fuoco primordiale”, quello rubato da Prometeo. Programma su www.festivaldellamente.it.
«Secoli bui» è un’espressione usata ancora oggi per definire il millennio che va dal 476 al 1492, mentre Medioevo e medievale sono impiegati per indicare avvenimenti e comportamenti ritenuti retrogradi, brutalmente violenti, ignoranti e arretrati. Uno scaltro stratagemma retorico, un espediente per prendere le distanze e non assumerci le responsabilità di orrori che compiamo proprio noi nel XXI secolo.
E pensare che, invece, quel lungo millennio è la culla della nostra civiltà: bussole, università, occhiali, banche, cambiali e assicurazioni, persino i bottoni sono stati inventati proprio allora, mentre il ricco patrimonio artistico medievale, composto da migliaia di edifici religiosi e laici, dipinti, sculture e oreficerie, ci guida spesso nella scelta delle mete turistiche, lasciandoci spesso stupefatti.
Si è sempre ritenuto, inoltre, che quei secoli fossero bui non soltanto in senso metaforico ma anche concretamente, cioè che, una volta calata la sera, tutte le persone andassero a letto, nell’impossibilità di svolgere qualsiasi altra attività diversa dal dormire, vuoi per il coprifuoco, vuoi per la mancanza di illuminazione. Niente di più sbagliato.
Fuoco e fiamme sono infatti i grandi protagonisti del Medioevo. Poeti e scrittori li usano per rappresentare visivamente amore e ira: l’amata Laura per Petrarca è «L’alma mia fiamma oltra le belle bella»; le persone s’infiammano d’amore, ardono o sono avvolti nella stessa fiamma. Gli uomini si accendono d’ira: nella prima metà del Trecento, in un passaggio della Medicina del cuore, l’autore scrive che «l’iracondo fa di sé fiaccola, per ardere altrui». Invece, Guiduzzo, personaggio uscito dalla penna di Sabadino degli Arienti, meno poetico e assai concreto, spera di accendere con il suo acciarino la lucerna della sua amata.
Brillando in decine di oggetti, tra cui, per l’appunto, fiaccole e lucerne, le fiamme illuminano case, botteghe, chiese e monasteri, taverne, palazzi del potere, strade e imbarcazioni: sulle candele di un semplice lume o di un lampadario raffinatissimo, come quello appeso sopra la testa dei Coniugi Arnolfini di Van Eyck, oppure sullo stoppino incerato, un originale oggetto usato dalle donne per leggere, come nell’Annunciazione di Memling, oggi al Metropolitan Museum di New York; o sulle fiaccole impugnate dai soldati romani durante la Cattura di Cristo nell’orto dei Getsemani, dipinta da Duccio da Buoninsegna, unico indizio dell’ambientazione notturna della scena (Museo dell’Opera del Duomo di Siena).
Ma il fuoco è indispensabile anche per riscaldare, tingere, lavorare i metalli, la ceramica e il vetro, produrre le campane, e per devastare centri abitati, eserciti, campi, magazzini ed edifici nemici. L’incendio, appiccato nel giugno 1304 da Neri degli Abati - che, a dispetto del nome, apparteneva alla fazione dei Guelfi Bianchi - alle case dei Guelfi Neri, distrusse almeno 1700 edifici e «arse tutto il midollo e tuorlo e cari luoghi della città di Firenze», come scrive Villani nella sua cronaca.
Il fuoco è soprattutto pericoloso: a Parigi, il 28 gennaio 1393, durante una festa organizzata dalla regina, il re, Carlo VI, e altri cinque nobili si mascherano da uomini selvaggi, con costumi in resina, peli e stoppa, un travestimento molto di moda all’epoca, e si mettono a ballare. Giunge in ritardo il fratello del re con una torcia in mano: prendono così fuoco gli arazzi alle pareti e quattro ballerini – riporta un cronista - vengono «arsi vivi, con i loro genitali bruciati caduti sul pavimento». Il re si salva, forse perché nascosto sotto l’ampia gonna della zia.
Insomma, il fuoco è meraviglioso, nell’accezione medievale del termine: stupisce, crea, affascina, distrugge, terrorizza e perciò va rispettato e temuto.
Proprio per questo, principi e governi “giocano col fuoco”, per mostrare alla popolazione la loro capacità di dominare e gestire il pericolo: convertono quell’elemento naturale così estremo e incontrollabile in un effetto speciale per celebrare soprattutto sé stessi. Organizzano stupefacenti cortei illuminati da migliaia di torce in occasione delle visite ufficiali, o dei funerali, poiché l’importanza sulla terra è direttamente proporzionale alla quantità di luce che accompagna la persona defunta in quell’ultima occasione. Finanziano cerimonie private, di cui persino Leonardo da Vinci può essere lo scenografo, come per la Festa del Paradiso, voluta da Ludovico il Moro, in cui Leonardo fa riprodurre “il cielo in una stanza”, cioè l’Universo, con segni zodiacali, stelle e pianeti sotto forma di gigantesche lampade accese che ruotano nella sala verde del castello di Milano.
Sono invece pubblici i fuochi di letizia e di ispirazione religiosa l’allestimento del Paradiso curati dal Comune di Siena per la canonizzazione di fra’ Bernardino, nel maggio 1450. Appena giunge la notizia, si ordina la chiusura istantanea di tutte le botteghe per tre giorni; campane e trombe suonano a festa. La sera si accendono gran fuochi e si dà il via a una bella festa in piazza del Campo; sul Palazzo municipale si monta un’installazione di legno per simulare il Paradiso con panni e una ruota di lumi, mentre un marchingegno trasporta un simulacro di san Bernardino in Cielo, fino ai piedi di Dio.
Nascite, matrimoni, vittorie, elezioni pontificie e incoronazioni si festeggiano di notte con immensi falò accesi sulle torri più alte, scampanii e musiche, come nei son et lumière di oggi. Alla fine del Medioevo, nascono i fuochi lavorati, gli antenati dei nostri fuochi artificiali, affidati a maestri esperti nell’uso di zolfo, salnitro, carbone e polvere da sparo.
Non stupisca che la pervasività di questo elemento nella vita quotidiana, considerati i suoi innumerevoli usi, abbia portato a rendere ufficiali e permanenti le guardie del fuoco, ossia i pompieri, con tanto di divisa.
Il fuoco, non il buio, è la cifra distintiva di quel luminoso millennio!

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