Il partito austriaco che per Afd è diventato un “modello”: «Ora la Fpö ci insegni a governare»
di Giovanni Maria Del Re, Vienna
I liberalnazionali guidati da Herbert Kickl usano da molto tempo le parole d'ordine care all'estrema destra tedesca, dalla remigrazione alla retorica anti-establishment. Non solo: hanno fatto parte di diversi governi nazionali e sono presenti nelle amministrazioni locali. Da Berlino riconoscono: «Abbiamo chiesto loro dei consigli»

Per una volta è la Germania a voler «imparare» dal piccolo vicino della stessa lingua, l’Austria. Perché, quando si dice estrema destra, l’Afd ha apertamente un grande modello: i liberalnazionali della Fpö oggi guidati da Herbert Kickl, la cui retorica è quasi identica a quella di Ulrich Siegmund e del suo partito, dalla «remigrazione» al «sistema» dei vecchi partiti. A differenza dell’Afd, però, i liberalnazionali austriaci hanno fatto parte di vari governi nazionali a partire dal 2000 (lo stesso Kickl è stato ministro dell’Interno sotto il cancelliere popolare Sebastian Kurz dal 2017 a 2019), sono presenti in quelli regionali di cinque land e detengono il governatore della Stiria. E hanno stravinto le elezioni nazionali, nel settembre 2024 con il 28,8%, anche se Kickl non è riuscito a formare un governo (l’esecutivo è una coalizione di popolari, socialdemocratici e liberali).
Insomma, come ha detto la stessa co-presidente dell’Afd Alice Weidel, «abbiamo molto da imparare da loro». In cambio, Kickl si è lanciato in sperticate lodi per il trionfo di Siegmund in Sassonia-Anhalt. «Con questa giornata – ha dichiarato sul voto nel land tedesco – soffia di nuovo il forte vento della libertà del 1989 in Germania», equiparando insomma la Repubblica federale alla vecchia Ddr.
I rapporti sono sempre più stretti, ci sono incontri ormai settimanali. A giugno, per il settantesimo della fondazione della Fpö a Vienna nel 1956 (molti dei fondatori erano ex nazisti), Weidel ha elogiato il partito come «luminoso esempio» per l’Afd. E, molto simbolicamente, il 23 agosto, si è fatta intervista dal canale della tv pubblica tedesca Zdf non in Germania, ma a Vienna. Anche in quell’occasione ha visto Kickl e altri dirigenti Fpö. «Abbiamo parlato – ha scritto su Facebook Susanne Fürst, presidente del gruppo Fpö al Parlamento austriaco – delle nostre esperienze di governo a livello di länder».
Lo stesso Siegmund è andato «a scuola» dai liberalnazionali: a gennaio era a Salisburgo per due giorni per un workshop a porte chiuse «per prepararmi alla responsabilità di governo» ha scritto lui stesso su Instagram. L’occasione di incontrare Marlene Svazek, che è vice governatrice del land della città di Mozart oltre che leader locale della Fpö.
Lo scambio è in entrambe le direzioni. Ad aprile una delegazione Fpö ha fatto visita al gruppo Afd al Bundestag. Tra i membri, anche Hubert Fuchs, che è stato sottosegretario alle finanze dal 2017 al 2019 con Kurz. «Abbiamo chiesto consiglio e consulenza – ha dichiarato al tabloid Bild il vice capogruppo Afd al Bundestag Sebastian Münzenmaier – ai nostri amici austriaci, che sanno come si conducono con successo negoziati di coalizione e come si guidano i ministeri». Un’altra analoga missione ha avuto luogo pochi giorni fa, con una visita al quartiere berlinese di Neukölln, ad alta presenza di migranti, che ora, dicono entrambi i partiti, «va riconquistato».
Gli intrecci vanno oltre. Basti dire che il portavoce di Weidel, Daniel Tapp, è austriaco, e fino al 2017 era assistente parlamentare di una deputata Fpö. E Hans-Jörg Jenewein, a lungo deputato Fpö al Parlamento austriaco, è oggi portavoce del gruppo Afd al parlamento regionale della Turingia guidata da Björn Höcke (tra i più radicali del partito).
Una forte vicinanza facilitata oltre che dall’ideologia dalla lingua comune e da un terribile passato comune di riferimento. Vari esponenti della Fpö, del resto, sono membri di Burschenschaften (confraternite studentesche di estrema destra) che negano l’identità austriaca e vedono solo un’unica, grande nazione tedesca. Una «internazionale» di estrema destra che va consolidandosi di voto in voto.
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