Giuseppe, l'orfano di femminicidio che ora fa studiare i ragazzi come lui

Assegnate le prime 10 borse di studio ad altrettanti giovani che hanno perso in modo drammatico la madre: il progetto di Giuseppe Delmonte, fondatore dell'associazione Olga
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September 10, 2026
Giuseppe, l'orfano di femminicidio che ora fa studiare i ragazzi come lui
Giuseppe Delmonte, presidente dell'associazione Olga; sullo sfondo una foto di lui da giovane con la mamma
Storie di amori malati, di follie improvvise, di violenze trascurate. Narrazioni che tornano come un copione mediatico nelle cronache di femminicidio. «Ma poco si racconta dello strazio di chi resta. Davanti a quelle immagini tutti dovremmo riflettere su quanti genitori, intere famiglie e figli, saranno costretti a fare i conti per una vita intera con questa tragedia. E quanto sia importante e urgente il nostro sostegno». A testimoniarlo è Giuseppe Delmonte, fondatore e presidente dell’associazione “Olga – Educare Contro Ogni Forma di Violenza”, all’indomani dei fatti di Finale Ligure e di Barberino del Mugello. Lui, che il dramma del femminicidio l’ha vissuto in prima persona, il 26 luglio 1997, quando sua madre Olga è stata uccisa a colpi d’ascia dall’ex marito. Giuseppe aveva allora 18 anni, oggi ne ha 49. Ne sono serviti 25 per elaborare il trauma e per ricostruire con fatica e sofferenza la sua vita. Fino alla rinascita e alla scelta di trasformare il suo vissuto in un progetto educativo rivolto a tutti quei giovani chiamati “orfani speciali” perché unica è la loro condizione, privati all’improvviso dell’amore materno e spesso anche dei mezzi economici per crescere. Come è successo a Delmonte che ha dovuto rinunciare al sogno di diventare un medico. E perché i desideri di tanti giovani non muoiano l’associazione ha creato il progetto “Il sogno di Olga”, Fondo nazionale per il diritto allo studio, con l’obiettivo di aiutare ragazzi in età universitaria a intraprendere un percorso formativo che permetta loro di trovare un lavoro e una realizzazione. Grazie a cittadini, aziende e sostenitori sono stati raccolti 50 mila euro e un anno fa sono state assegnate le prime 10 borse di studio, attribuite secondo una selezione fatta da un’apposita commissione. Proprio scorrendo alcune delle storie dei beneficiari si scopre quanto sia difficile per questi figli provare a riscrivere il proprio destino.
Giovanni, per esempio, ha accettato la borsa di studio solo a condizione di poter scegliere un’università telematica che gli consentisse di frequentare i corsi a distanza: non voleva allontanarsi dai nonni, suoi genitori affidatari dalla morte della mamma, ormai molto anziani e bisognosi di cure. Marco, invece, ha rifiutato la borsa perché nel frattempo gli è stato proposto un lavoro e lui ha preferito rinunciare agli studi. Anche lui non voleva pesare sui nonni che ancora mantengono anche i suoi tre fratelli minori. «Queste storie rivelano le dinamiche che reggono queste realtà famigliari e dimostrano che quasi sempre un femminicidio è solo l’inizio di un lungo percorso che coinvolge la vita di una famiglia intera, come un effetto domino. Situazioni che la società civile non conosce e delle quali la politica poco si occupa. Agli incontri e nei dibattiti parlo con politici o amministratori che ammettono di non sapere che fine fanno questi orfani. Tutti insomma ancora ignoriamo un dramma che pesa sul futuro di tanti bambini e ragazzi».
Un fenomeno, quello dei femminicidi, che nel nostro Paese non si riesce a contrastare. «Bisogna concentrarsi di più sulla formazione degli addetti ai lavori, l’unico modo che consenta di intercettare le dinamiche disfunzionali che possono sfociare nei casi di cronaca», riflette Delmonte. «E occorre lavorare sulla prevenzione, agendo fin dai primi gradi di istruzione scolastica, dalla scuola dell’infanzia, quindi alle elementari e medie, per poi concentrarsi sull’adolescenza. Il lavoro educativo infatti può favorire un’inversione di tendenza nelle nuove generazioni. Noi, come associazione, ci stiamo impegnando: abbiamo elaborato dei moduli didattici ad hoc per ogni fascia scolastica».
Olga si trova in tutta Italia, con una referente in ogni Regione, e un team di professionisti, psicoterapeuti, avvocati penalisti, forze dell’ordine. «A breve avvieremo altri progetti. Punteremo a formare anche i magistrati sulle dinamiche che caratterizzano il reato di femminicidio. Ho appena proposto un progetto di formazione al comandante dei carabinieri di Mantova finalizzato a preparare le forze dell’ordine a gestire le prime 72 ore che seguono un femminicidio in presenza dei minori. Lascio immaginare che cosa possa significare per una pattuglia di carabinieri trovarsi davanti a una madre uccisa con i bambini che le girano intorno. Episodi inaccettabili ma purtroppo reali: ancora oggi succede che quei piccoli vengano lasciati ai vicini di casa. Ecco perché servono protocolli di intervento, una presa in carico immediata dal punto di vista psicologico, legale, economico e scolastico, che ancora non esiste. Ma io non smetterò di chiederlo, da presidente della mia associazione e da orfano», assicura Delmonte. La forza di Giuseppe è la stessa dei ragazzi che stanno costruendo il loro futuro grazie alle borse di studio. Come Salvatore, che a 10 anni ha trovato la mamma uccisa dal papà. Dopo aver affrontato un lungo percorso di elaborazione del trauma oggi frequenta con determinazione la facoltà di medicina e chirurgia. Anche il suo sogno è quello di diventare medico.

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