Monza e la Formula 1, una storia tutta italiana

Si corre il Gran Premio d’Italia, Nato nel 1922 e costruito
in appena 100 giorni
quello brianzolo è il terzo circuito più antico al mondo. Domani brividi con Kimi Antonelli in testa al Mondiale e le due Ferrari a caccia della vittoria
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September 5, 2026
Monza e la Formula 1, una storia tutta italiana
Il britannico Lewis Hamilton, 41 anni, alla guida della Ferrari / Reuters
Monza e la F.1, una storia fatta di tante storie. A volte belle, a volte tragiche, ma che hanno sempre lasciato il segno facendo sì che questa gara, su un circuito nato nel 1922 in appena 100 giorni di lavoro, sia un gioiello nel panorama del motorsport mondiale. D’altronde, Monza è stato il terzo circuito costruito al mondo dopo Brooklands, 1907 il primo autodromo al mondo ma non più in uso, Indianapolis e appunto Monza. Una storia fatta di uomini che in questa edizione vede un piccolo grande eroe in Kimi Antonelli.
Il giovane bolognese ha appena compiuto lo scorso 25 agosto 20 anni. È in testa alla classifica del mondiale con 59 punti di vantaggio ma partirà dal fondo dello schieramento, perché Mercedes ha deciso di sostituire il gruppo motore per consentirgli di arrivare sul fine stagione con una unità fresca: «In ottica campionato è la scelta giusta anche se a Monza vorrei fare bene, è la mia gara di casa» dice Kimi, ma il suo capo, Toto Wolff, è lapidario: «Non contano i sentimenti, ma la ragione e scegliere Monza come gara in cui scontare una penalità, è la scelta giusta perché qui si può superare e si può porre rimedio a una penalizzazione simile».
Quindi domani a Monza ci sarà chi correrà per la gara, i due della Ferrari con Leclerc ed Hamilton, impegnati alla vigilia in una serie di eventi fra sponsor e manifestazioni di piazza in centro a Milano, Verstappen o Norris, vincitore delle ultime due gare con la McLaren, per non dire di Russell, compagno di Antonelli in Mercedes ma il cui destino sembra essere ormai chiaro nelle gerarchie interne. Almeno lo sperano gli italiani. Monza e le sue storie, con Antonelli leader del mondiale, erano circa 70 anni che non accadeva una cosa simile, 60 anni dall’ultima vittoria di un pilota italiano, Ludovico Scarfiotti con la Ferrari, 30 anni dal successo, il primo a Monza di Michael Schumacher con la Ferrari che lo omaggia con una colorazione dedicata delle sue monoposto. Ma Monza è anche la storia di Dario Marrafuschi, direttore Pirelli Motorsport, azienda che è sponsor della gara ma che affonda le radici nella lontana Pechino Parigi di inizio secolo scorso.
Per Marrafuschi, responsabile in pista, è un tuffo fatto di emozioni e ricordi, da ragazzo con la passione per i motori (ha pure un passato in Ferrari) fino ad oggi: «Monza rappresenta la summa di quella trasformazione tecnologica delle motorizzazioni ibride attuali, esperienze che ci consentono di interfacciarsi con FIA, F1 e altri grande Case auto, rappresenta una fase di crescita non solo per Pirelli. Siamo presenti sotto gli occhi di una audience mondiale per cui è una storia fatta di tante sfaccettature». Pirelli è presente in F1 dagli albori della categoria ma è tornata nel 2011 e fino al 2028 sarà il fornitore unico, una storia fatta di tecnologia e lavoro oscuro: «I nostri prodotti nascono a Milano, in Viale Sarca, dove abbiamo i ragazzi che fanno ricerca e sviluppo, il controllo dei prodotti che forniamo a livello mondiale ad altre categorie, dalla F.2 alla F.3 le GT e ora la MotoGP, ragazzi che lavorano con passione e con prodotti che sviluppiamo in collaborazione anche con Università».
