Il Papa: «Promuovere la dignità umana, no alle manipolazioni»

di Agnese Palmucci, Roma
Nell'udienza generale di oggi Leone XIV, da piazza San Pietro, ha ricordato che il percorso verso il riconoscimento dei diritti dell'uomo «non è terminato». Poi ha ringraziato coloro che sono impegnati nel dialogo interreligioso e la convivenza pacifica nel mondo arabo.
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September 9, 2026
Il Papa: «Promuovere la dignità umana, no alle manipolazioni»
Papa Leone XIV durante il saluto ai fedeli in piazza San Pietro prima dell'udienza generale di oggi, 9 settembre 2026 - ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
L’«infinita dignità» dell’essere umano «si radica nella sua identità di creatura fatta «“ad immagine di Dio” capace di conoscere e di amare il suo Creatore». Nell’udienza generale di stamattina, sulla Costituzione conciliare “Gaudium et spes”, Leone XIV ha ribadito ancora una volta l’urgenza di rimettere al centro la “dignità” dell’uomo, in quanto «dono e responsabilità» di ciascuno, in un tempo in cui è violata in molte parti del mondo. Essa, ha sottolineato il Papa citando il documento, «è base e condizione di quei “valori che oggi sono più stimati”», ma «necessitano di non perdere il rapporto con “la loro divina sorgente”, per sottrarsi alle possibili distorsioni dovute alla “corruzione del cuore umano”». Per prima cosa, dunque, Prevost ha ribadito il valore della natura intrinseca dell’uomo, che non non dipende, come ha scritto nell’Enciclica “Magnifica Humanitas”, «dalle capacità che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma è un dono che la precede e la eccede, posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno». Per la tutela della dignità umana, poi, la Chiesa sta offrendo «con chiarezza il suo contributo, ricordando che la dignità umana scaturisce dall’essere stesso della persona», ha aggiunto, in una piazza San Pietro gremita da migliaia di pellegrini da tutto il mondo, nonostante il caldo romano.ù
Papa Leone XIV saluta i fedeli prima dell'udienza generale in piazza San Pietro, 9 settembre 2026 - ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Papa Leone XIV saluta i fedeli prima dell'udienza generale in piazza San Pietro,  9 settembre 2026 - ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
In questo momento storico, come lo stesso Leone XIV ha avuto modo di ribadire più volte negli ultimi mesi spesso rivolgendosi ai leader politici coinvolti in conflitti o in crisi umanitarie, la dignità umana è spesso negata. Infatti, ha ricordato nella catechesi di stamattina, se «il cammino che ha permesso di evidenziare i tratti e i diritti fondamentali della dignità della persona rappresenta certamente una delle pagine più significative della storia umana», tuttavia «il percorso da compiere non è terminato e deve affrontare le contraddizioni, vecchie e nuove, che ne impediscono una piena attuazione». Anche dell’importanza della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo Prevost ha parlato più volte nei suoi interventi, ricordando anche il ruolo, nel secolo scorso, delle organizzazioni internazionali. Rivolgendo il suo saluto ai pellegrini di lingua inglese, stamattina ha dato il benvenuto in particolare ai membri del Comitato direttivo della Piattaforma interreligiosa per il dialogo e la cooperazione nel mondo arabo. «Vi ringrazio per la vostra collaborazione con il Centro Internazionale Re Abdullah bin Abdulaziz per il Dialogo Interreligioso e Interculturale - ha detto il Papa - e prego affinché i vostri sforzi per promuovere la convivenza pacifica nella regione araba possano davvero portare abbondanti frutti».
Leone XIV durante la catechesi in piazza San Pietro, 9 settembre 2026 - REUTERS/Remo Casilli
Leone XIV durante la catechesi in piazza San Pietro, 9 settembre 2026 - REUTERS/Remo Casilli
Ma la tutela della dignità umana non riguarda soltanto i governanti delle nazioni, ma è una responsabilità di ciascuno, in quanto l’uomo è per sua natura bisognoso di relazioni. «Nella fede possiamo comprendere il fondamento ultimo della dignità della persona, in quanto il Figlio “rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a sé stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione”», ha ripreso il Papa. E proprio il «rapporto filiale con Dio padre» e il «rapporto fraterno con Cristo», raccontano che la persona non può vivere nell’autoreferenzialismo, ma l’essere umano «dice sempre relazione, comunione, partecipazione rispetto a Dio e agli altri». Significa, ha proseguito, «percepire sé stessi come dono da condividere, crescendo e maturando nell’accoglienza, nella reciprocità, nel servizio», e «tale dignità è affidata alla responsabilità di ciascuno». Allo stesso tempo, essa «esige anche solidarietà e cura reciproca, superando le numerose falsificazioni e manipolazioni che tuttora ne deturpano la percezione e ne ostacolano la realizzazione». Infatti, «per le scelte contro la sua dignità operate lungo la storia, ancora oggi “l’uomo si trova diviso in sé stesso” e “tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre”».
Alcune suore in piazza San Pietro durante l'udienza generale con il Papa, 9 settembre 2026 - ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Alcune suore in piazza San Pietro durante l'udienza generale con il Papa, 9 settembre 2026 - ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Proprio della piaga dell’«individualismo» che lascia l’altro nelle sue difficoltà, e isola, il Papa ha parlato stamattina, prima dell’udienza generale, nel suo incontro con i vescovi legati al Movimento dei Focolari, ricordando loro la responsabilità di creare comunità. «Nonostante l'enfasi posta sulla libertà individuale - ha detto loro Leone XIV - oggi le persone si sentono spesso meno libere di essere veramente se stesse o di seguire i propri ideali piu' alti, a causa di una paura nascosta di essere giudicate o di non sentirsi integrate». Tutte queste condizioni di fragilità e limitazione, ha sottolineato Prevost nella catechesi in piazza, possono essere guardate con speranza, perché «il Signore stesso è venuto a liberare l’uomo e a dargli forza».
In più, la Costituzione “Gaudium et spes”, ha aggiunto, «afferma che la dignità umana riguarda la totalità della persona e, perciò, vanno superate le visioni dualistiche: l’essere umano è “unità di anima e di corpo”». Infatti «la riduzione del corpo a “oggetto” di cui disporre arbitrariamente, è sempre negazione della dignità della persona», «”non è lecito [...] disprezzare la vita corporale dell’uomo”, e occorre “considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno”, vigilando che esso non “si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore” dal momento che tutti noi siamo feriti dal peccato». Infine il Pontefice ha ricordato le tre espressioni più significative sulla dignità della persona riportate dal Documento del Concilio Vaticano II: «l’intelligenza, che rende l’essere umano cercatore insaziabile della verità; la coscienza, per mezzo della quale egli dà unità e senso alla propria vita; la libertà, che lo rende protagonista responsabile delle proprie decisioni». Tre dimensioni che sono «strettamente connesse tra loro», ha concluso, perché «è nella coscienza che la verità viene riconosciuta come tale e la libertà può sperimentarla come suo fondamento e possibilità».
Leone XIV durante la benedizione finale al termine dell'udienza generale, 9 settembre 2026 - ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Leone XIV durante la benedizione finale al termine dell'udienza generale, 9 settembre 2026 - ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Saluti dopo l'udienza

