La crisi cambia la sintassi dei consumi: comprare meno diventa un valore
di Cinzia Arena
Il rapporto Coop, presentato a Milano, fotografa un Paese in difficoltà economica. Si lavora tanto e si guadagna meno, si mangia di più a casa e si sta attenti al benessere alla linea

Un Paese che stenta, con produttività e popolazione in calo, e il Pil che “galleggia”. Se il quadro economico è preoccupante, e gli italiani si trovano a lavorare di più per guadagnare meno rispetto a vent’anni fa, a pesare ancora di più è la mancanza di tempo e la fatica quotidiana tra impegni in ufficio, cura dei familiari e preoccupazioni per il futuro. Il rapporto Coop 2026 presentato a Milano analizza nel dettaglio “Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e domani” tramite due indagini condotte lo scorso agosto su un campione rappresentativo della popolazione composto da mille persone e su 800 tra imprenditori, manager e liberi professionisti. Il quadro che emerge non è certo incoraggiante. I principali indicatori economici sono negativi con una crescita annua che secondo l’ufficio studi Coop si fermerà allo 0,8%, leggermente al di sotto di quell’1% indicato qualche giorno fa dal ministro Giorgetti, nonostante l’iniezione di denaro proveniente dal Pnrr. 200 miliardi di euro spesi, molti dei quali a debito, per un risultato minimo. Più che un piano di ripresa, un piano di resilienza. Se l’export cresce (13%) e i consumi tengono (3%) a preoccupare è la questione demografica e ancor più la produttività, soprattutto se si guarda ai passi da gigante fatti dalla vicina Spagna. Il motore dello sviluppo italiano è inceppato – si legge nel rapporto – con il Paese rimasto fermo. In questo mare in tempesta gli italiani appaiono in ansia, quando non sull’orlo di una crisi di nervi. Temono più degli altri europei le guerre (87%) le difficoltà economiche (77%), e percepiscono la società in cui vivono più violenta rispetto a qualche anno fa (80%).
Non va meglio sul fronte dell’occupazione. Lavorano di più ma guadagnano meno: rispetto al 2019 ci sono un milione di attivi in più ed è aumentata contemporaneamente l’intensità lavorativa (35 ore in media lavorate in più all’anno). La mancanza di tempo (58%) è alla base della stanchezza che per tre adulti su 10 si trasforma in un vero e proprio esaurimento da impegni (burn out). La famiglia è indicata al 64% degli intervistati come elemento identitario, seguita dalle esperienze di vita che contano più dell’istruzione e del lavoro.
In questo contesto si inserisce un cambio di passo nei consumi alimentari. Si mangia di più a casa, con le vendite a volume negli ultimi sei anni che si posizionano su un +5,6%, trainate dalla marca del distributore. Il 62% degli italiani dichiara di aver ridotto la convivialità fuori casa, spesso per motivi economici. Per quanto riguarda i canali distributivi frenano i discount che crescono di un misero 0,5% mentre il supermercato torna ad attrarre (2,4%).
Si fanno strada nuove regole e priorità: consumare meno e combattere gli sprechi diventa un valore, come afferma il 65% degli intervistati, ma non solo per necessità. Su quanti decidono di ridurre i consumi oltre uno su quattro lo fa per scelta personale. La svolta salutista e l’attenzione al benessere e alla linea fanno volare alcuni cibi, a partire dal Kefir.
«Il quadro che emerge è quello di un Paese in stallo, contrassegnato da una sempre più forte polarizzazione sociale con una classe media in grande difficoltà - commenta Domenico Brisigotti, presidente Coop Italia -. Una possibile ma non auspicabile ripresa dell’inflazione potrebbe innescare una spirale al ribasso negli acquisti sia quantitativa che qualitativa». Il rapporto evidenzia come rispetto al resto dell’Europa l’Italia abbia avuto un’inflazione più bassa ma la percezione dei consumatori è molto diversa.
«Gli italiani ridisegnano la sintassi dei consumi - racconta Albino Russo, direttore generale Ancc Coop -. I due terzi concordano nella rinuncia del consumo superfluo o nel ridare una seconda vita ai prodotti. Il dato tracima dall’obbligo economico e sembra diventare un tratto culturale. Sono cresciuti per esempio enormemente gli acquisti di smartphone ricondizionati». La richiesta del settore della grande distribuzione al governo è quella di dare nuova linfa al tavolo di confronto ha spiegato Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc Coop. Almeno due le priorità: «riconoscere le imprese della grande distribuzione come energivore, quindi che possano godere di un abbattimento degli oneri di sistema e consolidare le politiche di riduzione del cuneo fiscale».
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