Rivello è "casa loro": così si ripopola con i migranti

Decine di giovani stranieri vivono nel Comune in Basilicata. Il parroco: «Al di là della religione, siamo una sola comunità»
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September 6, 2026
Rivello è "casa loro": così si ripopola con i migranti
Oltre venti chiese e cappelle in nemmeno settanta chilometri quadrati e un patrimonio archeologico, sparso su tre colli affacciati sul mar Tirreno, che unisce le radici bizantine e longobarde del paese. È questo il tessuto urbano di Rivello, in provincia di Potenza, che dal dicembre 2025 è annoverato tra i “borghi più belli d’Italia”. Il riconoscimento dovrebbe attirare investimenti nel paese lucano, che conta appena 2mila abitanti ma, come per centinaia di altri enti locali delle aree interne italiane, nulla è sufficiente contro lo spopolamento. Neppure i fondi di Pnrr e bandi regionali Le coppie non fanno figli, i giovani si trasferiscono nei grandi centri e nelle scuole ormai è un’impresa far nascere una nuova classe. Dal 2022, però, c’è una soluzione che – a sentire il sindaco Francesco Altieri – «funziona più delle altre»: l’accoglienza di venti minori stranieri non accompagnati e di intere famiglie migranti. Sono loro che spesso decidono di restare a Rivello, o nei borghi vicini, dove hanno studiato e trovato un lavoro. «L’effetto del progetto di accoglienza è immediato – commenta il primo cittadino –. Dalle famiglie straniere nascono figli che studiano nelle nostre aule, mentre i minori stranieri che hanno trovato un impiego a Rivello fanno crescere l’indotto del paese».
Il progetto, parte del sistema di seconda accoglienza Sai (Sistema di accoglienza e integrazione) e gestito da Arci Basilicata, è attivo a Rivello dal 2022. In quell’anno, come ricordano gli operatori ascoltati da Avvenire, nel borgo erano rimasti quasi solo anziani e i pochi giovani stavano tutti fuggendo. Dopo anni di richieste, perciò, l’amministrazione ha ottenuto il via libera ai posti letto per i migranti: dodici per i minori stranieri non accompagnati e altri per le famiglie. Al momento, sono quasi 35 le persone straniere che abitano a Rivello, tra gli ospiti delle strutture e i ragazzi ormai diventati maggiorenni. «Il nostro obiettivo è farli rimanere qua perché il nostro paese, come quelli vicini, soffre», commenta Pietro Di Lascio, operatore del centro di accoglienza. È un circolo virtuoso: «Vanno a scuola e hanno tanta voglia di lavorare, quindi restano». La maggior parte ha trovato una occupazione nella ristorazione come cameriere o cuoco, altri invece sono idraulici o muratori. Molti sono impiegati nei paesi vicini: «Tanti lavorano a Maratea – continua Di Lascio –. Generano indotto anche là».
In quella parte di Basilicata, la Valle della noce, a lungo quello di Rivello è rimasto l’unico progetto di accoglienza. Ma l’arrivo di giovani stranieri negli ultimi anni ha convinto anche altri borghi ad adottare lo stesso modello. Con successo: altri venti minori oggi sono accolti a Nemoli e altrettanti a Trecchina, sempre in provincia di Potenza. «Noi vorremmo averne ancora di più – confessa il sindaco di Rivello –, ma non è possibile senza violare il rapporto con la popolazione imposto dal ministero dell’Interno». Il primo cittadino ha comunque chiesto più volte l’aggiunta di altri posti letto e la fondazione di una struttura per donne minori straniere. Il motivo – come spiega – ha a che fare con il futuro del borgo: «L’arrivo di questi ragazzi ci ha permesso di evitare la formazione di pluriclassi alla primaria», sintetizza. In passato, in realtà, l’amministrazione aveva già tentato di frenare lo spopolamento finanziando con 5mila euro le coppie che si fossero stabilite a Rivello. Il risultato? Nessuno ha accettato la proposta. «Questi ragazzi invece – conclude il primo cittadino – sperimentano il senso di comunità e si sentono accolti. È per questo che abbiamo deciso di inserire i loro posti letto in pieno centro storico».
Alcuni dei minori accolti, quest’estate, hanno partecipato al Grest organizzato dalla parrocchia. «Una ragazza e un ragazzo musulmano, arrivati da quattro mesi, ci hanno aiutato molto – racconta don Mario Tempone, parroco di Rivello –. Non hanno mai provato disagio a vivere in luoghi cristiani come il nostro convento, perché l’inclusione di questi giovani è spontanea e quotidiana». A pochi mesi dall’apertura dei centri, molti a Rivello avevano dubbi e pregiudizi ma «tutto cambia quando sentiamo le loro storie – continua don Tempone –. Ci sentiamo subito coinvolti e decisi a farli sentire a casa loro». Il resto lo fa l’inserimento lavorativo: «Molti ragazzi stranieri accolti in regione sono benvoluti e tutti hanno studiato – spiega Paolo Pesacane, presidente di Arci Basilicata –. A queste condizioni, trovare un impiego è quasi sempre possibile».
Il riferimento di Pesacane è ai molti minori stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza straordinaria per i meriti nello studio e nel lavoro. Tra loro c’è Demba Sissoko, ventiseienne malese che pochi mesi fa è diventato imprenditore nel paese che lo ha accolto. Grazie ai fondi del progetto “Rifugiati, imprenditoria, solidarietà” di Arci nazionale, a maggio ha aperto un bar a Rionero in Vulture (Potenza), dove vorrebbe costruire il proprio futuro. «Nei primi mesi l’attività è stata un successo – conclude Pesacane –. Ma Demba è ambizioso: a settembre vorrebbe anche iniziare a ospitare spettacoli comici nel suo locale».
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