Una scia di dolore senza fine: Denise, la figlia di Lea Garofalo, si è tolta la vita a 35 anni

La figlia della testimone di giustizia uccisa dalla ’ndrangheta aveva la stessa età della madre quando venne assassinata. Una vita segnata dalla sua perdita, dalla protezione, dalle fragilità e da una lunga lotta per ricominciare
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September 10, 2026
Una commemorazione di Lea Garofalo a Milano
Una commemorazione di Lea Garofalo a Milano
È morta suicida Denise, figlia di Lea Garofalo, la donna calabrese simbolo della scelta di libertà contro la ‘ndrangheta, testimone di giustizia, uccisa nel 2009 dall’ex compagno Carlo Cosco e il suo corpo bruciato e fatto a pezzi. Una scelta di libertà, una scelta di mamma. «Parlo per amore di mia figlia», spiegò Lea. E con sua figlia finì sotto protezione. Ad aiutarla don Luigi Ciotti e tanti volontari di Libera, in particolare l’avvocato Enza Rando. Fu lei ad aprire il percorso del progetto “Liberi di scegliere”, da poco diventato finalmente legge. Ma Cosco la cercava per ucciderla. La convinse ad abbandonare la tutela e a raggiungerlo a Milano, dove assieme ad alcuni complici la uccise il 24 novembre 2009 e la fece fare a pezzi. Solo alcuni anni più tardi vengono ritrovati alcuni resti, grazie alla collaborazione di uno dei responsabili, Carmine Venturino, fidanzato di Denise. Il 13 ottobre 2013 in piazza Beccaria a Milano i funerali con migliaia di persone, celebrati da don Luigi Ciotti. Denise segue la celebrazione nascosta, dietro a una finestra. Ma l’altoparlante porta la sua voce. «Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza. Ma la vostra presenza è un segno di vicinanza non solo a lei, ma a tutte le donne e gli uomini che hanno rischiato e continuano a rischiare. Per me è un giorno molto difficile, ma la forza me l’hai data tu, se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti».
Denise è rimasta sotto protezione fino al 2018, ha cambiato nome, ha ottenuto un lavoro, vivendo in una località segreta, sempre seguita dal Servizio Centrale di Protezione della Polizia Criminale che non l’ha mai abbandonata e sempre aiutata e sostenuta da don Luigi e da Libera, anche nei momenti difficili di una vita spezzata, dove compare anche la droga e ricoveri, ma segnata anche da un figlio che ora ha quasi quattro anni. Nessuno conosce il suo viso, nessun evento pubblico. Solo poche interviste. Dalla sua bocca non escono parole di odio. «Mio padre uccise mia madre ma per lui provo solo pena, perché non ha capito cosa ha perso: una famiglia, una figlia, l’amore». Lei l’amore l’aveva trovato ma anche il compagno aveva gli stessi suoi problemi, e non le era di grande aiuto.
Domenica il gesto estremo, quel volo da una finestra che ricorda quello di un’altra testimone di giustizia, Rita Atria, “la picciridda” come la chiamava Paolo Borsellino, suicida il 26 luglio 1992 ad appena 18 anni. Denise ne aveva 35, la stessa età della mamma Lea quando venne uccisa. Forse non solo una coincidenza. Denise non muore subito, ma dopo quattro giorni di agonia, questa mattina. In molti le sono stati vicini, pur non potendo essere accanto per motivi di riservatezza come la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, e l’amico don Luigi che con la preghiera l’ha accompagnata a rincontrare la mamma.   
 

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