Il Papa: immaginiamo e serviamo la pace. Facciamola crescere in noi e germoglierà nel mondo

La visita di Leone XIV nel santuario della Madre del Buon Consiglio a Genazzano, cittadina a 40 chilometri da Roma. Servono «decisioni coraggiose e sagge, di autentica conversione». Il richiamo: «Non si tratta di fantasia, ma di profezia. Ne abbiamo bisogno, in tempi di distruzione e di incertezza, per vedere l’opera di Dio e servirla»
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September 7, 2026
Il Papa: immaginiamo e serviamo la pace. Facciamola crescere in noi e germoglierà nel mondo
Papa Leone XIV a Genazzano per prendere omaggio alla Madonna del Buon Consiglio / AFP
«Bentornato». I cartelli che la gente tiene fra le mani raccontano davvero un ritorno: quello di Leone XIV a Genazzano, il borgo di 5mila anime a quaranta chilometri da Roma incastonato nella valle del Sacco, tra i Castelli Romani e i monti Prenestini. Per la seconda volta, il Papa fa tappa nel piccolo Comune dove sorge uno dei luoghi più cari alla famiglia agostiniana: il Santuario della Madre del Buon Consiglio. Già il 10 maggio 2025, due giorni dopo l’elezione al soglio di Pietro, si era presentato a sorpresa e in forma privata nella Basilica che custodisce l’immagine mariana portata dagli angeli, secondo la tradizione, dalla città albanese di Scutari e apparsa miracolosamente il 25 aprile 1467. Lo ricorda il Pontefice stesso nella Messa presieduta questo pomeriggio, citando cita la dedica che aveva lasciato nel libro delle firme del Santuario: «Nei primi giorni del pontificato ho sentito il dovere e un profondo desiderio di avvicinarmi a Genazzano, al Santuario della Madonna del Buon Consiglio, che durante tutta la vita mi ha accompagnato con la sua presenza materna, con la sua saggezza e l’esempio del suo amore per il Figlio, che è sempre il centro della mia fede».
La Messa con papa Leone XIV nel Santuario della Madre del Buon Consiglio a Genazzano / AFP
La Messa con papa Leone XIV nel Santuario della Madre del Buon Consiglio a Genazzano / AFP
Oggi la nuova visita per celebrare la vigilia della Natività della Madonna e per affidare «a Maria Bambina ciò che in questa povera e magnifica umanità nasce ancora: fragile come un germoglio, ma segno della fedeltà di Dio. Sì, Maria è l’aurora di un giorno diverso, del nostro mondo liberato finalmente dal male». In particolare, Leone XIV consegna alla Vergine il grido contro le guerre che sale dalla famiglia umana. «Il profeta Michea nella minuscola Betlemme ha intuito il sorgere di un Re di pace, grazie al quale abitare la terra finalmente sicuri», spiega il Papa. Poi richiama la Colletta, la preghiera che precede la liturgia della Parola: «Rivolgendoci alla piccola Maria abbiamo chiesto che “la festa della sua nascita accresca in noi la pace”. Sì, carissimi, vogliamo immaginare la pace – allargare i confini della comprensione e dipingercela nell’anima – per riconoscere che già esiste, per accoglierla e servirla. È il dono di Dio, il soffio del Risorto, l’opera dello Spirito Santo. Lasciamo crescere la pace in noi. Germoglierà nel mondo. E la Madre del Buon Consiglio ci accompagnerà in questa missione». Dal Pontefice anche l’invito a chiederle «il suo Buon Consiglio per accogliere la Parola divina, custodirla in noi e darla alla luce attraverso decisioni coraggiose e sagge, di autentica conversione».
La gente di Genazzano dà il benvenuto a Leone XIV / ANSA
La gente di Genazzano dà il benvenuto a Leone XIV / ANSA
