Cusano e la pace possibile soltanto nel Dio comune
In reazione
alla caduta
di Costantinopoli
nel 1453 il teologo e filosofo (nonché cardinale)
scrisse un dialogo
sulla possibilità della concordia
tra le religioni fondata
sulla ricerca
del “Deus absconditus”
sotto la varietà storica dei riti

Niccolò Cusano (1401-1464), umanista, grande teologo e filosofo, diplomatico e cardinale della Chiesa, scrisse il De pace fidei nell’estate del 1453. In esso riporta una visione avuta attraverso un rapimento estatico in cielo, ad assistere a un concilio celeste presieduto dal Re del cielo e della terra, Dio padre, con la partecipazione del proprio Verbo, di Pietro e Paolo, di alcuni filosofi e sapienti rappresentanti delle religioni e nazioni del mondo allora noto. Il dialogo fu la sua reazione alla sconvolgente notizia della conquista di Costantinopoli, il 29 maggio 1453, da parte di Maometto II e delle orde di soldati ottomani e, con essa, della fine dell’Impero romano d’Oriente durato più di mille anni. Anziché adoperarsi per allestire una nuova crociata contro i Turchi musulmani, il cardinale si dedicò con lungimiranza a indicare la via per la pace fra nazioni e religioni, attraverso un dialogo filosofico e teologico. Riprendendo la propria concezione congetturale e interpretativa della verità, incentra la possibilità di pace, concordia e dialogo sulla comune ricerca di una sapienza assoluta che ciascuno presuppone e tutti accomuna, attingibile solo in «dotta ignoranza». È la fede in un unico Dio, il «Dio nascosto», che rivela come ogni religione, lingua, popolo presuppone ai propri particolari riti, nomi, modi consueti e congetturali una unica religione, capace di mettere tutti in armoniosa comunicazione, arricchendone inesauribilmente le peculiarità. Infatti «non vi è che un’unica religione nella varietà dei riti».
Introdotto, tradotto e dottamente commentato da Enrico Peroli, lo scritto di Cusano esce in una esemplare edizione con testo originale a fronte e un acuto saggio di Massimo Cacciari (La pace della fede, Rizzoli, pagine 384, euro 14,00). Parallelamente Peroli dà alle stampe la prima edizione integrale in lingua moderna, sempre con testo a fronte, di Tutti i Sermoni di Cusano, dei quali parla Roberto Righetto in questa pagina.
Secondo la teoria filosofico-teologica di Cusano, la realtà sensibile è varia e differente, tuttavia presuppone un’unità alla sua molteplicità: un’unità che non contraddice la molteplicità, anzi la suscita e alimenta, ma non può esserne espressa direttamente e definitivamente. I differenti riti delle varie religioni, i diversi linguaggi delle tante nazioni, i molti nomi con cui cercare di dire l’unico Dio e le innumerevoli congetture e interpretazioni sensibili della sua bontà e verità infinite non sono che modi finiti di cogliere l’Uno. Ciò non ne sminuisce il valore, ma ne arricchisce la sostanza e la funzione proprio nel riconoscimento della differenza dalla fonte veritativa, a cui attingere incessantemente come nella filosofica ricerca di una sapienza assoluta che ogni pensare, ogni filo-sofia presuppone. Lo spirito intellettuale dell’uomo, nella sua divina libertà, è per Cusano immagine della virtù ineffabile di Dio: sua prima immagine, ma appunto pur sempre immagine, figura, congetturante una potenza infinita e ineffabile in finite forme intellettuali. Ma è proprio il Dio nascosto, l’ineffabilità e infinità di Dio a suscitare, nel mantenimento della sua distanza, sue interpretazioni, congetture, nominazioni.
Il conflitto fra le religioni, la violenza fra le nazioni, l’incomprensione fra lingue e persone, sorgono quando si dimentichi la natura prospettivistica dell’interpretare umano, la sua condizione congetturale. Cosa che avviene se si ignori il presupposto trascendente, apofatico di ogni nostro esistere finito. Oppure se religiosamente, sino al fanatismo, si sostituisca l’ineffabilità del Dio nascosto con la facile idolatria dell’assolutizzazione di un suo determinato nome, sino all’oggettivazione in leggi, costumi, prescrizioni frutto solo di consuetudini sclerotizzate e prive di rapporto vivente con la fonte veritativa, inesauribile se preservata invece nella sua differente ascosità. Per Cusano sono stati re e profeti del popolo a istituire culti e leggi, finché una lunga consuetudine li ha fatti risultare un dato naturale, verità. Occorre invece ricordarne il presupposto apofatico sul quale soltanto possono emergere e significare, il Dio unico, nascosto e sconosciuto, invisibile e ineffabile, che soltanto li vivifica.
Questo Dio unico nascosto è comune a tutte le religioni e filosofie. Cusano pone in dialogo la propria prospettiva congetturante, cristiana, con ogni altra prospettiva; sempre a partire dal suo orizzonte prospettico-congetturale, ma non per uno scopo assimilativo, bensì per la intrascendibilità del proprio personale, culturale e religioso orizzonte trascendentale, che ha nel Verbo incarnato il suo presupposto primo. Ogni interlocutore, nel dialogo, parla e corrisponde con la prospettiva cristiana, l’interpretazione cusaniana nella quale soltanto (quantomeno per Cusano) è possibile dialogo con Dio e con il prossimo, amore di Dio e del prossimo. Senza consapevolezza di essere congetturali, interpretanti, non è possibile relazione con altro: né sulla verticale di Dio né alla ricerca di intreccio e fusione di orizzonti più umani. Ma questa coscienza di finitezza e ricchezza congetturale scaturisce soltanto se ci si mette in cammino, alla ricerca appassionata del Dio nascosto.
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