Hanno lesione completa al midollo ma tornano a camminare, tecnica italiana
Lo studio (San Raffaele di Milano e Scuola Sant'Anna di Pisa) dimostra le capacità della neurostimolazione controllata da piccoli movimenti volontari del tronco

Quattro persone paraplegiche con lesione midollare toracica cronica e funzionalmente completa – che non riuscivano volontariamente ad attivare i muscoli delle gambe – sono riuscite a camminare grazie a movimenti volontari del tronco che hanno modulato la stimolazione elettrica del midollo spinale. I quattro, tre uomini e una donna con meno di 35 anni, tutti italiani, si sono avvalsi di uno stimolatore midollare già disponibile in commercio, senza ricorrere a impianti cerebrali, sensori esterni e algoritmi di decodifica.
È quanto emerge da uno studio pubblicato su Med - Cell Press, condotto nell’ambito del laboratorio Mine (Modular Implantable Neuroprostheses), nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e attivo nell’ospedale San Raffaele di Milano. Il gruppo di ricerca è stato guidato da Pietro Mortini, direttore dell’unità di Neurochirurgia e Radiochirurgia Gamma Knife dell’Irccs milanese e titolare della cattedra di Neurochirurgia all’Università Vita-Salute, e da Silvestro Micera, professore di Bioingegneria alla Scuola Sant’Anna.
La strategia, spiegano gli scienziati, sfrutta un gesto semplice: una lieve estensione volontaria del tronco di circa 9 gradi. «Un movimento sufficiente a modificare la risposta alla stimolazione e a favorire il passaggio dall’estensione della gamba, necessaria per sostenere il peso corporeo, alla flessione coordinata di anca, ginocchio e caviglia necessaria per avanzare il passo. In questo modo è il paziente stesso a contribuire al controllo della locomozione». Lo studio è un’evoluzione del programma di ricerca sulla neurostimolazione midollare e del primo impianto del 2023. Il primo caso, una paziente con paralisi degli arti inferiori con lesione incompleta, che non camminava da cinque anni, era riuscita a mantenere la posizione eretta e a camminare con il deambulatore. Nel 2025 sono stati poi pubblicati i risultati sui primi due pazienti sempre con lesioni midollari incomplete (non in grado di deambulare) nei quali la stimolazione associata alla riabilitazione aveva prodotto miglioramenti della forza, del controllo motorio e recupero della capacità di deambulare.
Le novità di questa ricerca stanno nel tipo di pazienti (persone con lesioni traumatiche funzionalmente complete dal punto di vista motorio) e nel controllo del movimento in pazienti che non ne avevano alcuno nelle gambe. I risultati sono di estremo interesse. Dopo l’impianto dello stimolatore e quattro mesi di riabilitazione intensiva, tutti e quattro sono riusciti a mantenere la posizione eretta e a camminare con un deambulatore, senza assistenza manuale né sistemi di sostegno del peso corporeo. Il cosiddetto punteggio “Wisci II”, utilizzato per valutare la capacità di cammino nelle persone con lesione midollare, è passato per tutti da 0 a 9; un partecipante ha percorso 132 metri in 42 minuti di cammino continuo e tutti sono riusciti a camminare anche affrontando curve, pendenze e superfici esterne irregolari. Tre di loro hanno inoltre raggiunto la capacità di mantenere la posizione eretta sostenendosi con una sola mano, utilizzando l’altra per semplici attività quotidiane. Il protocollo di arruolamento alla sperimentazione è oggi chiuso ma le persone interessate possono prenotare una visita con gli specialisti della Neurochirurgia del San Raffaele per l’eventuale candidabilità all’intervento.
«Il risultato nasce dall’integrazione della stimolazione midollare con un percorso riabilitativo innovativo, intensivo, progressivo e individualizzato, finalizzato a trasformare le risposte motorie evocate dalla stimolazione in capacità funzionali: dalla stazione eretta alle attività della vita quotidiana in piedi, fino al cammino», afferma Sandro Iannaccone, direttore del dipartimento di Riabilitazione Disturbi neurologici cognitivi-motori del San Raffaele.
«Abbiamo trovato un modo per utilizzare una funzione volontaria preservata, il movimento del tronco, per controllare gli effetti della stimolazione e consentire alla persona di partecipare attivamente alla costruzione del passo», sottolinea Pietro Mortini. «Dal punto di vista neuroingegneristico, il dato rilevante è che il corpo stesso diventa parte dell’interfaccia di controllo. Non abbiamo bisogno di decodificare un segnale cerebrale o di aggiungere sensori esterni: sfruttiamo l’interazione tra un movimento residuo volontario, la biomeccanica del corpo e la stimolazione del sistema nervoso per generare il comando necessario al passo. È un principio semplice, ma proprio questa semplicità potrebbe renderlo particolarmente interessante dal punto di vista traslazionale», conclude Silvestro Micera.