Al termine della catechesi, il Papa ha salutato i pellegrini di lingua francese presenti in piazza San Pietro, invitandoli a «meravigliarsi davanti alla dignità umana ricevuta dal Creatore», che «riguarda la totalità della persona», corpo e anima. Poi li ha esortati a trovare «la forza necessaria per difenderla e promuoverla» negli ambienti di vita. A seguire il Pontefice ha rivolto il suo benvenuto ai pellegrini che parlano la lingua inglese, tra cui molti da Scozia, Galles, Irlanda, Danimarca, Norvegia, Sud Africa, Australia, Cina, Giappone, Libano, Filippine, Stati Uniti,  a quelli di lingua tedesca, spagnola, cinese, portoghese, araba. Nel saluto ai pellegrini polacchi, Leone XIV ha ricordato che la festa del raccolto, affidando al Signore «il lavoro degli agricoltori, grazie al quale non ci manca il pane quotidiano». Infine il Papa ha rivolto il saluto ai fedeli italiani, e in particolare ai cresimati della diocesi di Forlì-Bertinoro, accompagnati dal vescovo Livio Corazza, assieme ai loro sacerdoti e ai catechisti, e ai pellegrini dell’unità pastorale delle parrocchie della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, come pure agli assistenti ecclesiastici della Fondazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.

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