Papà Andrea Antonelli: «Per Kimi ho ancora la pelle d'oca. Ho capito cosa vuol dire vivere un sogno in diretta»
Parla il padre del vincitore del GP di Monza, un trionfo storico. «Prima della gara siamo stati dai ragazzi di Pizza Aut. Kimi e mi ha detto: papà, noi siamo stati fortunati, dobbiamo fare qualcosa per chi non ha avuto la nostra fortuna, per chi ha bisogno»

Scrivere una pagina di storia del motorsport a 20 anni appena compiuti. Lo ha fatto Kimi Antonelli a Monza, vincendo il GP d’Italia, una gara in cui era partito in ultima fila, 19 posizione, per scontare la penalità in seguito alla sostituzione di tutto il gruppo propulsore. Da lì, ore 15 fuso italiano, fino all’arrivo, è stato un susseguirsi di emozioni, gioie, paure. Alla fine la storia si è compiuta a due giri dalla fine con un sorpasso sul compagno di squadra George Russell, col quale ha duellato a lungo, finendo anche nella sabbia a quattro giri dalla fine: “È stato un momento terribile – ha detto poi – ho detto qui ho rovinato tutto. C’era l’asfalto sporco, sono uscito largo per non toccare Russell e sono finito in sabbia. Sono uscito, ho recuperato e ho vinto. Una cosa incredibile, troppo bello” dice ancora sudato dopo il bagno di folla. Quella folla vestita di rosso Ferrari che ha dimenticato le proprie beniamine, finite in un duello fratricida con Leclerc fuori al secondo giro e Hamilton attardato per essere stato messo fuori pista alla prima curva dal compagno di squadra. Trasformare 400 mila tifosi Ferrari in un coro unico di Kimi, Kimi sotto al podio per uno che guida una Mercedes, è stato l’altro atto di fede di questa gara.
Ma il leader del mondiale, con 66 punti di vantaggio su Russell, è rimasto coi piedi per terra. Lo dice papà Marco dopo la gara e spiega perché: “Siamo stati insieme a salutare i ragazzi di Pizza Aut, ragazzi autistici che col lavoro si inseriscono in una vita normale. Ci siamo guardati con Kimi e mi ha detto: papà, noi siamo stati fortunati, dobbiamo fare qualcosa per chi non ha avuto la nostra fortuna, per chi ha bisogno. Adesso non so cosa faremo di preciso, ma è la nostra priorità, ridare qualcosa a chi ne ha bisogno perché nella vita sono altre le cose importanti. Kimi aveva la passione per le corse, ricordo quando con mamma Veronica, incinta di alcuni mesi, eravamo in un paddock e all’accensione di un motore, sentì Kimi scalciare nella pancia. Andammo in ospedale terrorizzati che stesse per nascere in anticipo, invece andò tutto bene ma si può dire che aveva già fretta di venire in questo mondo e di correre. Con la mamma abbiamo detto che lo studio era la priorità, e quando era già in F.2 lo vedevo partire per le gare coi libri di scuola, ho capito che ce l’avrebbe fatta, perché sa cosa siano le priorità della vita. Monza? Bellissimo, la prima vittoria in Cina è stata unica, vincere a Montecarlo un sogno, ma quello che ha fatto a Monza per me rappresenta il massimo cui possa ambire un pilota. Vincere a casa sua dopo 60 anni dall’ultimo italiano, conquistare la folla di tifosi della Ferrari e sentire il coro sotto al podio, con tutti a cantare l’inno di Mameli, beh io ho ancora la pelle d’oca”. Momenti unici che si sono concretizzati in una serata speciale: “Certamente, spaghettata sul motorhome tutti insieme e cucina Kimi ovviamente. Siamo gente semplice, per noi stare in famiglia è il meglio possibile”.
Da ragazzo prodigio a campione in una stagione. Cosa è successo in questo processo di trasformazione, lo spiega il Team Principal della Mercedes, Toto Wolff, che ha creduto e scommesso su Kimi: “Due anni fa qui a Monza ebbe un momento terribile, andando a sbattere nella prima sessione di prove libere. Poi ha resettato la mente e ripreso il percorso di crescita. L’anno scorso è andata come ci aspettavamo: sapevamo che avrebbe avuto momenti buoni, altri di delusione e a un certo punto si era perso, non aveva più fiducia, faticava a riprendere il ritmo. Gli siamo stati vicino, ma la forza di rinascere l’ha trovata lui dentro di sé. La cosa che mi stupisce è che impara dagli errori, non li commette due volte di fila e controlla tutto con naturalezza. A Monza a un certo punto mi dava l’impressione di chi camminasse sulle acque, dava la sensazione che avrebbe fatto qualcosa di unico e a vedere da dove era partito e come ha vinto, credo proprio che lo abbia fatto. Il futuro? Kimi è ancora in crescita, sta maturando e mettendo insieme una curva di apprendimento unica, per cui lo vedo ancora in salita. Merito forse delle nuove macchine di F.1, dove i giovani apprendono prima rispetto agli altri, mi aspetto infatti i ragazzi della prossima generazione ancora più reattivi su questo tipo di vetture. Il mondiale? Troppo presto parlarne, ci sono ancora molte gare, nel motorsport può capitare di tutto, un motore che cede, un incidente, basta poco per ribaltare una situazione, per cui al momento la squadra resta concentrata su questa linea. Abbiamo anche George in corsa e vogliamo massimizzare ogni risultato, evitare situazioni difficili, anche se a Monza, nel vedere il duello fra i due ogni tanto mi veniva un colpo al cuore”. Un colpo che ha preso anche papà Marco quando ha visto Kimi nella sabbia: “Beh lì sono mancato, ho detto è finita e avevo davvero tanta rabbia in corpo perché fino a quel momento Kimi aveva fatto una gara spettacolare. Quando ho visto che era riuscito a uscire dalla sabbia e rientrare in corsa, in fondo al cuore speravo nel colpaccio, ma già così era stupendo. Poi al traguardo non ho capito più niente: ci siamo abbracciati, le lacrime che scendevano e la scena diventava quasi irreale. Ho capito cosa vuol dire vivere un sogno in diretta”.