È quanto emerge da uno studio pubblicato su Med - Cell Press, condotto nell’ambito del laboratorio Mine (Modular Implantable Neuroprostheses), nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e attivo nell’ospedale San Raffaele di Milano. Il gruppo di ricerca è stato guidato da Pietro Mortini, direttore dell’unità di Neurochirurgia e Radiochirurgia Gamma Knife dell’Irccs milanese e titolare della cattedra di Neurochirurgia all’Università Vita-Salute, e da Silvestro Micera, professore di Bioingegneria alla Scuola Sant’Anna.
La strategia, spiegano gli scienziati, sfrutta un gesto semplice: una lieve estensione volontaria del tronco di circa 9 gradi. «Un movimento sufficiente a modificare la risposta alla stimolazione e a favorire il passaggio dall’estensione della gamba, necessaria per sostenere il peso corporeo, alla flessione coordinata di anca, ginocchio e caviglia necessaria per avanzare il passo. In questo modo è il paziente stesso a contribuire al controllo della locomozione». Lo studio è un’evoluzione del programma di ricerca sulla neurostimolazione midollare e del primo impianto del 2023. Il primo caso, una paziente con paralisi degli arti inferiori con lesione incompleta, che non camminava da cinque anni, era riuscita a mantenere la posizione eretta e a camminare con il deambulatore. Nel 2025 sono stati poi pubblicati i risultati sui primi due pazienti sempre con lesioni midollari incomplete (non in grado di deambulare) nei quali la stimolazione associata alla riabilitazione aveva prodotto miglioramenti della forza, del controllo motorio e recupero della capacità di deambulare.
Le novità di questa ricerca stanno nel tipo di pazienti (persone con lesioni traumatiche funzionalmente complete dal punto di vista motorio) e nel controllo del movimento in pazienti che non ne avevano alcuno nelle gambe. I risultati sono di estremo interesse. Dopo l’impianto dello stimolatore e quattro mesi di riabilitazione intensiva, tutti e quattro sono riusciti a mantenere la posizione eretta e a camminare con un deambulatore, senza assistenza manuale né sistemi di sostegno del peso corporeo. Il cosiddetto punteggio “Wisci II”, utilizzato per valutare la capacità di cammino nelle persone con lesione midollare, è passato per tutti da 0 a 9; un partecipante ha percorso 132 metri in 42 minuti di cammino continuo e tutti sono riusciti a camminare anche affrontando curve, pendenze e superfici esterne irregolari. Tre di loro hanno inoltre raggiunto la capacità di mantenere la posizione eretta sostenendosi con una sola mano, utilizzando l’altra per semplici attività quotidiane. Il protocollo di arruolamento alla sperimentazione è oggi chiuso ma le persone interessate possono prenotare una visita con gli specialisti della Neurochirurgia del San Raffaele per l’eventuale candidabilità all’intervento.
«Il risultato nasce dall’integrazione della stimolazione midollare con un percorso riabilitativo innovativo, intensivo, progressivo e individualizzato, finalizzato a trasformare le risposte motorie evocate dalla stimolazione in capacità funzionali: dalla stazione eretta alle attività della vita quotidiana in piedi, fino al cammino», afferma Sandro Iannaccone, direttore del dipartimento di Riabilitazione Disturbi neurologici cognitivi-motori del San Raffaele.
«Abbiamo trovato un modo per utilizzare una funzione volontaria preservata, il movimento del tronco, per controllare gli effetti della stimolazione e consentire alla persona di partecipare attivamente alla costruzione del passo», sottolinea Pietro Mortini. «Dal punto di vista neuroingegneristico, il dato rilevante è che il corpo stesso diventa parte dell’interfaccia di controllo. Non abbiamo bisogno di decodificare un segnale cerebrale o di aggiungere sensori esterni: sfruttiamo l’interazione tra un movimento residuo volontario, la biomeccanica del corpo e la stimolazione del sistema nervoso per generare il comando necessario al passo. È un principio semplice, ma proprio questa semplicità potrebbe renderlo particolarmente interessante dal punto di vista traslazionale», conclude Silvestro Micera.
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