Avere i riflettori addosso fa tremare i polsi: «A Milano siamo separati solo da un piano, da Moto e F1, siamo tutto in condivisione, dallo sviluppo materiali, alla guida tecnica che risponde al CTO di Pirelli, siamo una unica grande famiglia». Con un volto che la rappresenta in TV in mondovisione… Come accade alle altre storie di questa Monza F.1, fatta di tecnici italiani emigrati all’estero per trovare successo, come Andrea Stella, il gran capo di McLaren. Da volontario Unitalsi a Orvieto, a una storia di successo nel motorsport. Domani McLaren ma ieri Ferrari con Schumacher, Raikkonen e poi Alonso. Un “emigrato” che ha avuto successo in Inghilterra dove ha riportato i titoli mondiali che mancavano dal 2008. E che dire di altri fuoriusciti da Maranello? Simone Resta e Giacomo Tortora, quest’ultimo capo progettista che si è guadagnato la fiducia di James Allison, sono loro gli artefici della Mercedes che sta dominando il mondiale, quindi un tricolore che svetta non solo grazie a Kimi Antonelli ma anche grazie al lavoro di questi due ingegneri che si sono trasferiti in Inghilterra per inseguire la passione per la F1.
I risultati stanno dando loro ragione e aggiungono quel pezzo di Italia che vince nel motorsport che non è solo Ferrari. E parlando della rossa, altri due nomi illustri sono a capo di progetti con grandi nomi. Mattia Binotto è il responsabile del programma Audi F1. Ha avuto il compito di organizzare una squadra, costruire un motore, un telaio e coordinare il tutto. Oltre 20 anni di esperienza con la Ferrari, i titoli mondiali con Schumacher e Raikkonen e poi la via dell’estero per continuare questa avventura. Una via seguita da un altro ex Ferrari, Enrico Cardile, che alla Aston Martin insieme all’ingegner Luca Furbatto e all’ingegner Marco Fainello rappresenta le eccellenze tricolori, anche se i risultati attuali di Aston Martin sono sotto le aspettative. Nomi che qualche anno fa trovavi tutti insieme sotto le insegne delle Ferrari e che oggi rappresentano la diaspora di un patrimonio tecnico che all’estero ha saputo trovare consacrazione. A Monza è il ritorno a casa e chiunque di questi vinca la gara, in fondo al cuore avrà un po’ di dispiacere perché Maranello è ancora nel loro cuore.
Ma F1 e Monza ha anche un’altra bella storia da raccontare. Quella della MotorValley e di Faenza. Dove ha sede la Racing Bulls, squadra che si chiamava prima Toro Rosso e prima ancora Minardi. Lo stesso spirito di passione è rimasto in questi ragazzi, alcuni hanno deciso di trasferirsi in Inghilterra per stare vicino alla sede di Milton Keynes. Dal 2016 a oggi Racing Bulls è cresciuta del 98%, con un tasso medio annuo del 7%. Attualmente l’azienda conta circa 800 persone, di cui 600 nella sede di Faenza e 200 a Milton Keynes con dipendenti italiani al 60%, mentre il restante 40% rappresenta 46 diverse nazionalità. Il Comune di Faenza, la Regione Emilia-Romagna e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha presentato all’inizio del 2026, un progetto di sviluppo da oltre 64 milioni di euro, che riguarda il Centro di eccellenza tecnologico di Faenza dedicato alla progettazione, produzione e sviluppo della monoposto per il quale è previsto un aumento di 100 posti di lavoro nel sito faentino. Le strutture e gli impianti in Italia attualmente occupano 26.500 metri quadrati, che saranno ampliati grazie al piano di sviluppo di ulteriori 4.200 metri quadrati, raggiungendo un totale di 30.750 metri quadrati su un terreno di 68.000 metri quadrati. Come dire che la passione per le corse ha creato nuovi posti di lavoro. Anche questa è una storia legata a Monza e alle sue corse.

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