L’inedito di Giussani: l’uomo si realizza solo nell'obbedienza amorosa
Il nesso con Dio, con l’uomo, col mondo. La persona come «desiderio di Spirito, di fraternità e di cosmicità». In questo testo il fondatore di Cl spiega che «liberazione è vivere l’immagine originaria» di «figli dell’Altissimo»

Pubblichiamo un estratto del libro di don Luigi Giussani “Il centro della vita. Il fatto di Cristo e della sua permanenza (1971-1972)”, edito da Rizzoli, curato dal presidente della Fraternità di Cl Davide Prosperi e in libreria dal 15 settembre. Il volume chiude la trilogia sugli inediti di Giussani tratti dai primi anni ’70, anni nei quali il fondatore di Cl fissa le linee contenutistiche e metodologiche dell’esperienza del movimento.
Che cos’è liberazione? Liberazione è vivere l’immagine originaria, la fisionomia radicale, la figura radicale che l’uomo porta in sé dall’istante in cui è stato costituito. La Bibbia chiama l’immagine originaria e la fisionomia radicale di cui siamo costituiti, dall’istante in cui siamo stati generati, «cuore», il cuore dell’uomo, che significa desiderio vero di se stessi o desiderio della verità di sé. Ecco, mi piace di più questa formula: desiderio vero di sé, desiderio vero del proprio essere; o, per tradurla in termini che non sono letteralmente biblici, ma che corrispondono perfettamente all’idea di cuore biblico: il senso della persona, il senso del proprio io. […] La figura radicale, la fisionomia originale, l’immagine originaria, cioè la stoffa di se stessi è qualcosa di ricevuto. «Ricevuto»: dato da un altro. L’uomo è creato, cioè tale immagine è l’immagine di un Altro. L’uomo corrisponde all’immagine che di se stesso Dio gli ha posto dentro – Dio ha posto nell’uomo l’immagine di Sé –, è tutto quanto riferimento, rapporto a Dio: «Sarete come dei», «Eritis sicut dii». Ciò che è da sottolineare bene è dunque che l’uomo, nella sua figura radicale, nella sua stoffa originale, è gesto di un Altro. Io sono gesto di un Altro. Se la libertà è vivere se stessi, vivere con verità e pienamente se stessi, se la liberazione è questo vivere nella sua dinamica, allora «libertà» è vivere una dipendenza: questa dipendenza. La Bibbia la definisce, a scanso d’ogni equivoco, perché non è qualsiasi dipendenza, ma è la dipendenza di uno generato da un Altro, perciò è la dipendenza di figli che amano il Padre.
L’uomo si realizza in una obbedienza amorosa. «Filii Excelsi omnes»: siamo tutti figli dell’Altissimo. Si parla infatti della «libertà dei figli di Dio» nel Nuovo Testamento. Il vivere se stessi o la libertà è vivere questa comunione: vivere è comunione con Colui che ci fa. E la pace è l’essenziale caratteristica dell’esistenza dell’uomo creatura di Dio, definisce il volto dell’uomo originale, di Adamo: pace e comunione con Dio. Non richiamo i dettagli stupendi, anche se brevi, appena accennati, con cui la prima pagina della Bibbia sottolinea questo – il Dio che scende alla brezza della sera a parlare con Adamo ed Eva –. Pace e comunione, questo è il vivere, perché io sono gesto di un Altro. Vivere, liberarmi, affermare me stesso, compiermi è la dinamica d’una comunione vissuta con questo Altro, è una dinamica di comunione vissuta con Dio.
a) Il nesso con Dio. Allora, ecco il fattore genetico – il primo fattore – dell’istanza fondamentale: il nesso con Dio. La Bibbia chiama Dio, in quanto polo di tale nesso con l’uomo, «Spirito». «Spirito è Dio», «Spiritus est Deus». Badate, per favore, che dobbiamo espungere immediatamente dalla nostra testa la fantasia riduttiva, l’astrattezza inaridente con cui la parola «spirito» è da noi sentita, quasi come una contrapposizione alla materia. «Spirito» è la profondità dell’Essere, incommensurabile con noi, è il Mistero, è Dio, è l’indicazione della realtà in quanto ci eccede incommensurabilmente, è l’Essere con la E maiuscola, è l’Essere come origine. In tale senso, è in una certa contrapposizione con la realtà in quanto da noi misurabile e sperimentabile, e per questa ragione si può introdurre l’alternativa “spirito-materia”. Ma io non voglio scendere molto in questi dettagli. Mi preme sottolineare che la parola «spirito» è quanto di più lontano ci sia dall’astrattezza e dalla vaghezza. Lo Spirito è la consistenza di tutte le cose. La traduzione migliore, o forse il commento più bello alla parola «Dio» o «Spirito», è il primo versetto dell’Inno dell’Ora Nona, che tante volte abbiamo citato: «Rerum Deus, tenax vigor», una delle più belle definizioni di Dio. Dio, tenace vigore… – intraducibile formula! –, consistenza permanente e resistente delle cose. Tu sei la consistenza delle cose: «Rerum Deus, tenax vigor». È il soffio per cui la materia, la mota, il fango di cui Adamo era plasmato prese vita, è il soffio di Dio. Il nesso con Dio: questo è l’uomo. […]
