«Solo il Vangelo»: così l’ultimo saluto a Enzo Bianchi

di Giovanni Veggiotti, Castel Boglione (Asti)
A Castel Boglione, dov’era nato, le esequie del fondatore della comunità di Bose
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September 3, 2026
«Solo il Vangelo»: così l’ultimo saluto a Enzo Bianchi
Fratel Valerio Lazzarini benedice
il feretro durante
i funerali
di Enzo Bianchi, nella chiesa parrocchiale
di Castel Boglione / Ansa
«Vorrei che al funerale si cantasse la Messa da requiem in latino e in gregoriano e che nulla fosse proclamato al di fuori del Vangelo di Gesù Cristo. Non si dicano nell’omelia parole su di me e soprattutto niente applausi (mi rivolterei nella bara)». Così Enzo Bianchi aveva immaginato il proprio commiato. E così – fatta eccezione per un applauso finale, spontaneo e sincero – è stato. Oggi pomeriggio, nella chiesa parrocchiale di Castel Boglione, è stata celebrata la liturgia esequiale del figlio più illustre di questo paese del Monferrato acquese. Qui era nato nel 1943 e qui ha voluto essere affidato alla madre terra. Una grande folla ha gremito la chiesa e il piazzale antistante. C’erano rappresentanti di diverse Chiese cristiane, segno della viva vocazione ecumenica di fratel Enzo, e alcuni arcivescovi e vescovi italiani. Anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, si è reso presente attraverso un messaggio letto pubblicamente. Decine di sacerdoti hanno concelebrato il rito, presieduto da fratel Valerio Lazzarini, della comunità di Cellole di San Gimignano. «Il dolore che sperimentiamo – ha detto Lazzarini – è attraversato dalla luce: viviamo un momento di “radiosa tristezza”, perché Enzo è migrato nella terra di Dio».
Martedì sera, invece, la veglia di preghiera si era tenuta nella chiesa della Casa della Madia, ad Albiano d’Ivrea, dove Bianchi ha vissuto in fraternità l’ultimo tratto della sua vita. In un clima di famiglia sono stati pregati i Salmi, ringraziando il Dio della vita per il dono di fratel Enzo. Alle litanie dei santi monaci e delle sante monache è seguita l’invocazione «prega per lui», rivolta anche ad altri abitanti del cielo non elevati agli onori dell’altare, ma considerati da Bianchi e dai suoi monaci maestri di vita spirituale. Così, accanto a Pacomio, Basilio e Scolastica, è stato invocato anche Enrico “il sediaio”, un girovago che si guadagnava da vivere impagliando sedie e che periodicamente veniva accolto a Bose, condividendo la vita fraterna con la comunità monastica degli inizi.
Il priore della Madia, Goffredo Boselli, ha pronunciato il saluto al termine della Messa, sottolineando come Bianchi fosse in pace, consapevole dell’approssimarsi dell’incontro con il suo Signore Gesù. Si è così concretizzato un suo intimo desiderio: «Una morte non improvvisa, perché vorrei essere vigilante e pronto. Vorrei vivere la mia morte!». Quando era chierichetto, Bianchi aveva accompagnato spesso il parroco ad amministrare il sacramento allora chiamato “estrema unzione”. «Un ricordo radicato, che mi spinge a ritenere necessario che anche a me accada lo stesso, che anche il mio corpo venga unto in vista della sepoltura e della risurrezione». Boselli non è riuscito a trattenere le lacrime quando, rivolgendosi a fratel Enzo, ha nominato Bose, «l’avventura più bella della tua vita, segnata da un amore fecondo che è stato anche distacco». Con i fratelli e le sorelle di Bose, presenti alle esequie, il fondatore aveva desiderato di cuore una riconciliazione (un cammino ancora tutto in salita, invece, quello fra i discepoli delle due comunità, come hanno mostrato sempre le parole finali di Boselli). A chi visiterà la sua semplice tomba, portando un rametto di erba aromatica o una rosa, fratel Enzo aveva lasciato questa raccomandazione: «Passate anche a far festa in un ristorante in mia memoria e rendetemi presente tra voi innalzando un calice di vino. Io ci sarò».

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