Lorena e quei maschi violenti: alla battaglia contro i femminicidi servono educatori

In questo nichilismo che risponde con la morte a ogni disperazione, rispondiamo con la vicinanza e l'ascolto
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September 5, 2026
Lorena e quei maschi violenti: alla battaglia contro i femminicidi servono educatori
Lorena Isceri uccisa dall'ex compagno Federico Vella che poi si è suicidato. 3 settembre 2026. Instagram/Federico Vella
L’immagine di Donatella Colasanti, che sbuca, viva, dal bagagliaio dell’auto dove fu rinchiusa, è rimasta nella memoria degli italiani. È passato mezzo secolo dalla strage del Circeo. Due ragazze vengono attratte da tre giovanotti della Roma bene, sequestrate, picchiate, drogate, violentate. Nella vasca da bagno Rosaria Lopez muore, Donatella Colasanti ce la farà. Porterà con sé l’orrore di quelle ore folli, di quei volti assatanati. Ho pensato a loro nell’udire dell’ultimo - siamo ancora all’ultimo o è già il penultimo? – spaventoso femminicidio avvenuto nel Mugello, seguito dal suicidio dell’assassino. Cinquanta anni dopo la cara Lorena rinchiusa come un sacco di rifiuti nel bagagliaio proprio come Donatella. E rimaniamo senza parole. E ci ritroviamo costretti a doverci ripetere. E rischiamo di annoiare e di annoiarci. In fondo, al netto dell’orrenda brutalità gratuitamente aggiunta, possiamo dire che siamo alle solite. Maschi violenti, infantili, cattivi, narcisi, che non sanno relazionarsi. Non sanno amare. Maschi che non sopportano l’idea che la donna che ebbero per compagna, fidanzata, moglie, possa stancarsi delle loro prepotenze e dire: basta, me ne vado. Sono pericolosi i piromani, vero? Da una fiammella può svilupparsi una catastrofe. E allora cerchiamo di arrivare prima, monitorando il territorio. Ma come possiamo controllare queste persone che hanno della donna una concezione così stupida e arcaica? Dobbiamo fare il cammino a ritroso. Ricordare che, per natura, il bambino tende a essere egoista. Dice “mio” non “nostro”. Arraffa, poche volte dona. La Chiesa chiama questa forza “Peccato originale”. Lasciato a sé stesso un fiumiciattolo scende a valle, non risale in cima. Per farlo occorre dotarsi di un motore che riporta l’acqua alla sorgente. Educazione ed educatore, formazione e formatore sono binomi inscindibili. Purtroppo, queste figure o mancano o sono poco attrezzate e credibili. Mancano di autorevolezza, quella forza che si sprigiona da coloro dei quali ci fidiamo e per i quali nutriamo grande stima; di cui siamo certi che darebbero la vita per salvare la nostra. Basta girare lo sguardo attorno ed è il deserto. Le guerre si susseguono. I grandi di questo mondo, sovente, parlano e agiscono con la stessa logica di bambini capricciosi. Le ruberie di tanti che stanno al potere sono sotto gli occhi di tutti. Gli aborti non si fermano. Cinquanta milioni di esseri umani vengono gettati ogni anno nelle fogne, in alcuni Stati fino al nono mese. I ricchi sprecano spudoratamente e inutilmente il pane destinato ai poveri. Le culle sono vuote. Le chiese sono vuote. Le teste sono vuote. Gli animi sono vuoti. Mancano appigli cui potersi agganciare nei momenti di depressione, di scoraggiamento, di delusione. Intanto siamo martellati da coloro che ci dicono come chiamarci, cosa mangiare, come divertirci, come e che cosa indossare, dove andare in vacanza. Perché questa lista deprimente? Non bastano le immagini del telegiornale, i morti annegati nei nostri mari, le trasmissioni che a ogni ora del giorno e della notte, da anni, ci martellano sui delitti irrisolti? E il dramma immenso della pedofilia e della pedopornografia? E quel signore – Jeffrey Epstein - il cui nome ci è diventato familiare? Ma perché anche “Avvenire” cede al pessimismo? No, non stiamo affatto cedendo al pessimismo. Al contrario, vogliamo ribadire che ogni persona è creatura di Dio, redenta da Gesù. Vogliamo ricordare che ogni uomo vale in quanto uomo e non per quanto possiede o per il posto che occupa nella società.
Il nostro giornale vuole continuare a spargere speranza, lontano, però, da ogni larvata ipocrisia. Noi vogliamo innanzitutto chiedere perdono ai bambini e alle donne per averli lasciati in balia di sé stessi. Vogliamo piangere la morte di tutti gli innocenti, italiani o stranieri che siano. Rimanere dalla parte dei poveri qualunque sia il colore della loro pelle. Vogliamo ripetere ad alta voce che siamo addolorati per la morte data per legge agli ammalati gravi. Questa soluzione non è, non potrà mai essere motivo di progresso e di civiltà. Al contrario, spalancherà le porte all’inimmaginabile. Noi, pur destinati a rimanere minoranza, vogliamo tenere alta la bandiera della bella vita e farci prossimo di chi va smarrendo la speranza. Noi ci siamo. Le nostre parrocchie ci sono. Papa, vescovi, consultori, oratori, catechisti, consacrati, volontari, sono a disposizione di tutti, credenti e non credenti. La battaglia contro i femminicidi, e non solo, la vinceremo solo rimanendo umili, stando insieme e partendo da educatori che educano innanzitutto con la coerenza della vita. Che davvero la cara Lorena sia l’ultimo nome scritto in questa interminabile lista nera più del nero. 

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