Il governo Meloni alla prova dell'ultimo anno: cosa frena l'agenda
Il percorso futuro è segnato dalla manovra (da 30 miliardi?) e condizionato dalla legge elettorale
Il varo potrebbe indurre la premier a stringere i tempi, gli alleati dicono no. L’anticipo delle suppletive

Non mancano le insidie nei mesi che attendono Giorgia Meloni da qui al termine della legislatura. Dalla legge elettorale all’ampio dossier economico, in cui la manovra ‘27 si intreccia con le misure sull’energia e le spese militari, le incertezze geopolitiche e quelle di politica interna, a partire dall’incognita Vannacci, passando per le fibrillazioni nei partiti alleati. Ed entro fine anno si potrebbe capire se, dopo il record di longevità, la premier punterà ad arrivare a fine legislatura o al voto nella primavera 2027. Con un obiettivo comunque già chiaro: il bis a Palazzo Chigi.
La tentazione di anticipare il ricorso alle urne da parte della presidente del Consiglio c’è. Anche se gli alleati frenano. Lo ha detto ieri il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani (FI): «Non c’è nessuna data prevedibile. Per me è la fine della legislatura, quindi si vedrà. Non ho problemi a votare un mese prima, due mesi prima. Ma forse la data giusta è quella di fine legislatura. Vedremo quello che ci sarà. Ci saranno problemi forse con l’ election day per gli aspetti economici, però insomma... nel momento opportuno ne parleremo. Non c’è stata nessuna decisione, né da parte delle forze politiche né da parte del governo».
Il primo bivio è comunque atteso a giorni in Senato, dove i meloniani contano di chiudere l'intesa politica con gli alleati per inserire le preferenze nella legge elettorale dopo il primo sì in commissione. Poi il disegno di legge tornerà alla Camera per il via libera definitivo e se, come a luglio, i franchi tiratori lo azzopperanno, nel centrodestra sono tutti consapevoli che un quarto d'ora dopo Meloni si recherebbe al Quirinale per rimettere il mandato.
Si annuncia intenso anche il negoziato all'interno del governo sulle misure contro il “caro carburanti”, che si studiano in parallelo a quelle finanziabili grazie ai 14 miliardi di euro di flessibilità concessa dall'Ue. Un puzzle che si completerà con la manovra (da 30 miliardi?) e con gli investimenti per la difesa finanziati dai prestiti Safe. Molto dipenderà dall'eventuale uscita dalla procedura di infrazione, per cui si attende l'aggiornamento Istat dei dati di finanza pubblica, il 22 settembre.
Qualche giorno dopo andrà in scena anche il primo vero confronto elettorale tra il centrodestra e Roberto Vannacci, per quanto su scala ridotta: la sfida per le suppletive a Reggio Calabria tra Domenico Giannetta, appena transitato da FI a Futuro nazionale, e Fabio Roscioli, tesoriere azzurro e uomo di fiducia di Marina Berlusconi. L'esito può avere effetti sugli equilibri dentro FI. Ancora più marcate le tensioni dentro la Lega, con il pressing dei “nordisti” su Matteo Salvini per una gestione più collegiale.
Sono dinamiche da monitorare attentamente per Giorgia Meloni. Anche perché il 2027 sarà pure un anno di amministrative, in quasi tutte le grandi città: Roma, Milano, Torino Napoli, Palermo e Bologna. Non è escluso un election day in primavera, se si dovesse andare appunto verso il voto anticipato.
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