Dalle sabbie tossiche alla carota elastica contaminata: i giochi ripieni di amianto allarmano l'Ue
Nel 2025 le segnalazioni erano zero, quest'anno si moltiplicano notifiche e richiami. Nel mirino le cave cinesi e un sistema di controlli che ora l'Europa prova a rafforzare

Una carota arancione lunga 17 centimetri, morbida e allungabile. Un topo bianco, un mostro azzurro, omini colorati, vermi e scimmiette da tirare e schiacciare. Ma anche confezioni di sabbia colorata per disegnare Peppa Pig e Stitch e vaschette per sviluppare il tatto. Giochi innocui che però, negli ultimi mesi, hanno trovato un ingrediente indesiderato: l’amianto.
A fare l’inquietante scoperta è stata l’Unione Europea: dall’inizio del 2026 sul Safety Gate – la rete attraverso cui i Paesi dell’Ue si scambiano le informazioni sui prodotti pericolosi – le segnalazioni di giocattoli contaminati dall’amianto si sono improvvisamente moltiplicate. Analizzando le notifiche se ne contano venticinque tra sabbie da gioco che i bambini impastano direttamente con le mani e pupazzi elastici riempiti di granelli. Nel 2025 – per avere un termine di paragone – i casi segnalati nella stessa categoria erano stati zero.
Oggi invece il numero continua a crescere. Pochi giorni fa, per esempio, la Germania ha notificato come pericoloso un lupo elastico turchese dal quale, se l’involucro si rompesse, la sabbia contaminata potrebbe fuoriuscire. Anche in Italia nelle scorse settimane il Ministero della Salute ha rilanciato l’allarme per un soldatino molle e una carota modellabile appartenente a un lotto di circa trentamila pezzi venduti anche sul mercato nostrano, sia a privati sia a scuole dell’infanzia.
I bambini sono i più a rischio
L’allarme è grave: in Europa per legge l’amianto non dovrebbe essere presente nei giocattoli in quantità tali da far respirare ai bambini le sue fibre. La soglia prevista è bassissima, pari allo 0,1 per cento del peso, ma anche sotto questo limite il prodotto può essere ritirato. Generalmente un contatto breve con un giocattolo contaminato non significa che un bambino si ammalerà, perché le malattie legate all’amianto compaiono dopo esposizioni ripetute e a distanza di molti anni. I bambini, però, sono più esposti al pericolo perché giocano a lungo con lo stesso oggetto, lo portano alla bocca e respirano la polvere se il rivestimento si rompe.
Perciò, quando un alert di questo tipo viene diramato, chi possiede uno dei giocattoli richiamati deve smettere subito di utilizzarlo, senza aprirlo né svuotarlo, capire se può riconsegnarlo al rivenditore oppure contattare l’Asl di competenza per ricevere indicazioni specifiche. Se il giocattolo si è rotto e la sabbia è uscita, non bisogna aspirarla né soffiarci sopra perché si rischierebbe di disperdere fibre nell’aria. Meglio allontanare i bambini dall’area e rivolgersi alle autorità sanitarie di zona.
Dall'Australia ai Paesi Bassi
Ma com’è possibile che così tanti giocattoli siano finiti sul mercato con una sostanza vietata e pericolosa? Per capirlo bisogna riportare le lancette a novembre dello scorso anno e volare dall’altra parte del mondo. In Australia un laboratorio che stava utilizzando della sabbia colorata per collaudare un’apparecchiatura si accorge quasi per caso della presenza di amianto e la scoperta mette in moto una serie di controlli che portano al ritiro di sabbie per bambini commercializzate da diversi marchi.
Secondo l’autorità vigilante Australian Competition and Consumer Commission, alcuni dei prodotti coinvolti circolavano già dal 2020 e la contaminazione sarebbe riconducibile a una particolare cava cinese, la cui localizzazione – però – non è stata resa pubblica.
Intanto l’allarme è scattato anche in Europa. I primi a occuparsi della questione sono stati i Paesi Bassi che hanno iniziato a controllare giocattoli riempiti di sabbia venduti nel proprio Paese trovando che, su 106 campioni analizzati, quaranta contenevano amianto.
Quasi tutte le strade portano in Cina
A ruota sono aumentate le verifiche da parte delle altre autorità nazionali Ue che, a luglio, hanno concordato controlli con lo stesso metodo di analisi e un’identica valutazione del rischio. Aumentate le verifiche, hanno iniziato a fioccare anche le segnalazioni. Che nella quasi totalità dei casi vedono la Cina come Paese d’origine dei prodotti incriminati. L’ipotesi è che la materia prima arrivi da un deposito di sabbia dove –insieme al principale materiale estratto – si trovano anche altri minerali contenenti fibre di amianto, tipo la tremolite.
Per questo una risposta interessante è quella messa a punto dal Regno Unito che, da luglio, ha chiesto alle aziende che vendono prodotti contenenti sabbia di non limitarsi a controllare il giocattolo finito ma di verificare con attenzione anche la catena di approvvigionamento.
Una cava – questa l’idea alla base – non è una fabbrica in cui ogni lotto è identico all'altro ma la composizione della roccia può cambiare da un punto all’altro e un solo test negativo non garantisce automaticamente che tutta la sabbia estratta in seguito sia esente da amianto. Con le nuove disposizioni le aziende devono quindi guardare più indietro nella filiera: sapere da dove proviene la sabbia, verificare le garanzie portate dei fornitori e controllare le materie prime.
Questo tipo di verifica sarà più semplice prossimamente anche nei Paesi dell’Unione grazie al nuovo regolamento europeo sulla sicurezza dei giocattoli, entrato in vigore nel 2026 ma che applicherà gran parte delle sue novità dal 1° agosto 2030. La normativa prevede controlli rafforzati sulle sostanze pericolose e introduce un passaporto digitale del prodotto, con informazioni su fabbricante, materiali e conformità, che dovrebbe rendere più facile seguire la vita di una bambola o un pupazzo dall'inizio alla fine della filiera.
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