In 5mila lo attendono lungo le vie di Genazzano dove Leone XIV arriva intorno alle 5 del pomeriggio. Resterà poco più di due ore nella cittadina. Un intero paese in festa che il Papa percorre sulla golf car salutando tutti. Strade e case decorate con gli striscioni di benvenuto. Negozi chiusi per l’occasione. «Un appuntamento in famiglia – commenta il vescovo di Tivoli e Palestrina, Mauro Parmeggiani, che accoglie il Papa nella sua diocesi –. La visita del Pontefice è uno stimolo a rispondere ancora al dono di avere una madre che indica Cristo come strada da seguire, come meta da raggiungere nonostante le nostre imperfezioni, le nostre difficoltà». Nella chiesa che nel Trecento  era rinata grazie alla terziaria agostiniana, poi beata, Petruccia di Ienco, Leone XIV entra nella cappella dove si trova l’affresco della Vergine. Cappella in cui compare anche il nuovo dipinto realizzato da Marco Innocenzi che ritrae papa Leone di profilo su un inginocchiatoio con lo sguardo rivolto verso l'icona della Madonna. Un angolo in cui sono raffigurati i Pontefici che in passato si sono recati a Genazzano a partire da Urbano VIII che nel 1630 affidò alla Vergine l’Italia colpita dalla peste; il ritratto del beato Pio IX, pellegrino a Genazzano il 15 agosto 1864 e devoto alla Madre del Buon Consiglio; quello di Giovanni XXIII, realizzato dopo la visita del 25 agosto 1959; infine, quello di san Giovanni Paolo II in preghiera durante il pellegrinaggio del 22 aprile 1993, alla vigilia del viaggio apostolico in Albania. Nazione che ha un legame speciale con la Madre del Buon Consiglio dove viene invocata dai cattolici albanesi con l’antico titolo di “Signora dell’Albania”.
La gente di Genazzano dà il benvenuto a Leone XIV / ANSA
La gente di Genazzano dà il benvenuto a Leone XIV / ANSA
Il Papa lascia una rosa d’oro con gli stemmi del santuario, di Martino V, primo Papa ad aver donato, nel 1431 una rosa d’oro andata perduta in epoca napoleonica, di Leone XIII, che ha elevato il santuario di Genazzano a basilica, e di Leone XIV. «Nella preghiera contemplativa – sottolinea Prevost nell’omelia – prende forma ciò che il mondo non ci racconta, ma esiste già; ciò che ancora è invisibile, ma in sé ha un nuovo tipo di forza. Non si tratta di fantasia, ma di profezia. Ne abbiamo bisogno, in tempi di distruzione e di incertezza, per vedere l’opera di Dio e servirla». Il Papa cita più volte san Tommaso da Villanova, il vescovo agostiniano che «seppe vedere il paradosso della piccolezza e, per così dire, della marginalità di Maria». Donna della presenza, più che della parola, come viene narrata dai Vangeli. «Ma il semplice esserci di Maria – e del Figlio in lei – muove la storia intera», dice il Papa. E aggiunge: «Celebriamo la nascita di una bambina chiamata a diventare la Madre del suo Creatore, la Madre di Dio che salva. Eppure, nasce semplicemente una bambina, come le figlie e le nipoti che teniamo in braccio. Abbiamo oggi per lei titoli nobili e altissimi, di Signora e Regina, ma la via di Dio è stata e rimane più semplice e silenziosa, eppure non meno potente e trasformativa. È la via di Gesù stesso, “il primogenito tra molti fratelli”. Ebbene, come Maria, anche noi siamo “predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio”. In Gesù Cristo, Dio ha scelto le più umili condizioni storiche e la più umile delle creature per manifestare l’originalità del suo Regno, in cui la prepotenza non ha posto e l’onnipotenza è creazione, servizio e cura della vita». Del resto, riflette il Pontefice, «in Maria la salvezza trova casa: Dio con noi». Inoltre, dalla Madonna «impariamo l’intelligenza che conversa con Dio, che pone domande e interpreta gli avvenimenti custodendoli e collegandoli nel cuore».
 
 

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