Ma il leader del mondiale, con 66 punti di vantaggio su Russell, è rimasto coi piedi per terra. Lo dice papà Marco dopo la gara e spiega perché: “Siamo stati insieme a salutare i ragazzi di Pizza Aut, ragazzi autistici che col lavoro si inseriscono in una vita normale. Ci siamo guardati con Kimi e mi ha detto: papà, noi siamo stati fortunati, dobbiamo fare qualcosa per chi non ha avuto la nostra fortuna, per chi ha bisogno. Adesso non so cosa faremo di preciso, ma è la nostra priorità, ridare qualcosa a chi ne ha bisogno perché nella vita sono altre le cose importanti. Kimi aveva la passione per le corse, ricordo quando con mamma Veronica, incinta di alcuni mesi, eravamo in un paddock e all’accensione di un motore, sentì Kimi scalciare nella pancia. Andammo in ospedale terrorizzati che stesse per nascere in anticipo, invece andò tutto bene ma si può dire che aveva già fretta di venire in questo mondo e di correre. Con la mamma abbiamo detto che lo studio era la priorità, e quando era già in F.2 lo vedevo partire per le gare coi libri di scuola, ho capito che ce l’avrebbe fatta, perché sa cosa siano le priorità della vita. Monza? Bellissimo, la prima vittoria in Cina è stata unica, vincere a Montecarlo un sogno, ma quello che ha fatto a Monza per me rappresenta il massimo cui possa ambire un pilota. Vincere a casa sua dopo 60 anni dall’ultimo italiano, conquistare la folla di tifosi della Ferrari e sentire il coro sotto al podio, con tutti a cantare l’inno di Mameli, beh io ho ancora la pelle d’oca”. Momenti unici che si sono concretizzati in una serata speciale: “Certamente, spaghettata sul motorhome tutti insieme e cucina Kimi ovviamente. Siamo gente semplice, per noi stare in famiglia è il meglio possibile”.
Da ragazzo prodigio a campione in una stagione. Cosa è successo in questo processo di trasformazione, lo spiega il Team Principal della Mercedes, Toto Wolff, che ha creduto e scommesso su Kimi: “Due anni fa qui a Monza ebbe un momento terribile, andando a sbattere nella prima sessione di prove libere. Poi ha resettato la mente e ripreso il percorso di crescita. L’anno scorso è andata come ci aspettavamo: sapevamo che avrebbe avuto momenti buoni, altri di delusione e a un certo punto si era perso, non aveva più fiducia, faticava a riprendere il ritmo. Gli siamo stati vicino, ma la forza di rinascere l’ha trovata lui dentro di sé. La cosa che mi stupisce è che impara dagli errori, non li commette due volte di fila e controlla tutto con naturalezza. A Monza a un certo punto mi dava l’impressione di chi camminasse sulle acque, dava la sensazione che avrebbe fatto qualcosa di unico e a vedere da dove era partito e come ha vinto, credo proprio che lo abbia fatto. Il futuro? Kimi è ancora in crescita, sta maturando e mettendo insieme una curva di apprendimento unica, per cui lo vedo ancora in salita. Merito forse delle nuove macchine di F.1, dove i giovani apprendono prima rispetto agli altri, mi aspetto infatti i ragazzi della prossima generazione ancora più reattivi su questo tipo di vetture. Il mondiale? Troppo presto parlarne, ci sono ancora molte gare, nel motorsport può capitare di tutto, un motore che cede, un incidente, basta poco per ribaltare una situazione, per cui al momento la squadra resta concentrata su questa linea. Abbiamo anche George in corsa e vogliamo massimizzare ogni risultato, evitare situazioni difficili, anche se a Monza, nel vedere il duello fra i due ogni tanto mi veniva un colpo al cuore”. Un colpo che ha preso anche papà Marco quando ha visto Kimi nella sabbia: “Beh lì sono mancato, ho detto è finita e avevo davvero tanta rabbia in corpo perché fino a quel momento Kimi aveva fatto una gara spettacolare. Quando ho visto che era riuscito a uscire dalla sabbia e rientrare in corsa, in fondo al cuore speravo nel colpaccio, ma già così era stupendo. Poi al traguardo non ho capito più niente: ci siamo abbracciati, le lacrime che scendevano e la scena diventava quasi irreale. Ho capito cosa vuol dire vivere un sogno in diretta”.
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