b) Il nesso con l’uomo. Ci sono due aspetti che introducono il secondo fattore. Se c’è, dunque, una immagine originaria, se c’è una fisionomia radicale, come partecipazione a ciò che è Dio, è in tale immagine, è in tale fisionomia che gli uomini si possono riconoscere. Ed è solo in questo riconoscimento che c’è la possibilità di unità tra gli uomini. Questa possibilità c’è solo se si riconosce una fisionomia ultima identica, che è data dall’unico gesto creatore, dal fatto che l’uomo, l’io umano, è immagine di Dio, è nesso con lo Spirito. È nel riconoscimento di essere interpellati da Dio che l’uomo impara a capire anche l’interpellabilità di sé da parte di ogni altro uomo, altrimenti l’altro uomo è il limite di sé, è l’anti-sé, è il nemico. L’interpellabilità dell’altro uomo è fondata sull’origine comune, su questa fisionomia comune nell’origine comune. Così, l’incontro, il riconoscimento e il dialogo con Dio, che ci costituiscono come persone, si dilatano per loro natura come incontro, riconoscimento e dialogo tra gli uomini. Questo, allora, è il secondo fattore dell’istanza fondamentale di liberazione o del volto vivo dell’uomo: il nesso con l’uomo. C’è un termine molto bello per indicare questa esigenza di nesso con l’uomo che deriva dalla coscienza originale come rapporto con Dio: è la parola «fraternità». Nesso con lo Spirito, con ciò che è oltre noi, e nesso con l’uomo, il fratello: ecco il delinearsi ulteriore della fisionomia dell’istanza fondamentale che ci costituisce. Se non si centrano bene questi aspetti, viene mortificata l’immagine, la definizione dell’istanza fondamentale. Quanto appena richiamato compie l’immagine adeguata dell’istanza fondamentale di liberazione che fa vivere l’uomo.
c) Il nesso col mondo. Ma c’è un terzo fattore in cui si sviluppa la coscienza originale dell’essere rapporto con Dio, dell’essere fatti. Colui che ci fa è il padrone del cielo e della terra e, se siamo fatti a sua immagine e somiglianza, allora siamo fatti per essere padroni del cielo e della terra, cioè per il nesso con la terra, il nesso col mondo, l’ideale della cosmicità, del rapporto ordinato di possesso, del possesso armonioso delle cose, del tutto. […] Questa è l’immagine vera dell’uomo, tutta quanta concepita nell’istanza fondamentale, descritta come nesso vivo e perciò tensione a Dio, all’uomo e al mondo. Qui sta la definizione dell’io come desiderio, di nesso con la dimensione infinita, eccedente, del Mistero, come globale desiderio di Spirito, di fraternità e di cosmicità o possesso armonioso. Questa è la potenza ideale che costituisce la figura, il fenomeno umano nella natura, nel mondo: potenza ideale, desiderio globale di Spirito, di fraternità e di cosmicità.
“Il centro della vita”: le dieci lezioni svolte nel 1971-1972 alla Scuola Quadri
Comunione e Liberazione nasce a Milano alla fine del 1969 come tentativo di rispondere all’esigenza di autenticità che aveva caratterizzato l’inizio della contestazione giovanile. Nell’arco di appena due anni, da Milano, Cl si diffonde in Italia e comincia a varcarne i confini. Come assicurare la possibilità di un cammino condiviso alle tante comunità nelle scuole, nelle università, negli ambienti di lavoro, nelle parrocchie e nei quartieri? In risposta a tale interrogativo, don Luigi Giussani promuove una “Scuola Quadri”, coinvolgendo un gruppo di responsabili con i quali desidera condividere metodo e contenuto della stessa proposta di fede, recuperando tutta la ricchezza dell’esperienza precedente di Gioventù Studentesca, dagli inizi nel 1954 alla crisi del ’68. Nel volume di Luigi Giussani “Il centro della vita. Il fatto di Cristo e della sua permanenza (1971-1972)”, edito da Rizzoli e curato dal presidente della Fraternità di Cl, Davide Prosperi (336 pagine, 17 euro, in libreria dal 15 settembre) sono raccolte per la prima volta le dieci lezioni svolte nella “Scuola Quadri”, negli anni 1971-1972. Il libro si colloca all’interno di un percorso di riflessioni iniziato con “Una rivoluzione di sé (1968–1970)” e proseguito con “Un volto nella storia (1969–1970)”. Si tratta di un testo di straordinario valore storico e teorico. Il centro della vita documenta il percorso appassionato – e a tratti infuocato – di Giussani nel fissare le linee contenutistiche e metodologiche dell’esperienza del «movimento», sviluppate intorno all’intuizione fondamentale: Cristo centro della vita e della storia, centro della cultura e quindi della dinamica del mondo; Cristo non come idea, ma come avvenimento contemporaneo, sperimentabile in un incontro oggi, attraverso la comunione della Chiesa, suo corpo. Qui trova la sua origine l’impeto di presenza nel mondo, a tutti i livelli, carico di urgenza di giudizio e di azione, che caratterizza Comunione e Liberazione e il cui scopo è che Cristo e la Chiesa incontrino la sete e i bisogni di tutti, offrendosi come risposta affascinante e adeguata.

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