Napoli prova a mettere le sue regole sugli affitti brevi: ai turisti non più del 30% degli spazi
Pronto un testo per contenere la diffusionedi B&b anche in vista degli 1,7 milioni di visitatori attesi nel 2027 per l’America’s Cup

Dopo Firenze, anche Napoli si prepara a bloccare l’avanzata degli affitti brevi nel proprio centro storico. Manca solo il passaggio in Consiglio comunale, previsto per le prossime settimane, dopodiché anche il capoluogo campano fisserà un limite ai posti letto turistici nel cuore della città, sempre meno accessibile a residenti e studenti dopo il boom del turismo che si è avuto negli ultimi anni. Se il capoluogo toscano ha deciso già nel 2023 di bloccare del tutto l’insediamento di nuove locazioni brevi in centro, estendendo recentemente il blocco anche ad altre aree, l’amministrazione comunale partenopea punta invece su un tetto massimo del 30% e sulla “soglia minima di residenzialità”. Il restante 70% della superficie commerciale di ogni edificio, infatti, dovrà restare a disposizione dei cittadini e dei fuorisede.
Il provvedimento punta senza mezzi termini a mettere una toppa al dilagare di affittacamere e bed and breakfast e a frenare l’espulsione dei residenti dal cuore antico di Napoli, che si prepara a ospitare il prossimo anno l’America’s Cup di vela, con i suoi 1,7 milioni di visitatori previsti per i 60 giorni della competizione. Ma bastano alcuni dati relativi agli anni precedenti, per rendersi conto di quanto la città sia stata trasformata dall’ondata di turismo che l’ha travolta: tra il 2016 e il 2024, gli annunci Airbnb solo cresciuti del 735%, superando quota 10mila (quasi completamente concentrati nel centro). Nel solo 2025, sono arrivati oltre 20 milioni di turisti, con una crescita del 45% rispetto 2024. Complessivamente, tra il 2022 e il 2025, la crescita dei flussi turistici è pari a circa l’87%. E con la vetrina della Coppa America, che dovrebbe generare secondo le stime del Comune tra 1 e 1,5 miliardi di euro di ricavi economici, quelle cifre non possono che incrementare.
Anche per questo, l’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi ha voluto porre dei limiti al mercato delle locazioni turistiche. Già da tempo, da presidente dell’Anci, il primo cittadino napoletano invoca una legge quadro nazionale sugli affitti brevi che dia ai Comuni poteri chiari e uniformi in materia, a tutela del diritto della casa e della vivibilità delle città. «Dopo anni di immobilismo, questa amministrazione ha approvato una serie di provvedimenti in grado di disciplinare il tema nel rispetto delle norme vigenti», rivendica Manfredi. «È necessaria, però, una legge nazionale che dia maggiori strumenti ai sindaci. Nel frattempo, lavoriamo all’obiettivo di allargare l’impatto del turismo a Napoli, portando investimenti anche nelle periferie, destinate a diventare anch’esse zone di attrazione. La nostra fitta programmazione di eventi, che avrà il culmine con l’America’s Cup, porta prestigio alla città. Ma soprattutto dimostra una ritrovata capacità amministrativa che abbatte anni di pregiudizi».
La stretta varata dal capoluogo campano arriverà a ridosso della presentazione, avvenuta ieri, dell’Affordable Housing Act varato dalla Commissione Europea, che permetterà a Comuni e Regioni di perimetrare le aree in emergenza abitativa e frenare l’avanzata dei posti letto turistici, scongiurando di fatto una valanga di contenziosi legali basati sul diritto comunitario. Fino ad oggi, infatti, il freno principale all’azione delle amministrazioni comunali a tutela dei residenti era rappresentato proprio dalla direttiva Bolkestein dell’Ue, che equiparando l’affitto breve a una libera attività economica faceva sì che i vincoli imposti dai sindaci fossero sistematicamente bocciati in quanto considerati restrizioni illegittime al mercato.
Le associazioni dei gestori degli affitti brevi, intanto, annunciano già ricorsi contro la stretta voluta dal Comune di Napoli, che già ha dovuto fare i conti negli anni scorsi con una valanga di contenziosi legali relativi all’altra grande battaglia ingaggiata a tutela del centro storico: quella contro l’“invasione” di friggitorie, pizzerie e baretti, giunta a minacciare attività storiche come le botteghe dei maestri del presepe di San Gregorio Armeno. Per tre anni, c’è stato il blocco totale delle nuove aperture, nonostante il regime di liberalizzazione in vigore a livello nazionale. Questa estate, è stato introdotto un nuovo regolamento che apre sì a nuove attività di food e beverage, ma le tiene bloccate del tutto in aree come San Gregorio. Senza il cui paesaggio di pastori in bella mostra, il centro antico della città non sarebbe più lo stesso. Nemmeno per i turisti.
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