Stoccaggi al minimo e gas liquido: così la crisi energetica presenta il conto alla Germania
di Vincenzo Savignano, Berlino
Per garantire il livello medio delle scorte al 70% il governo durante l’inverno sarà costretto a importare combustibile liquido a un prezzo molto più caro

Weidel ha ragione? La Germania rischia una crisi energetica a causa della carenza di gas? Secondo i dati che l'Agenzia federale delle reti (Bundesnetzagentur) riceve dagli operatori degli impianti di stoccaggio, il livello di riempimento si attestava ad inizio settembre al 51%. Un anno fa, nello stesso periodo, era di poco inferiore al 69 per cento. In Germania è previsto per legge che la maggior parte degli impianti di stoccaggio debba raggiungere un livello di riempimento di almeno l'80% entro il primo novembre. Per alcuni grandi impianti (come quelli di Bad Lauchstädt, Frankenthal e Uelsen), il requisito è fissato invece al 45%. Secondo l'Agenzia federale delle reti, ciò si traduce in un livello medio di riempimento nazionale del 70% da raggiungere all'inizio di novembre.
Attualmente, secondo una portavoce dell'Agenzia, si ritiene che livelli di stoccaggio compresi tra il 60% e il 70% all'inizio dell'inverno siano sostanzialmente sufficienti a coprire la domanda media di gas durante la stagione invernale, a condizione che, contemporaneamente, sia possibile continuare a importare gas. Le importazioni di gas in Germania subiscono lievi variazioni di giorno in giorno. Secondo i dati sempre della Bundesnetzagentur, fino al 24 agosto 2026 la Germania ha importato un totale di 2.465 gigawattora: di questi, circa il 20% proveniva dai Paesi Bassi, il 24% dal Belgio e il 42% dalla Norvegia. Tra questi 328 gigawattora – pari a circa il 13% delle importazioni di gas – sono giunti sotto forma di gas naturale liquefatto (Gnl). Il gas allo stato liquido si trasporta su grandi navi che attraccano nei porti tedeschi dotati di rigassificatori. La maggior parte di questa tipologia di fonte energetica in Germania arriva ancora dalla Russia, meno del 10%, ma soprattutto dagli Stati Uniti, 90%. I costi però, anche per il trasporto e i procedimenti di rigassificazione, sono nettamente superiori al gas naturale. La Germania ha ormai rinunciato al gas naturale russo – fino al 2022 arrivavano ogni anno oltre 50 miliardi di metri cubi di gas siberiano – che sarebbero dovuti praticamente raddoppiare con la messa in funzione del Nordstream 2, il secondo gasdotto russo-tedesco. L’inizio della guerra russo-ucraina e il sabotaggio dei due gasdotti ha bloccato definitivamente il gas proveniente da Mosca, con conseguenze molto pesanti sui costi di produzione di tutta l’industria tedesca. Particolarmente colpiti i settori dell’auto e della siderurgia.
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