Ci sono insegnamenti di cui fare tesoro anche se paiono sgradevoli. Uno riguarda le insidie della generosità. Quando si fa del bene, specie se c’è di mezzo il denaro, è meglio non dare per scontata la gratitudine. Peggio ancora è pretenderla, seppur non apertamente, come se fosse un atto dovuto. Pensare fra sé “non mi ha neanche detto grazie” significa avvelenarsi inutilmente. Eppure tutti l’abbiamo fatto (o lo faremo) almeno una volta. La recriminazione è come un’erba infestante, guasta senza rimedio il buono che abbiamo provato a coltivare.
In quei casi basterebbe immedesimarsi nell’altro: ha dovuto accettare il tuo aiuto, tu incarni i suoi limiti, forse in cuor suo ti odia per questo. Non è detto, ma capita. Ecco perché la donazione anonima è la scelta più saggia. Il tuo gesto entrerà in una partita di giro che, grazie a tragitti imprevedibili, tornerà a te sotto altra forma. Senza contare che la fortuna potrebbe già averti assistito, ben prima che tu decidessi di sdebitarti. Se invece desideri azzerare totalmente il rischio dell’ingratitudine, ti conviene comportarti come il riccone di quella storiella inglese. Al clochard che lo implora di dargli qualcosa da mangiare, chiede se si accontenterebbe del pasto del giorno prima. “Certo” risponde quello. “Allora ripassa domani”.
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